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La strana storia dell'eredità della vecchina a Berlusconi e altre bufale che girano in rete

Mettetevi comodi. È una storia lunga. Vorremmo portarvi nel meraviglioso mondo – che da sempre affascina i giornalisti – dello strano ma vero. Solo che a volte si rivela strano ma falso. Un mondo dove le eredità spuntano all’improvviso, dove si trovano tesori dimenticati da parenti lontani in un baule o nell’intercapedine di un muro. Ma dove gli avvocati non sono avvocati, le Fondazioni sono fondate sul nulla visto che dove affermano di avere la sede non ci sono mai state. E dove tra documenti veri, verosimili e sicuramente falsi si genera un tale vortice che diventa un buco nero e i giornali a volte ci cascano. Noi, per dire, ci siamo cascati un paio di volte solo nell’ultimo mese. E non siamo contentissimi. Ma fa parte dei rischi del mestiere. Vuol dire che proveremo a farlo ancora meglio.

Partiamo dalla fine. Dalla storia, meravigliosa, surreale appunto, della vecchina, nubile e senza figli, che in punto di morte decide di lasciare soldi e immobili per un valore di circa tre milioni di euro a Silvio Berlusconi “per gratitudine”. Pare che lei abbia lavorato a palazzo Chigi quando il Cavaliere è stato presidente del Consiglio la prima volta. Perfetta notizia della serie “strano ma vero” che AGI manda in rete sabato sera il 19 maggio (e così fa anche un’altra grande agenzia di stampa) e che in un baleno finisce su tutti i siti web di news. Solo che poi qualcuno inizia a fare qualche verifica – meglio tardi che mai – e domenica prima il Post mette in fila le cose che non tornano (“è quasi sicuramente falsa” conclude); e poi il Corriere la bolla come “bufala”.

Di che si tratta? La notizia o la bufala, lo vedremo dopo, era arrivata nella casella email di Agi sabato 19 maggio alle 18 e 29. Anzi, era arrivata due volte. Una col titolo: “Aquilana nubile e senza figli muore e lascia tre milioni di euro a Silvio Berlusconi”. E un’altra, identica, col titolo: “Palermitana nubile e senza figli muore e lascia tre milioni di euro a Silvio Berlusconi”. La cosa non era semplice spam ma ha un senso: la defunta era originaria dell’Aquila ma pare che avesse Palermo quale ultima residenza (pare, perché non siamo ancora riusciti a verificarlo, ma non è rilevantissimo).

Insomma il testo della email era questo:

“Spett.le Redazione, si era rivolta al nostro Studio, la Signora Anna C., classe 1930, ex impiegata della Segreteria Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, originaria di l’Aquila ma con ultima residenza a Palermo per rappresentarci quanto segue (si allega copia del documento della signora e copia del testamento olografo). La donna, che è venuta a mancare circa venti giorni fa, nubile e senza figli, proprietaria di ben 3 immobili, diversi terreni e due conti correnti, ci aveva incaricato di predisporre un testamento olografo in favore dell’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con il quale ha lavorato durante i vari mandati di quest’ultimo al Governo. Più in particolare la stessa che era proprietaria di  tre grosse unità immobiliare e di due conti correnti e che godeva di entrate pensionistiche quale ex impiegata dello Stato, aveva deciso – per quando avrebbe cessato di vivere – che il suo patrimonio sarebbe dovuto essere devoluto interamente al Cavaliere in ragione – come si legge nel testamento – della riconoscenza per gli anni di lavoro passati insieme. A tal uopo lo Studio aveva predisposto un olografo con nomina di esecutore testamentario, il Dott. Antonio Conte (che potete contattare per maggiori ragguagli al 37110xxxxx) che vigili sull’adempimento dell’esecuzione testamentaria. Cordialità. Avv. Andrea Ferrari”.

