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La teologa Rubio: non riduciamo la morale familiare alla sessualità

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Prosegue il dibattito sulla famigliaProsegue il dibattito sulla famiglia.

Iacopo Scaramuzzi –
Città del Vaticano –

Non ci sono solo la contraccezione, i divorziati risposati, la sessualità. I padri sinodali potrebbero riflettere su come le famiglie cattoliche prendono sul serio l’insegnamento sociale della Chiesa “nelle loro scelte su cosa comprare e non comprare, quanti soldi spendere, quanto tempo dedicare al servizio ai poveri (anziché allo sport, alla musica, alla danza, all’intrattenimento)”. Donna, moglie, madre di tre bambini, teologa statunitense, Julie Hanlon Rubio, professoressa associata di Etica cristiana alla Saint Louis University, ha anche scritto un libro sulle scelte quotidiane che una famiglia cristiana deve prendere ogni giorno, “Family Ethics” (Georgetown University Press). In vista del Sinodo straordinario che si apre lunedì, si dice, in questa intervista, “speranzosa ma realistica”. Non si attende rivoluzioni magisteriali. Ma è consapevole che la famiglia, luogo di amore e di dolore (“La vita famigliare è complicata”), va sostenuta e accompagnata dalla Chiesa. Anche perché “se le famiglie si sentono sostenute dalla Chiesa, potrebbero essere più disposte a essere sfidate da essa”.

 

La questione della comunione ai divorziati risposati “sembra essere centrale nel Sinodo”, risponde Rubio. “Il cardinale Kasper ha argomentato a favore della misericordia. Nel libro Vangelo della famiglia, afferma che nella Chiesa primitiva era comune ‘una prassi di tolleranza pastorale, clemenza e pazienza dopo un periodo di penitenza’. Altri cardinali lo stanno sfidando pubblicamente. Molti ritengono che la posizione di Kasper sia favorita dal Papa. Certamente, la misericordia è centrale anche nell’insegnamento di papa Francesco (cfr. ‘Evangelii Gaudium’ 37). L’idea di papa Francesco che Dio è a lavoro in ognuno ‘al di là dei suoi difetti e delle sue cadute’ (Evangelii Gaudium 44) suggerisce che forse dovremmo preservare l’idea dell’eucaristia ma anche fare spazio all’imperfezione”.

 

Come donna, come moglie, come madre e come teologa, cosa si aspetta dai due Sinodi – quello straordinario che si apre lunedì e quello ordinario nel 2015 – dal punto di vista del metodo e del merito? Come potrebbe diventare la Chiesa dopo il 2015?

“Come molti negli Stati Uniti, sono speranzosa ma realistica. Non mi aspetto che gli insegnamenti morali della Chiesa cambino. Mi aspetto tre cose. Primo, un miglior modo di parlare del matrimonio. Laici, teologi sposati in tutto il mondo hanno scritto magnificamente del matrimonio e della vita di famiglia. Mentre gli insegnamenti ufficiali cattolici sul matrimonio possono spesso sembrare molto astratti, i teologi sposati sono capaci di cogliere le gioie e le lotte del matrimonio come realtà vissuta. È importante che comunichiamo cosa è difficile nello stare con un’altra persona per tutta la vita, e anche cosa è appagante. Il matrimonio non è più ovvio. C’è bisogno di argomenti a suo favore. Coloro che lo vivono devono parlare teologicamente della loro esperienza. Secondo, una cura pastorale migliore per le famiglie. Le famiglie cattoliche sono disparate (per esempio, parenti single, divorziati, coppie miste, risposati, omosessuali, eccetera). Le parrocchie dovrebbero essere capaci di trovare vie per dare il benvenuto a tutte le famiglie con rispetto verso i loro punti di forza. L’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e la famiglia può essere una fonte di colpa e alienazione. La cura pastorale invece dovrebbe invitare la gente a vedere Dio nella quotidianità della propria casa. Terzo, maggiore enfasi nella dottrina sociale cattolica e la famiglia. Sebbene la maggior parte delle persone associ la teologia cattolica sulla famiglia con l’etica sessuale, la nostra teologia è anche interessata con l’etica sociale. Papa Francesco ha chiamato i singoli cristiani – in particolari coloro che fanno vita religiosa – a sacrificarsi per il bene dei poveri e dei vulnerabili. Mi piacerebbe molto che il Sinodo chiamasse le famiglie che hanno i mezzi a esaminare i loro stili di vita e a fare qualche sacrifico in più. Abbiamo bisogno di illuminare maggiormente il legame tra famiglia e giustizia sociale”.

 

Molti cattolici non capiscono, e non accettano, l’insegnamento della Chiesa sulla sessualità (per esempio, sulla contraccezione), la morale, la famiglia. Come affrontare la questione: rinunciare? Comunicare e spiegare meglio? Cambiare le regole?

“Papa Francesco sottolinea che la Chiesa non dovrebbe iniziare con le parti più difficili della fede ma dovrebbe invece dare la priorità al cuore della tradizione: il discepolato. Ovviamente una migliore comunicazione è importante. Così anche ascoltare le famiglie in modo che possano essere presi in considerazione sviluppi appropriati. La Chiesa, tuttavia, potrebbe fare un “buon affare” semplicemente parlando di meno degli insegnamenti più controversi e focalizzando la propria attenzione sul valore duraturo del matrimonio. Per esempio, in molte parrocchie i soli programmi per la famiglia sono corsi o conferenza di educazione religiosa, preparazione sacramentale, e pianificazione familiare naturale (Natural Family Planning, ndr). Mi piacerebbe vedere maggiore spazio per coppie sposate che parlassero di matrimonio e genitorialità. C’è così tanto spazio per la testimonianza, il sostegno e la collaborazione”.

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