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La vera identità del Gesù dei Vangeli 5

La guerriglia, nata il 6 d.C. dalla “quarta filosofia” nazionalista di Giuda il Galileo per ostacolare il censimento, si intensificò quando nel 17 d.C. il senato romano respinse la richiesta, fatta dal Sinedrio, di alleggerire la tassazione che opprimeva ilpopolo con eccessivi carichi fiscali. (Tacito Annali. II 42). La reazione degli zeloti, capeggiati da Giuda, fu veemente ma venne prontamente repressa dal procuratore Valerio Grato che ne catturò il capo e lo crocifisse nel 17 d.C assieme a molti suoi seguaci. 

La la crocifissione di Giuda il Galileo non determinò, però, la fine della rivendicazione dinastica degli Asmonei che, anzi, proseguì con più determinazione da parte dei suoi cinque figli maschi: Giovanni, il primogenito (il Gesù dei Vangeli), seguito da Giacomo, Simone, Giuseppe e Giuda (elencati nei Vangeli come fratelli di Gesù e figli di Maria). “Non è forse costui il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?” (Mt 13,55-56).

 Agli inizi del IV secolo, quando la Chiesa, grazie al vescovo Eusebio di Cesarea, vissuto alla corte di Costantino e forse suo parente, poté consultare a Nicomedia la biblioteca imperiale e dalla lettura dei rotoli redatti da Giuseppe Flavio nel I secolo scoprì che i nomi di Gesù e dei suoi fratelli (Mt 13,55; Mc 6,3), riportati nei Vangeli fino ad allora in uso, corrispondevano ai capi zeloti, figli di Giuda il Galileo e nipoti di Ezechia di Gàmala, per impedire che i veri protagonisti delle vicende narrate nei Vangeli venissero identificati negli eredi della dinastia di sangue asmoneo che, nel corso di tre generazioni, aveva guidato gli ebrei nella lotta di liberazione contro i “kittim” romani, si trovò nella necessità di cancellare il nome Giovanni, sostituendolo col titolo messianico Gesù (Yeshùa=Salvatore) e, inoltre, di replicare nei Vangeli più “Marie”, apparentate come “sorelle” e “cognate” di Maria, ingenerando nei Vangeli e negli Atti assurde contraddizioni. 
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