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La Turchia, l'estrema destra e le ombre che incombono sul voto in Olanda

Il braccio di ferro con la Turchia, l’ascesa dell’estrema destra, l’avanzata del populismo incombono sul voto di domani in Olanda. Lo stop del dialogo diplomatico con Ankara ha tenuto banco anche durante il faccia a faccia televisivo tra Geert Wilders e il primo ministro in carica, Mark Rutte. Il capo dell’estrema destra del Partito della Libertà ha ribadito di sentirsi investito in qualche modo di una missione contro “l’islamizzazione” del Paese e ha promesso, oltre alla chiusura delle frontiere, quella della moschee e il divieto di diffusione del Corano. Il primo ministro, che guida i liberali, ha un’altra missione, quella di frenare il populismo che in Europa avanza, e vede nell’appuntamento elettorale olandese un importante banco di prova. 

L’Europa guarda col fiato sospeso

Domani l’Olanda andrà alle urne nel primo appuntamento elettorale del 2017 in Europa che potrebbe segnare il trionfo di un partito populista anti-europeo sull’onda della Brexit e della vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti. I sondaggi delle ultime settimane mostrano una partita elettorale molto aperta, in un quadro politico estremamente frammentato, favorito dal sistema elettorale proporzionale che consente alle formazioni che ottengono lo 0,67% di voti di ottenere un seggio in Parlamento. 

Lo spettro di Erdogan sul voto olandese e sull’Ue

Dopo l’annuncio del governo turco di sanzioni nei confronti dell’Olanda, a cominciare dal divieto di rientro ad Ankara dell’ambasciatore olandese Cornelis Van Rij e dalla chiusura dello spazio aereo ai diplomatici dei Paesi Bassi, sale la tensione tra Turchia e Olanda. Ma la crisi diplomatica tra i due Paesi si allarga e riporta l’intera Europa alle relazioni con la Mezzaluna esistenti prima del 2005, quando fu aperta la strada che avrebbe dovuto Ankara dentro l’Unione europea. Al netto delle dichiarazioni di rito nessuno nell’Ue sembra voler intervenire davvero in un braccio di ferro dai risvolti imprevedibili. 

Com’è cambiato lo scenario politico olandese

Negli anni il panorama politico olandese è cambiato radicalmente. I tre principali partiti di governo – i liberali di destra del VVD, i laburisti della CvdA e i cristiano-democratici della CDA – sono passati dall’avere più del 80% dei voti negli anni Ottanta a circa il 40% delle intenzioni di voto, secondo i sondaggi di oggi.

Quali sono i partiti in lizza e cosa dicono i sondaggi

Complessivamente, ventotto partiti e liste saranno presenti sulla scheda. Secondo gli ultimi sondaggi, nessuna formazione dovrebbe ottenere più del 20% dei voti. Il partito liberale di destra del VVD, guidato dal primo ministro Mark Rutte, sarebbe leggermente in testa. Ma il Partito della Libertà (PVV) del leader anti-islam e anti-Ue Geert Wilders ha una possibilitàconcreta di vincere. Sarebbe la prima volta che, alle elezioni politiche di un Paese fondatore dell’Unione europea, un partito dichiaratamente anti-europeo arriva in testa. 

  • Il partito liberale di destra (VVD), del premier Rutte è destinato a perdere quasi 10 punti rispetto al 2012, quando ottenne il 26,6% dei voti ma sarebbe comunque leggermente in testa nei sondaggi
  • il Partito della Libertà (PVV) del leader anti-islam e anti-Ue Geert Wilders ha una possibilità concreta di vincere 
  • L’altro partito nel governo di grande coalizione, i laburisti della PvdA, sembrano destinati a subire un tracollo passando dal 24,8% del 2012 a meno del 10%.
  • Verdi, guidati dal trentunenne Jesse Klaver, potrebbero quadruplicare la loro presenza alla Camera bassa, dove nel 2012 avevano ottenuto appena 4 deputati.
  • L’estrema sinistra anti-europea del Partito Socialista sembra invece perdere consensi
  • I sondaggi segnalano anche un recupero dei cristiano-democratici della CDA 
  • Il movimento degli astensionisti (Niet Stemmers) promette di rappresentare chi non vota alle elezioni evitando di votare in Parlamento

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I numeri e le coalizioni per comporre il governo

Il numero magico per il prossimo governo è 76 deputati, la metà più uno dei 150 della Camera. Secondo le previsioni, Rutte e Wilders dovrebbero ottenere circa 25 seggi, un terzo di quelli necessari a formare una maggioranza. Il leader dell’estrema destra del PVV non sembra interessato a andare al governo.

La decisione di appoggiare dall’esterno un precedente esecutivo Rutte tra il 2010 e il 2012 aveva fatto precipitare le sorti elettorali di Wilders. Per rimanere premier, invece, Rutte ha detto di voler lavorare con i liberali di sinistra dei D66 e i cristiano-democratici della CDA, oltre che con i laburisti della PvdA che sperano di mantenere Jeroen Dijsselbleom al posto di ministro delle Finanze e presidente dell’Eurogruppo.

Rutte ha perfino indicato la possibilità di una coalizione con i Verdi, malgrado divergenze di opinioni in particolare nel settore fiscale. In alternativa, potrebbe ricorrere all’Unione Cristiana, piccolo partito ultraconservatore di origine protestante. Alcuni temono tempi lunghi per la formazione del prossimo esecutivo.

Nel 2010, ci vollero 127 giorni per formare il primo governo Rutte. Nel 2012 ne bastarono 54, ma solo grazie alla sorpresa del successo nelle urne dei liberali del VVD e dei laburisti del PvdA che negli ultimi giorni di campagna elettorale riuscirono a neutralizzare la minaccia Wilders.

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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