Alla email erano due allegati due documenti: uno, la carta d’identità, emessa il 3 agosto 2009, della signora Anna Cecilia Dell’Orso nata a Ortona dei Marsi il 17 ottobre 1930 (con indicata però la sua residenza romana a via Tasso e non quella, presunta, palermitana); e un altro, il testamento olografo. Si tratta di un foglio di carta da quaderno delle elementari a righe, scritto a mano con grafia malferma, da bambino o da anziano in età avanzatissima, dove si leggono le presunte ultime volontà della signora. Secondo quanto si legge il 15 aprile 2018, una settimana prima di morire, all’Aquila, Anna C. avrebbe deciso di destinare il suo intero patrimonio a Berlusconi “in segno di riconoscenza per gli anni nei quali ho lavorato con lui”.

Insomma, in una agenzia di stampa, la nostra, sabato pomeriggio arriva questa email, con allegato un documento di identità e un presunto testamento, oltre al telefonino di un noto avvocato romano nominato esecutore testamentario, e dopo poco – troppo poco – quella email diventa una notizia e inizia a circolare. Finché dei colleghi si sono accorti che l’avvocato Andrea Ferrari è lo stesso di altre storie simili molto sospette dei giorni precedenti e che in qualche caso – non in questo – è stato associato ad una sedicente Fondazione Italiana Risparmiatori, che nel suo sito web promette di assistere i cittadini in casi spinosi. Vedremo perché sedicente fra un attimo.

Domenica quindi, letto il Post e poi il Corriere, abbiamo iniziato a verificare tutto daccapo. Intanto, la signora Anna esiste? O meglio è esistita e ha lavorato a palazzo Chigi? Lo abbiamo chiesto a palazzo Chigi e lunedì ci è arrivata la risposta. Questa: “A. C. Dell’Orso era una funzionaria della Presidenza, nata nel 1930, per molto tempo all’Ufficio del Presidente, fin dai tempi di Andreotti. È andata in pensione nel 1997”.

Inoltre il Quirinale lo stesso anno, il 2 giugno, su proposta della presidenza del Consiglio, ha nominato la signora “Dell’Orso Cecilia Anna commendatore della Repubblica”. Diciamo che la riconoscenza anche dopo ventiuno anni ci sta.

Abbiamo allora chiesto allo staff di Silvio Berlusconi se il Cavaliere avesse memoria della signora e fosse stato informato dell’eredità. E la risposta che ci è arrivata domenica stessa è stata due volte negativa: Berlusconi non si ricorda della Dell’Orso e non sa nulla di questa storia, anzi, qualcuno nel suo staff pensa sia una bufala ma aspetta di vedere come va a finire.
 

Per capire “come va a finire” occorre approfondire le gesta dell’”avvocato” – capirete le virgolette fra un attimo – Andrea Ferrari. Anzi, Andrea Fabio Ferrari, come si evince dalla sua email. Una rapida ricerca su Google consente di mettere in fila le seguenti news.

Il 22 aprile il sito web Cronache di Ancona pubblica la seguente notizia: “Mette in ordine la mansarda, trova tre buon postali del 1958. Valgono 72 mila euro”. Con tanto di foto dei buoni postali. Si narra la vicenda di una certa Alberta Murra di Sarnano, psicologa, che nell’agosto 2015 scopre questo lascito e ottiene il riconoscimento del valore in euro dopo quasi tre anni di battaglie legali condotte dalla Fondazione italiana risparmiatori – eccola! – .

Il 28 aprile la Gazzetta di Napoli riceve una email, che pubblica integralmente, in cui si racconta che un imprenditore di Sorrento “mentre si accingeva a mettere a posto un vecchio armadio, nel sottofondo di un cassetto ritrovava due certificati di deposito da 50 milioni di lire ciascuno della Banca d’America e d’Italia del 1992, appartenuti al padre defunto”. Si era rivolto alla Fondazione italiana risparmiatori la quale aveva trovato il modo di trasformarli in euro. “I titoli, dei quali non aveva mai avuto contezza, sono stati fatti stimare da un nostro consulente contabile che ha valutato un rimborso, con il favore degli interessi legali, della rivalutazione e della capitalizzazione, dalla data di emissione a quella del ritrovamento pari a 470mila euro”.

