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La vera storia della Red Bull

Oggi Red Bull fa rima con una squadra di calcio di Salisburgo e altre tre sparse tra Germania, Brasile e Stati Uniti, con la velocità della Formula 1 e con l’adrenalina di sport avventurosi come la vela, l’arrampicata e il paracadutismo. Ma se pensate che la celebre bevanda energetica sia soltanto il prodotto recente di una multinazionale vi sbagliate. La sua storia comincia nel 1976 in Thailandia grazie al farmacista Chaleo Yoovidhya. L’ha raccontata il quotidiano cinese South China Morning Post.

La Krating Daeng, il drink per tassisti e muratori

Classe 1923 (ma alcune fonti fissano la sua data di nascita più avanti, nel 1932), a metà degli anni ‘50 Chaleo si trasferisce a Bangkok per vendere medicinali. Prima fa il rappresentante e poi, nel 1956, fonda lui stesso un’impresa che produce antibiotici, la T.C. Pharmaceutical Industries.

Vent’anni più tardi trova l’intuizione che gli cambia la vita: inventa la Krating Daeng. È un energy drink che prende spunto dalla Lipovitan D, una bevanda giapponese creata nel 1962 e portata in Thailandia dai nipponici che a Bangkok lavorano come supervisori nelle fabbriche. Chaleo migliora la ricetta della Lipovitan D, che aveva già conquistato gli operai thailandesi, rendendola più dolce.

Il gusto però non basta: serve un’immagine forte, un logo che colpisca e rimanga impresso. Due bisonti a testa bassa, uno di fronte all’altro pronti a caricare, colorati di rosso: ecco l’idea vincente. Il logo è pronto e rimanda alle lotte tra tori, una tradizione thailandese in voga ancora oggi. Il drink spopola soprattutto tra le fasce più basse della popolazione, tassisti, muratori e autisti abituati a lavorare per interminabili ore.

La taurina proviene davvero dai testicoli del toro?

Chaleo capisce che il marketing gli può regalare successo e ricchezza: una pubblicità degli anni ‘70 suggerisce ai consumatori di provare a mescolare il drink con il whisky, e poco più tardi arriva la prima sponsorizzazione che lega il nome della Krating Daeng allo sport. È il muay thai, la boxe thailandese, la disciplina più popolare del Paese.

 

 

Tra gli ingredienti della Krating Daeng c’è la taurina, l’ingrediente magico che, secondo la leggenda, sarebbe estratto dai testicoli dei tori e servirebbe a donare al drink la capacità di energizzare il consumatore.

Parte dell’iniziale successo di quella bevanda, scrive il South China Morning Post, andrebbe fatta risalire proprio a questa credenza popolare, che in realtà è però falsa. “La taurina non proviene da animali” assicura Red Bull, ma viene “prodotta sinteticamente da aziende farmaceutiche”.

Storia di un jet lag curato prodigiosamente

Se oggi la Red Bull abita gli scaffali dei supermercati di mezzo mondo il merito è di un imprenditore austriaco di dentifrici, Dietrich Mateschitz, che nel 1984 viaggia in Thailandia. Spossato da un lungo viaggio e dagli effetti del jet lag, assaggia la Krating Daeng e gli pare di star meglio: conosce Chaleo e i due stringono l’accordo. In Austria nasce la Red Bull GmbH, la società che porta nel nome la traduzione letterale di Krating Daeng. Obiettivo, commercializzare fuori dal mercato asiatico il popolare energy drink.

Stessi ingredienti e stessa ricetta, con la sola aggiunta di anidride carbonica per rendere effervescente e più adatta ai gusti europei quella bevanda. Nel 1987 nasce lo slogan “Red Bull ti mette le ali”, e a decollare sono anche gli affari. A maggio 2018, secondo Forbes, Red Bull valeva 10,4 miliardi di dollari e lo scorso anno ha venduto quasi sei miliardi e mezzo di lattine in 171 Paesi.

Calcolando il totale dal 1987, l’anno dello sbarco europeo, le vendite hanno toccato quota 68 miliardi. In Thailandia, però, la Krating Daeng – lì la bevanda continua a chiamarsi così – sta perdendo quote di mercato. La concorrenza è agguerrita, a cominciare dalla M-150 che sta puntando sulla stessa strategia di marketing: sponsorizzare gli incontri di boxe.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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