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La strategia di Renzi per riprendersi il Pd

Difendere i due milioni di voti delle primarie e approvare una moratoria su quelle polemiche interne che altro risultato non portano se non quello di un logoramento progressivo del partito. Questi i due punti qualificanti della strategia di Matteo Renzi nei prossimi mesi per rimettere il Pd in sintonia con il proprio elettorato. “Dobbiamo lasciare stare ogni litigio, discussione, polemica”, sottolinea un deputato vicino al segretario dem: “Il chiacchiericcio danneggia il nostro partito. Anche perché neanche due mesi fa due milioni di persone hanno democraticamente scelto il segretario: cercare di riaprire quella discussione dopo appena due mesi non è un attacco a Renzi, è un attacco a quelle centinaia di migliaia di persone che hanno votato alle primarie. Se dopo due mesi si rimette in discussione tutto, significa voler distruggere tutto. Altro che coalizione”. Parole che confermano l’indicazione data dal senatore ultra renziano Andrea Marcucci: “Due milioni di italiani alle primarie hanno scelto Renzi come segretario. Il Pd riparte da questo dato. Ora, davvero, basta con le polemiche ed i distinguo”, aggiunge Marcucci, “lavoriamo insieme per il Paese”. 

I fedelissimi fanno quadrato intorno al leader

Le bordate arrivate dai padri nobili del partito e soprattutto da Dario Franceschini, tuttavia, fanno ancora male e sono destinate a lasciare degli strascichi. Ieri, dopo il tweet in cui il ministro della Cultura metteva in evidenza il calo del Pd in un gruppo di città dal 2014 ad oggi, il renzianissimo Ernesto Carbone ha risposto sottolineando la capacità di Franceschini di “fiutare il vento”, ma mettendo in dubbio che il naso sia ancora quello di un tempo. Ovvero: se si vuole avvalorare un indebolimento del leader e del partito, si è fuori strada. A rincarare la dose ci pensa il ministro Luca Lotti per il quale “se si parte con l’attacco” come ha fatto Franceschini “si offendono le persone che sono andate a votare alle primarie”. Quindi, è la conclusione di Lotti: “Renzi è stato votato da 2 milioni di persone. Fine della discussione”.

“Il centrosinistra è il Pd”

A rispondere nel merito ci pensa il responsabile Enti locali del Pd, Matteo Ricci, uno dei più fidati collaboratori di Renzi alla segreteria, colui al quale il leader affidò il compito di organizzare l’assemblea degli amministratori locali a Rimini, quella in cui Renzi fissò l’obiettivo del Pd alle elezioni al 40%, da raggiungere in solitudine: “Non si possono paragonare i risultati del 2012 con quelli del 2017: cinque anni fa non c’era il tripolarismo”, spiega Ricci: “I ballottaggi avvennero in un sistema bipolare con un centrodestra ai minimi storici”. Inoltre, aggiunge Ricci, “non si possono mischiare le mele con le pere”. Ovvero: i voti del Pd alle elezioni europee non possono essere confrontati con quelli che i dem raccolgono alle comunali. Ma la considerazione politica più importante, Ricci la riserva per quanti continuano a parlare di coalizione nel centro sinistra. La risposta è senza appello: “Il centrosinistra è il Pd”. E d’altronde, con chi farla questa coalizione? “A livello locale i partiti non ci sono più, c’è solo il Pd che si allea con liste civiche”, fa notare l’esponente dell’esecutivo dem. “Credo quindi che noi, nei prossimi mesi, dobbiamo lavorare sul Pd per organizzarlo meglio, per fare emergere il suo profilo riformista”. E quale migliore occasione per avviare questa organizzazione che non il forum dei circoli convocato a Milano il 30 giugno e il primo luglio? Un appuntamento su cui il segretario punta molto per aprire una stagione di nuovo radicamento nel territorio, dotando il Pd di quegli strumenti che gli permetteranno di non chiudersi, come va ripetendo, “nelle stanze dei palazzi”.

E a Roma apre il cantiere di Pisapia

Nelle stesse ore, a Roma, Pisapia e Bersani terranno a battesimo il loro nuovo soggetto politico, con una kermesse che potrebbe vedere la presenza di diversi esponenti dem, da Andrea Orlando a Gianni Cuperlo passando per Nicola Zingaretti. Una coincidenza che potrebbe penalizzare la portata mediatica dell’assemblea di Milano. Così come, nei prossimi mesi, potrebbe tornare il dibattito sulla legge elettorale a rubare spazio sui quotidiani. L’apertura di Silvio Berlusconi al maggioritario è stata bene accolta dal Pd che, con Ettore Rosato, la definisce “una buona notizia”. Sempre che le intenzioni del Cavalieri siano reali. Ma da fonti interne al Nazareno trapela un certo scetticismo misto ad alcune riserve: l’idea di un premio di coalizione non è visto di buon occhio dai vertici dem, sempre convinti che la strada da percorrere, nell’ipotesi di una legge elettorale maggioritaria, sia quella del premio alla lista.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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