Firmato, avvocato Andrea Fabio Ferrari, con tanto di telefonino.

Il 29 aprile toccava al sito StrettoWeb pubblicare una storia analoga: “A 105 anni fa causa allo Stato per 43mila euro: udienza al Tribunale di Catanzaro il 27 luglio 2018”. Questa la vicenda: Nel mese di marzo 2017 l’anziana donna, alla presenza della nipote Franca, rinveniva in una libreria il seguente BOT: certificato di Debito Pubblico dello Stato italiano n^ 299.329 emesso in data 1 luglio 1948 per il valore nominale di lire 2.000. L’ odierna parte attrice non ha mai avuto contezza dell’esistenza del sopra riportato titolo se non a seguito del ritrovamento avvenuto solo in epoca recente. E’ interesse della parte istante, in proprio o quale avente causa, ottenere il pagamento dei Titoli sopra descritti con la capitalizzazione degli interessi stabiliti dai titoli con il favore degli interessi legali dalla domanda all’effettivo soddisfo”

Protagonista Carmela Russo (nata a Catanzaro il 21 gennaio 1913) e difesa, lo avete capito no?, dall’avvocato Andrea Fabio Ferrari.

Una rapida verifica alla Cancelleria del tribunale di Catanzaro ci ha permesso di appurare che il 27 luglio non ci sarà nessuna udienza su questa storia.

Il 3 maggio una storia simile purtroppo è stata veicolata da AGI, e ripresa da tanti giornali anche importanti. “Prese l’epatite C per una trasfusione, dopo dieci anni super risarcimento agli eredi”. Questo uno dei tanti articoli che girano in rete sulla vicenda: “Il Ministero della Salute dovrà versare un risarcimento danni di oltre 800 mila euro agli eredi di un uomo che 24 anni fa contrasse l’epatite C in seguito a una trasfusione. Lo ha deciso il Tar del Piemonte lo scorso 17 aprile, anche se la decisione è stata resa nota oggi. Francesco Simeoni, cuneese, nel 1994 si sottopose a una trasfusione di sangue in una casa di cura torinese, contraendo l’epatite C. Da quel momento per l’uomo comincia un lungo calvario che si conclude nel 2008, quando muore a soli 63 anni. I figli della vittima decidono allora di conferire un incarico alla Fondazione italiana risparmiatori, per agire legalmente contro il Ministero della Salute, al fine di ottenere il danno subito dal padre e il danno da perdita del rapporto parentale.  «Confermando la sentenza di primo grado del Tribunale di Cuneo – spiega l’avvocato Andrea Fabio Ferrari – il Tar ha condannato il Ministero della Salute al risarcimento della somma. La commissione medica del Ministero della Difesa di Torino, a seguito dell’istanza presentata dal paziente, ha accertato nel 2006 il nesso di causalità tra le emotrasfusioni praticate e l’epatopatia da virus C. Nel 2013 il Tribunale di Torino ha quindi condannato il Ministero, per mancata vigilanza sulle sacche di sangue infetto, al risarcimento dei danni subiti per la somma di 800 mila euro oltre interessi. Dopo cinque anni di attesa è stato interpellato il Tar del Piemonte, che ha dichiarato l’obbligo del Ministero al pagamento entro 60 giorni”.

Avete notato qualche analogia? Qualche ricorrenza? La Fondazione Italiana Risparmiatori e Andrea Fabio Ferrari ovviamente.

