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La vera identità del Gesù dei Vangeli 20


A conclusione delle vicende degli asmonei, è utile ricordare una testimonianza inserita nella Historia Ecclesiastica del vescovo Eusebio di Cesarea che, essendo parente di Costantino il Grande e vivendo a corte, poté consultare gli archi imperiali.
 Egli scrive; “Della famiglia del Signore restavano ancora i nipoti di Giuda, detto fratello di lui (Gesù) secondo la carne, i quali furono denunciati come appartenenti alla stirpe di David. L’evocatus li condusse davanti a Domiziano Cesare (figlio di Vespasiano, imperatore dal 81 al 96 d.C.) poiché, come Erode, anch’egli temeva la venuta del Messia, (Eusebio di Cesarea, Storia Ecclesiastica III, 20)”.
 Questa testimonianza di Eusebio di Cesarea ci fa comprendere che i romani continuarono a tenere sotto controllo i discendenti dei cinque fratelli asmonei, ma non trovandoli più coinvolti nella lotta antiromana, non li perseguitarono più. Questa testimonianza ci fornisce anche un’altra importante notizia.
 Al tempo del vescovo Eusebio, non essendo ancor recepito il dogma della verginità di Maria, approvato nel Concilio di Costantinopoli nel 381, più di mezzo secolo dopo la sua morte, egli, basandosi sui primi Vangeli esseni che forse ancora poteva consultare, riteneva Giuda, il Theudas degli Atti, decapitato al tempo di Cuspio Fado, vero fratello carnale di Giovanni di Gamala (Gesù). D’altronde, anche i Padri della Chiesa del II e III secolo, come Irneo e Tertulliano riconoscevano che Gesù avesse fratelli e sorelle.
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