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La vera identità del Gesù dei Vangeli 3

Nel 37 a.C., ignorando il “Diritto” degli Ebrei (la Legge mosaica) che prevedeva che fosse nominato come “Re dei Giudei” un autentico israelita, di sangue reale e di dignità sacerdotale, Marco Antonio e Gaio Giulio Ottaviano, allora Triumviri, avevano insignito come re vassallo di Israele un mezzo sangue idumeo (semigiudeo di estrazione araba) senza dignità sacerdotale, di nome Erode.
 Questo fatto costituì per il popolo ebraico e per il Sinedrio, il massimo organo di governo, un affronto insopportabile e determinò un odio imperituro verso il monarca idumeo e i suoi discendenti. Erode, appena divenuto re, compì due gravissimi misfatti: uccise l’asmoneo Ezechia di Gamala, avente diritto al trono dei Giudei, essendo di stirpe regale e bene accetto dalla nazione, e poi sterminò l’intero Sinedrio che lo aveva accusato di aver violato la legge con quell’omicidio. Non ebbe però l’avvertenza di uccidere il figlio di Ezechia di nome Giuda. Questi, sposato con una nobile asmonea di nome Maria (la Maria dei Vangeli), divenne un coltissimo rabbino e finché visse Erode il Grande, che governava con spietata durezza, rimase alla macchia.
Dopo la morte di Erode (4 a.C.), in quanto discendente degli Asmonei rivendicò il diritto a divenire “Re dei Giudei” (Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche, XVII 272). A tal fine capeggiò la rivolta contro Erode Antipa (figlio di Erode il Grande), assalì il palazzo reale del Tetrarca e dopo averlo spodestato, si proclamò “Re dei Giudei” e si insediò a Sepphoris, capitale della Galilea, venendo conosciuto da quel momento in poi come “Giuda il Galileo”.
Ma Roma non perse tempo e subito inviò il figlio di Publio Quintilio Varo, il quale, con le sue legioni, dopo avere cinto d’assedio Sepphoris, fece radere al suolo la città (Ant. XVII 289), indi ridusse in schiavitù i sepphoriti e, dopo aver crocefisso duemila ribelli, riportò l’ordine in tutta la Palestina. Ma Giuda il Galileo riuscì a salvarsi con la fuga.
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