Quando venimmo avvisati – da Davide Puente – della possibile bufala siamo tornati a verificare la notizia. Con risultati sconcertanti. Ci scrive il collaboratore di AGI in Piemonte tornato sul luogo del delitto: “Rispetto alle classiche bufale, stavolta la notizia è vera. Il 16 aprile 2018 (e non il 17 come scrive Ferrari) la prima sezione del Tar del Piemonte ha in effetti pubblicato una sentenza non definitiva sul ricorso proposto dall’avvocato Manuela Roberta Rossotto, che assiste i parenti di una donna morta a seguito di una trasfusione infetta, contro il Ministero della Salute. Il Tribunale amministrativo obbliga il Ministero a corrispondere ai parenti della vittima “per risarcimento dei danni e ristoro spese di lite”  oltre 808mila euro “calcolati come da sentenza passata in giudicato n. 1784/17 del Tribunale di Torino, Sezione Quarta Civile”.

Qui insomma entra in gioco Ferrari, che dopo avere appreso della notizia, disponibile sul sito istituzionale della giustizia amministrativa, la fa propria, diciamo così. Probabilmente sostituisce il nome dell’avvocato reale inserendo il proprio; definisce la vittima “un uomo” quando invece si tratta di una donna; cita il Tribunale di Cuneo al posto del Tribunale di Torino e, soprattutto, menziona la Fondazione italiana risparmiatori, che sul sito web è definita “un’associazione di consumatori e utenti, liberamente costituita, autonoma, senza fini di lucro ed a base democratica e partecipativa”. Nella sezione “contatti” del sito compare anche il numero di un telefono cellulare. È quello di Ferrari, che risponde puntualmente e con tono pacato afferma di essere iscritto all’Ordine degli avvocati di Roma. Ci torniamo fra un attimo.

Prima dobbiamo finire di chiarire la storia della presunta eredità a Berlusconi. Domenica 20 maggio, quando abbiamo iniziato a fare questo significativo factchecking, abbiamo telefonato al presunto esecutore testamentario indicato nella email, Antonio Conte. Ci ha risposto un uomo che ha detto di essere Antonio Conte e che ci ha anche indicato gli indirizzi dei tre immobili della defunta, uno a Roma, uno in Abruzzo e uno a Palermo (da cui si spiega l’ultima residenza della signora). Solo che a Roma l’avvocato Antonio Conte è solo uno: è un esponente di spicco del Foro romano, che ha ricoperto incarichi professionali prestigiosi e che molti conoscono per essere stato il legale della AS Roma al tempo dei Sensi, a cavallo del terzo scudetto. E quindi abbiamo chiamato anche Conte, ad un altro numero, quello vero, e lui ci ha risposto di essere spesso indicato quale esecutore testamentario, ma non in questo caso, e comunque non era stato lui a risponderci al mattino all’altro numero di telefono confermandoci la storia. Un omonimo?

Non finisce qui. Lunedì mattina la collaboratrice di AGI Manuela D’Alessandro è voluta andare alla sede della Fondazione Italiana Risparmiatori, almeno quella indicata sul sito ufficiale, via Tortona 37, quartiere nobile di Milano. E ha riferito quanto segue: “E’ un complesso residenziale costruito su un’ex area industriale composto  da cinque edifici a sei piani disposti a corte su un grande giardino alberato. Il custode mi ha assicurato che nell’edificio non esiste la sede di questa Fondazione ma che ospita solo show room, creativi pubblicitari e marchi della moda. Sul sito della sedicente Fondazione, in teoria aperta dalle 10 alle 19, viene indicato nei contatti il numero di cellulare dell’avvocato Andrea Fabio Ferrari”.

Ma Manuela D’Alessandro, che è un vero mastino quando si tratta di verificare una notizia, non si è arresa e ha chiamato “il presunto avvocato, spiegandogli di essere interessata ad approfondire il tema della creduloneria dei giornalisti”. Lui le ha chiesto a quali “avvenimenti” mi riferissi e lei ho risposto che faceva riferimento alla bufala della vicenda del testamento dell’anziana donna aquilana a beneficio di Berlusconi. Risposta: “Forse la notizia doveva essere un attimino più ponderata, ma la signora ha fatto davvero testamento. So che c’è stata qualche critica su un blog sull’entità della cifra che però è corretta perché è considerata comprensiva anche del valore dei beni immobili della signora. Comunque il testamento verrà pubblicato tra un mese e, fermo restando che la signora ha nominato un curatore, vediamo se Berlusconi accetterà o meno i soldi. Quando si dice che una notizia è falsa bisognerebbe provarlo e, in questo caso, la signora non c’è più e Berlusconi non ha detto nulla né è stato interpellato su questa vicenda. Non si capisce come si possa provare che è falsa. So che in passato ci sono state delle notizie non del tutto vere o fake news o comunque gonfiate ma prima di dire che una notizia non è vera bisognerebbe dimostrarlo”.

