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La versione del Quirinale sulla crisi istituzionale con Lega e Movimento 5 stelle

Nessun veto di Sergio Mattarella verso un governo Lega-M5s, né verso un singolo ministro. Semmai un veto di Matteo Salvini e Luigi Di Maio verso qualunque ipotesi alternativa proposta dal capo dello Stato che potesse sbloccare la crisi e far partire col Governo politico che il presidente ha sempre voluto agevolare.

Un diverso punto di vista

Il Quirinale capovolge la narrazione di questi giorni e delle prossime ore da parte di Lega e Movimento 5 Stelle. E fa luce sugli avvenimenti di queste ultime ore concitate prima del fallimento del tentativo di Giuseppe Conte. Nel pomeriggio di domenica Mattarella ha convocato separatamente i segretari dei due partiti e dopo aver loro assicurato e ricordato che non esiste nella Costituzione l’istituto del peso e che quindi il suo intendimento non era quello di porre il veto in alcun modo, ha ripercorso le tappe di questi 80 giorni sottolineando di aver fatto di tutto per favorire la nascita di un governo politico.

Il presidente ha anche fatto presente che sui ministri chiave avrebbe voluto dire il suo parere come prevede la Costituzione, ma che non avrebbe messo alcun veto sulla presenza dei due leader Salvini e Di Maio come ministri del futuro esecutivo.

Muro contro muro

Nel doppio colloquio di domenica pomeriggio Mattarella, spiegano al Colle, si sarebbe trovato davanti a un muro eretto di fronte alle soluzioni alternative alle proposte portate da M5S e Lega. In particolare tra le proposte avanzate da Mattarella per sbloccare la crisi ci sarebbe stata l’offerta di nominare come ministro dell’economia invece di Paolo Savona il vice segretario della Lega Giancarlo Giorgetti, un esponente politico di del Carroccio con posizioni critiche verso le politiche di austerità dell’Europa.

Al Quirinale giudicano quindi inspiegabile il motivo per cui si sia preferito rompere l’accordo di governo pur di non accogliere la preoccupazione del Quirinale, accettando un nome altrettanto forte quanto quello di Savona che avrebbe portato il suo peso politico nella compagine di governo. La lettura data dal Colle e dunque è quella di un inspiegabile veto di Movimento 5 Stelle e lega verso qualunque soluzione di mediazione, espresso in un modo che viene definito assolutamente rigido, seppure all’interno di un colloquio descritto come cordiale.

I prevedibili attacchi personali

Mattarella, riferisce chi gli ha parlato in questi giorni e in queste ore, ha valutato ovviamente anche la possibilità di subire attacchi personali, ma ha meditato profondamente sui passi da compiere e ha assunto le sue decisioni in modo consapevole ma assolutamente sereno. Per questo all’ipotesi della presentazione di un procedimento di impeachment verso il capo dello Stato, dal Quirinale arriva solo un “No comment”.

Lunedì mattina, entro le 13, Mattarella ha convocato l’economista soprannominato mister Spending Review Carlo Cottarelli, per conferirgli l’incarico di tentare di dar vita a un governo che porti il paese al voto. Sentirò il parere delle Camere, ha detto Mattarella che quindi affronterà il volere del Parlamento, chiedendo attraverso Cottarelli a deputati e senatori se vogliono portare il Paese al voto senza aver fatto partire un governo, con i mercati in fibrillazione e il rischio di aumento dell’Iva. Un nome, quello di Cottarelli, più volte speso dai nemici della casta, a cui forse non tutti vorranno dire di no.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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