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La verità è che la norma Ue sulla privacy non piace affatto a Facebook 

Facebook pianifica la fuga dal vecchio continente. Secondo l’Irish Times, con l’imminente entrata in vigore della Normativa europea sul trattamento dei dati personali (Gdpr), il social network intende spostare la ‘residenza’ di 1,5 miliardi di utenti al di fuori dell’Irlanda, dove ha sede la sua sussidiaria per i profili di Asia, Africa e Sud America, oltre quelli europei. L’azienda vorrebbe ridurre la quantità di persone tutelate dal nuovo regolamento, che è molto più restrittivo rispetto alle leggi sulla privacy statunitensi.

Durante l’audizione al Congresso americano, dove Mark Zuckerberg è stato chiamato a rispondere dell’uso improprio dei dati personali di 87 milioni di utenti di Facebook da parte di Cambridge Analytica, il fondatore del social network aveva detto di condividere “lo spirito” della Gdpr, eludendo qualsiasi domanda sulla necessità di importare un simile regolamento anche negli Stati Uniti. Ora ha deciso di eludere l’effetto stesso della legge, sotto la cui tutela cadrebbero tutti gli utenti della piattaforma al di fuori di quelli negli Stati Uniti e Canada, dove si applicano leggi più morbide.

Facebook to move 1.5 billion people out of the jurisdiction of Facebook Ireland, and thus out of the jurisdiction of GDPR https://t.co/yNtoZvxns0

— David Cochrane (@davidcochrane) April 19, 2018

Entro un mese un miliardo e mezzo di profili verranno migrati dai server irlandesi dell’azienda, probabilmente verso quelli di Menlo Park, come già confermato a Reuters.

Cosa sarebbe successo se la nuova norma fosse stata già in vigore

Se la Gdpr fosse stata in vigore all’epoca del caso Cambridge Analytica, le autorità europee avrebbero potuto sanzionare pesantemente Facebook per l’uso improprio delle informazioni degli utenti da parte di terzi. Fino al 4 per cento del suo fatturato annuo. Dal punto di vista pratico, gli utenti non residenti nell’Unione Europea coinvolti nel Datagate non potranno ricorrere alle autorità per la privacy irlandesi, ma dovranno rifarsi alle normative americane, ha spiegato a Reuters Michael Vale, ricercatore dello University College di Londra.

Il regolamento sulla privacy dell’Unione Europea entrerà in vigore il 25 maggio, e comporterà un sensibile rafforzamento dei diritti dei cittadini, stabilendo severe regole e limiti di utilizzo in materia di trattamento dei dati personali. Il regolamento introduce precisi doveri nei confronti di chiunque abbia a che fare con dati personali, come operatori telefonici, pubbliche amministrazioni e social network.

E proprio in Europa la settimana scorsa si è discussa la proposta avanzata dal Garante italiano per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, di estendere il mandato della commissione costituita a suo tempo per il caso Facebook-Whatsapp, anche al Datagate. Il 24 aprile Soro riceverà – come da lui stesso confermato ad Agi – Stephen Deadman, numero due dell’ufficio privacy di Facebook, al quale chiederà “ulteriori elementi per una piena valutazione” del caso Cambridge Analytica.

Leggi anche: Il Garante per la privacy vuole chiarimenti sui 214 mila italiani ‘venduti’ dai data broker

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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