Nel frattempo avevamo fatto una rapida verifica sul sito del consiglio nazionale forense cercando l’avvocato Andrea Fabio Ferrari, che però non esiste. Nemmeno nell’Albo degli avvocati di Roma c’è un avvocato Andrea Fabio Ferrari con studio in via casale Strozzi 31, zona Tribunale, dove lui nella telefonata con la D’Alessandro sostiene di esercitare la professione. (per la precisione nell’Albo romano ci sono due avvocati che si chiamano Andrea Ferrari e due Fabio Ferrari ma esercitano in indirizzi diversi).

Sulla Fondazione di via Tortona, Andrea Fabio Ferrari – se davvero è questo il suo nome – dice: “Ho letto anche io quello che dice il Corriere ma io non faccio parte di questa Fondazione che non conosco. Infatti nel comunicato dell’eredità non viene neanche nominata”.

Ai cronisti di lungo corso il caso ricorda quello di un certo Giacinto Canzona, l’avvocato – vero – che diffondeva notizie false truffando i risparmiatori e che fu preso di mira da Striscia la notizia perché chi partecipava alle sue class action si ritrovò a dover pagare parcelle mai concordate e finì dritto a Equitalia.

Chi ha parlato con Andrea Fabio Ferrari sostiene che la sua voce somigli moltissimo a quella di Canzona ma potrebbe essere un caso indotto dalla suggestione. La gente crede a tutto, questo è evidente. L’interessato dice: “Me lo ricordo, Canzona, era un tipo un po’ particolare, non credo che eserciti più. E’ una cosa che risale a parecchi anni fa, se ne parlò tanto a livello di stampa, credo che non lavori più, è stato sospeso. Le sue notizie avevano un target diverso. E soprattutto le mie sono tutte vere. Venga a trovarmi, ho uno studio a via casale strozzi 31, accanto al Tribunale”.

La vicenda come vedete è complessa e assomiglia a certi racconti di Borges in cui fatichi a distinguere realtà e immaginazione perché ci sono elementi che si mescolano al punto da divenire tutt’uno.

Il cacciatore di bufale Davide Puente, che ha preso a cuore questo caso dal primo giorno mettendoci in guardia, dichiara: “Ci sono bufale e bufale, alcune banali e altre molto ben architettate. Ci possiamo domandare sul perché vengono diffuse, se per costruirsi una reputazione attirando clienti o per dimostrare che la stampa italiana casca nelle bufale, ma è come scoprire l’acqua calda. Il problema rimane sempre uno, ossia un giornalismo che deve recuperare la sua credibilità. Forse le redazioni dovrebbero munirsi di un team di fact checking permanente”.

Noi in AGI come è noto il fact checking lo facciamo ogni giorno da più di un anno e mezzo. Non sempre e su tutto ovviamente, ma su quelle notizie che ci sembra che richiedano una verifica ulteriore. Ma quello che abbiamo imparato in questa vicenda è che anche i comunicati stampa, anche quelli che sembrano a prova di bomba, diventano una fonte solo se sappiamo chi li ha mandati, altrimenti vanno verificati, a costo di metterci tre giorni come in questo caso.

Quello che non abbiamo capito è perché Andrea Fabio Ferrari e la Fondazione Italiana Risparmiatori abbiano costruito questo “circo”.

E soprattutto, la storia dell’eredità a Berlusconi è vera o no?

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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