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La terra continua a tremare, tutto quello che c'è da sapere sul terremoto

Roma – La terra continua a tremare nel Centro Italia, colpito duramente dal terremoto del 24 agosto 2016. Sono state 7 le scosse registrate dalla mezzanotte. La più forte, di magnitudo 3.2, è stata registrata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) alle 3:13 in provincia di Macerata, a una profondità di 8 chilometri. La scossa si è verificata a 3 chilometri da Castelsantangelo sul Nera, a 4 chilometri da Ussita e a 7 da Visso. Nella notte, 5 scosse sono state registrate anche in provincia di Campobasso, la più forte di magnitudo 3.1, all’1:32 a una profondità di 10 chilometri. Mentre all’1:45 una scossa di magnitudo 2.3 è stata registrata in provincia di Modena ad una profondità di 33 chilometri.

Tutto quello che c’è da sapere

Magnitudo? Epicentro? Scala Mercalli o scala Richter? Sul sito dell’INGV abbiamo trovato alcune risposte e le riassumiamo in breve. 

1 – Che cos’è la magnitudo di un terremoto?

“La grandezza di un terremoto si misura con due valori diversi: la magnitudo e l’intensità. La magnitudo (ideata nel 1935 dal famoso sismologo statunitense Charles F. Richter) si usa per misurare quanto è stato forte un terremoto, cioè per stimare quanta energia elastica quel terremoto ha sprigionato. Infatti fra la grandezza, o magnitudo, e l’energia di un terremoto c’è un rapporto matematico molto particolare”. (Fonte INGV Terremoti)

2 – Cosa succede quando la magnitudo sale di una unità?

“Ogni volta che la magnitudo sale di una unità l’energia aumenta non di una, ma di circa 30 volte. In altre parole, rispetto a un terremoto di magnitudo 1, un terremoto di magnitudo 2 è 30 volte più forte, mentre uno di magnitudo 3 è 30 per 30 volte, cioè 900 volte più forte!” (Fonte INGV Terremoti)

3 – Qual è stato il terremoto più potente mai registrato?

“La massima magnitudo mai misurata, pari a 9.5, è quella del terremoto del Cile nel 1960. I più piccoli terremoti percepiti dall’uomo hanno magnitudo molto basse (intorno a 2.0), mentre quelli che possono provocare danni hanno in genere una magnitudo superiore a 5.5”. (Fonte INGV Terremoti)

4 – Cos’è invece la scala Mercalli per misurare i terremoti?

“L’altro modo per misurare un terremoto è secondo la sua intensità. Ad essere presi in esame qui sono gli effetti sull’ambiente, sulle cose e sull’uomo. Se la magnitudo di un certo terremoto è solo una, l’intensità invece può cambiare da luogo a luogo, secondo quel che è successo a cose e persone; in genere, più ci si allontana dall’epicentro e più diminuisce. L’intensità di un terremoto viene espressa con la scala Mercalli, dal nome del sismologo italiano che, all’inizio del XX secolo, diffuse a livello internazionale la classificazione dei terremoti secondo gli effetti e i danni che producevano. Questa scala, successivamente modificata da Cancani e Sieberg, si compone di dodici gradi: più alto il grado, più disastroso il terremoto”. (Fonte INGV Terremoti)

5 – La differenza fra la scala Richter e la scala Mercalli quindi qual è?

“La magnitudo Richter ML e la scala Mercalli-Cancani-Sieberg sono due misure estremamente diverse: la prima è ottenuta utilizzando i sismometri; la seconda è una classificazione degli effetti del terremoto su persone e cose. Sono misure non sempre correlabili; terremoti forti in zone disabitate o con edifici antisismici non causano danni e hanno quindi gradi bassi di intensità. Viceversa, piccoli terremoti in aree con costruzioni non adeguate possono provocare danni e determinare gradi alti di intensità”. (Fonte INGV Terremoti)

6 – Perché le misurazioni della magnitudo di uno stesso terremoto possono essere così diverse?

“Sono molti e diversi tra loro i modi con cui la magnitudo è misurata a partire dai sismogrammi perché ogni metodo funziona solo su un intervallo limitato di magnitudo e di distanze epicentrali, oltre che con differenti tipi di sismometri. Alcuni metodi sono basati su onde di volume (che viaggiano in profondità all’interno della struttura della Terra), alcuni basati su onde superficiali (che viaggiano soprattutto lungo gli strati superficiali della Terra) e alcuni basati su metodologie completamente diverse. Tuttavia, tutti i metodi sono progettati per raccordarsi ben oltre l’intervallo di magnitudo dove sono affidabili. Valori preliminari di magnitudo, basati su dati incompleti ma disponibili già dopo poche decine di secondi dal terremoto vengono comunicati al Dipartimento della Protezione Civile e riportati su web. Tali valori preliminari di magnitudo, che possono differire dalla magnitudo definitiva anche notevolmente (circa 0.5), sono sufficienti per scopi di protezione civile e sono sostituiti da stime più accurate di magnitudo non appena altri dati sono disponibili. Nella maggior parte dei casi, la prima stima della magnitudo fornita dalla Sala Simica dell’INGV di Roma è la magnitudo Richter o magnitudo locale ML. Per eventi di magnitudo maggiore di circa 3.5, se ci sono dati disponibili, si calcola il meccanismo focale con la tecnica del Time Domain Moment Tensor (TDMT, http://cnt.rm.ingv.it/tdmt) e si ottiene anche la Magnitudo Momento MW”. (Fonte INGV Terremoti)

7 – Come si calcola l’epicentro di un terremoto?

“Quando gli strumenti sismici erano pochi e non esistevano i calcolatori si usava il cosiddetto metodo dei cerchi tracciati a mano a partire dalle rilevazioni dei sismografi. Oggi il calcolo di un ipocentro di un terremoto in Italia viene fatto in maniera automatica e in meno di un minuto dai calcolatori che analizzano i sismogrammi digitali che vengono rilevati dalle centinaia di sismometri che compongono la Rete Sismica Nazionale. L’intervento dei sismologi, presenti nella sala operativa di monitoraggio sismico dell’INGV 24 ore al giorno, è comunque importante per rivedere i tempi di arrivo delle onde, verificare la magnitudo, la profondità ipocentrale e seguire l’andamento dell’attività sismica, soprattutto in caso di sequenze”. (Fonte INGV Terremoti)

8 – Che rapporto c’è fra magnitudo e rimborsi dello Stato per calamità naturali?

“Nessuno. E’ una bufala che si riferisce al decreto con cui il governo Monti riordinò la protezione civile che escludeva i rimborsi statali per favorire un regime assicurativo. Ma nella legge 100 del luglio 2012 che convertiva in legge il decreto quella norma non c’era più. Inoltre il risarcimento non dipende dalla magnitudo ma dall’intensità, ovvero dai danni provocati (qui lo spieghiamo bene).

E se avete altre domande scriveteci a redazione.newmedia@agi.it. 

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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