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La vera posta in gioco in Alabama

La corsa per il seggio in Senato dell’Alabama in palio nel voto di martedì si va sempre più configurando come un punto di svolta per il futuro del Partito Repubblicano che deve puntare su un candidato accusato di aver molestato delle minorenni, pur di mantenere il controllo della camera alta del Congresso. Il presidente, Donald Trump, la linea l’ha dettata. “Ci serve un repubblicano. Votate per Roy Moore”, ha esortato via Twitter e durante il comizio organizzato venerdì sera a Pensacola, in Florida, a soli 30 chilometri dal confine con l’Alabama. Una location strategica per consentire anche ai media locali del vicino Stato di seguire e trasmettere il suo endorsement al controverso Moore che resta in testa ai sondaggi. 

“L’ultima cosa di cui l’agenda del rendere di nuovo grande l’America ha bisogno è un progressista al Senato dove ci sono già pochi margini di vittoria”, ha ammonito Trump. Il Grand Old Party (Gop) controlla il Senato con appena 52 seggi su 100. Se Moore perdesse, il vantaggio scenderebbe a quota 51. Il repubblicano conservatore Moore, ex giudice della Corte Suprema dell’Alabama, è in corsa contro il democratico Doug Jones, ex avvocato dello stato. Il candidato eletto prenderà il posto lasciato libero da Jeff Sessions, diventato ministro di Giustizia nell’amministrazione Trump. 

Trump sostiene Moore, ma non era il suo candidato

Il settantenne Moore, che alle primarie Gop in Alabama ha avuto la meglio sul candidato sostenuto da Trump, Luther Strange, si era presentato al voto a cavallo, con il cappello da cowboy e, poco prima, durante un comizio aveva sfoderato una pistola. Dietro il suo successo, lo zampino dell’ultraconservatore Steve Bannon, ex capo stratega di Trump silurato la scorsa estate. Durante l’ultimo intervento a favore di Moore, Bannon ha attaccato l’establishment repubblicano più di quanto non abbia attaccato Jones. Moore sostiene che essere gay dovrebbe diventare illegale e che ai musulmani non dovrebbe essere consentito diventare parlamentari degli Stati Uniti. È accusato di aver molestato una 14enne, di avere abusato di una 16enne e di aver avuto relazioni con delle teenager quando era trentenne. Eppure, secondo l’ultimo sondaggio di Change Research, condotto tra martedì e giovedì scorsi, Moore resta in testa con il 51% dei consensi contro il 44% di Jones. Real Clear Politics sottolinea come le accuse di molestie gli abbiano fatto perdere consensi ma gli attribuisce comunque due punti di vantaggio su Jones al quale sono arrivati inattesi finanziamenti per la sua campagna.

Per il presidente, le accuse non sono credibili

Se la Casa Bianca ha definito le accuse a Moore “preoccupanti”, Trump, durante il comizio in Florida, ha messo in dubbio la loro credibilità, stigmatizzando una delle sue accusatrici. Beverly Young Nelson, che come prova della sua relazione con Moore mentre lei era al liceo e lui aveva 30 anni, aveva fornito una dedica che lui le aveva scritto sul libro annuale della scuola alla quale ha però ammesso di aver aggiunto lei luogo e data. “Avete visto cosa è successo? È stato commesso un piccolo errore. Ha cominciato a scrivere sul libro annuale”, ha ironizzato Trump puntando il dito anche contro l’avvocato difensore, Gloria Allred, in America una vera bandiera degli abusi contro le donne. “La Allred, ogni volta che la vedete c’è qualcosa che va storto”, ha attaccato Trump. Gli esperti calligrafici hanno confermato che la dedica di Moore all’allora liceale Nelson è autentica ma per molti elettori dell’Alabama, profondamente conservatori e religiosi, votare per un candidato democratico che sostiene il diritto all’aborto è un peccato più grave degli abusi sessuali di cui è accusato il candidato repubblicano. “La questione dell’aborto da sola è sufficiente per far guadagnare a Moore la vittoria”, ha osservato Brent Buchanan, sondaggista dell’Alabama. “Quella dell’aborto – ha aggiunto – è una questione non negoziabile per certi conservatori”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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