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La strage dell’ Italicum

Legge elettoraledi Piergiorgio Odifreddi –
La montagna Renzi ha partorito il topolino dell’italicum, una debole variazione del porcellum accusato dalla Corte Costituzionale di incostituzionalità per due motivi: l’assurdo premio di maggioranza al possessore del maggior pacchetto di minoranza, e le liste bloccate di candidati decisi dai partiti.

Entrambe le caratteristiche della vecchia porcata rimangono nella nuova, nonostante le iperboli di apprezzamento si sprechino sui media.

Il problema proposto dalla legge elettorale è ovviamente irresolubile: coniugare democrazia e governabilità è infatti impossibile, e bisogna scegliere tra l’una e l’altra. Le parti politiche (sostanzialmente il M5S e l’ala di sinistra del Pd) che avversano il compromesso raggiunto tra Renzi e Berlusconi, scelgono la democrazia. Le parti politiche (sostanzialmente, Forza Italia e l’ala destra del Pd) che lo sostengono, preferiscono la governabilità.

La divisione è nell’ordine delle cose. Chi ambisce a governare, cioè appunto Renzi e Berlusconi, si preoccupa di riuscirci, anche a scapito della democrazia: cioè, è favorevole a una legge truffa che permetta a un terzo dell’elettorato (il 35 per 100 della soglia per il premio di maggioranza) di imporre la propria volontà ai rimanenti due terzi (il 65 per 100 dell’elettorato), in una vera e propria dittatura della minoranza.

Chi sa già fin da ora che non potrà governare (Grillo e Cuperlo), si preoccupa invece di salvare il salvabile: cioè, vorrebbe che la maggioranza degli elettori, che sarà minoranza in parlamento, non venga zittita in una farsa democratica che privilegia il sostantivo all’aggettivo. E ha ragione, perché non si vede su quale principio democratico si fondi l’imposizione della volontà di un terzo della popolazione sui rimanenti due terzi.

In fondo, la tanto vagheggiata “governabilità” non è altro che la pretesa di imporre alla maggioranza della popolazione misure che essa non accetta, sulla base del principio che esse sono “necessarie”, o anche solo auspicabili, in base al parere di una minoranza. Strano modo di intendere la democrazia, appunto, che sa molto invece della dittatura. Magari non di uno solo, ma certamente di tanti, dal Presidente della Repubblica all’Unione Europea, dalle banche alla Confindustria: tutta gente che, insieme ai loro vocali portavoce, intende la democrazia come imposizione del proprio pensiero, quando non direttamente dei propri interessi, a tutti gli altri.

Anche il lodato “decisionismo” di Renzi rientra in quest’ottica, mutuata e condivisa da Berlusconi. Entrambi hanno velleità e modi dittatoriali, o almeno padronali: parlano la stessa lingua, usano gli stessi trucchi retorici, e hanno gli stessi obiettivi. E sono obiettivi antidemocratici, che non diventano più accettabili solo perché ora, invece di essere proposti da un vecchio satrapo, vengono suonati da un giovane fauno.

http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2014/01/22/la-strage-dellitalicum/

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