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La teologia critica nega ogni credibilità storica ai Vangeli. 102

Gesù vangeliMartin Dibelius e Rudolf Bultmann, grandi teologi critici, sono concordi nell’affermare che i Vangeli non sono una biografia, né una storia biografica e neppure la testimonianza di un testimone oculare, bensì «l’opera di uno scrittore, che si muove all’interno della teologia della comunità» e perciò «una creazione della comunità ellenistica».

Non è il Gesù storico ad essere predicato, ma l’astorico «Cristo della fede e del culto».
D’altra partei primi cristiani, secondoDibelius, «non erano interessati alla storiografia», non volevano «scrivere storia, ma predicare il Vangelo».

Di conseguenza il Nuovo Testamento, non fa altro che illustrare «ciò che la Comunità già credeva intorno a Gesù, non ciò che lui stesso pensava di sé, e nemmeno ciò che altri pensavano di lui durante la sua vita».Altri teologi Teologi di fama definiscono i Vangeli, «leggende cultuali», «variopinti prodotti letterari», «raccolte di proverbi e parabole, storie edificanti e di intrattenimento», «una mescolanza di verità e invenzione», «nient’altro che una silloge aneddotica», cosicché in essi secondo Martin Werner «non si trova alcun interesse storiografico». Perciò possiamo dire dire con Maurice Goguel che i Vangeli «possono essere utilizzati soltanto con estrema circospezione».

La ricerca critica, dunque, per citare il Teologo Kasemann, «ha reso dubbia su tutta la linea la credibilità storica della tradizione sinottica». Naturalmente i teologi cattolici, seguendo pedissequamente l’imposizione papale, sostengono tutto l’incontrario della teologia critica protestante seguendo il dettame che: «Non è lecito all’uomo accostarsi alla Scrittura con piglio autoritario, e stabilire quale sia l’autentica figura di Cristo sulla base di criteri qualsiasi appartenenti all’ordine mondano (!); al contrario, egli deve avvicinarsi compunto e obbediente, come alla parola di Dio».

Secondo loro il Libro dei Libri dovrebbe essere letto lasciando da parte qualsiasi punto di vista scientifico, col quale viene affrontata la lettura di tutti gli altri prodotti letterari. Ma chi è al corrente della quantità enorme di contraddizioni e di incongruenze presenti nei Vangeli è perfettamente in grado di rendersi conto perché mai la Chiesa sia costretta a esigere una fede acritica nella Bibbia.

Original Article >> http://impegno-laico.blogspot.com/2014/01/la-teologia-critica-nega-ogni.html

Martin Dibelius e Rudolf Bultmann, grandi teologi critici, sono concordi nell’affermare che i Vangeli non sono una biografia, né una storia biografica e neppure la testimonianza di un testimone oculare, bensì «l’opera di uno scrittore, che si muove all’interno della teologia della comunità» e perciò «una creazione della comunità ellenistica».

Non è il Gesù storico ad essere predicato, ma l’astorico «Cristo della fede e del culto».
D’altra partei primi cristiani, secondoDibelius, «non erano interessati alla storiografia», non volevano «scrivere storia, ma predicare il Vangelo».

Di conseguenza il Nuovo Testamento, non fa altro che illustrare «ciò che la Comunità già credeva intorno a Gesù, non ciò che lui stesso pensava di sé, e nemmeno ciò che altri pensavano di lui durante la sua vita».Altri teologi Teologi di fama definiscono i Vangeli, «leggende cultuali», «variopinti prodotti letterari»,

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