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La vera storia del bimbo arrestato in Russia mentre recita poesie

Ha scatenato una selva di polemiche in Russia il video del ragazzino di 10 anni fermato e trascinato al commissariato da alcuni poliziotti lo scorso 27 maggio perché recitava poesie di Shakespeare nel centro di Mosca, vicino alla centralissima via Arbat. La scena del bambino che urla e della donna che lo accompagnava – che si è qualificata come la matrigna – e che grida di lasciarlo andare agli agenti che la spingono è stata ripresa e poi pubblicata da un giornalista della tv indipendente Dozhd. Il filmato è diventato virale.

Un avvocato, ingaggiato dal padre del bambino – che in un primo momento è stato accusato di ‘accattonaggio’ – ha postato una foto su Twitter, riferendo che il ragazzino era stato rilasciato e che la polizia si era scusata per l’accaduto.

Ребенок дома. Отцу принесены извинения зам.начальника полиции по охране общественного порядка МВД по ЦАО.Протокол будет аннулирован

— Соломина Татьяна (@SolominaTatiana) 27 maggio 2017

Papà Skavronski deciso a fare causa

Il padre, Ilya Skavronski, ha detto a radio Free Europe che il figlio è da anni in trattamento da un logopedista, che gli ha consigliato di “recitare poesie in pubblico”. L’uomo ha detto che la polizia sta investigando sull’incidente e che lui stesso deciderà se intraprendere azioni legali sulla base dei risultai dell’indagine. Oggi, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov è stato interpellato dai giornalisti russi sulla vicenda e ha riferito che Vladimir Putin è al corrente dell’accaduto, ma che la questione “non riguarda l’agenda del presidente”.

“Si tratta di una questione pertinente agli organi di polizia”, ha aggiunto, citato dall’agenzia Rbc. Ieri, il vice presidente della Duma Serghei Neverov aveva definito la detenzione del ragazzino come “una provocazione preparata”, anche se ha criticato la reazione delle forze dell’ordine.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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