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La versione di Sergio. Com'è andata al Quirinale, secondo il Quirinale

Determinato, preoccupato ma sereno, anche se molto colpito dagli attacchi di chi sui social gli pronostica la stessa fine fatta dal fratello Piersanti.

Sergio Mattarella, il giorno dopo l‘incarico a Carlo Cottarelli attende che le Camere si esprimano sul governo di garanzia. Sapendo che non avrà la fiducia del Parlamento e che l’esecutivo dovrà portare il Paese al voto. Per questo i tempi saranno rapidi, con il passaggio in Parlamento entro il fine settimana, e la compagine governativa assai snella.

La sorpresa dell’impeachment

Il Capo dello Stato ha preso la sua decisione dopo aver ponderato tutte le possibilità e le conseguenze, spiegano al Colle, colpito però non tanto dall’inasprimento dei toni quanto dalla minaccia di impeachment.

Resta ufficialmente il ‘no comment’ su questo passaggio, ma certo Mattarella potrà essere rimasto stupito dall’aver appreso che il M5s aveva intenzione di metterlo in stato d’accusa, dopo che il colloquio con il leader Luigi Di Maio si era svolto, domenica pomeriggio, in un clima di cordialità.

La versione di Sergio

Ripercorrendo il film della crisi, almeno nella sua parte conclusiva, tra gli appunti dei passaggi rimasti a tratti fuori dall’ufficialità emerge che il nome di Paolo Savona era venuto fuori solo dopo il secondo colloquio di Salvini e Di Maio al Quirinale. Prima di questo il Capo dello Stato aveva annunciato che avrebbe esaminato con attenzione le quattro caselle di Esteri, Difesa, Interno ed Economia, ottenendo un via libera dai due leader. Ed aveva anche assicurato che avrebbe accettato la richiesta di Salvini per il dicastero del Viminale.

A fronte dell’insistenza sul nome di Savona, Mattarella ha convocato informalmente al Quirinale i due vertici di Lega e M5s, chiedendo prima a Salvini se potesse recedere da quella proposta, accettando di indicare Giancarlo Giorgetti al Mef. Ma il numero uno del Carroccio avrebbe spiegato che la trattativa con i grillini era stata complicata e che assomigliava a un castello di carte da cui era impossibile sfilarne anche solo una.

Cordiali a Palazzo, rabbiosi in piazza

Più soft le parole di Luigi Di Maio, che avrebbe mostrato qualche perplessità per l’irrigidimento della Lega sul nome dell’economista euroscettico. Un clima, con entrambi, definito al Colle ‘cordiale’, tanto che il presidente sarebbe poi rimasto stupito della virulenza degli attacchi. Per il Quirinale, tra l’altro, la lettera di Savona, pubblicata in mattinata, non ha spostato di molto le cose: le perplessità erano infatti legate all’impatto che aveva una figura che aveva caratterizzato gli ultimi anni di attività su idee che non erano state esposte in campagne elettorale, e all’impatto che avevano le modalità con cui si voleva imporre.

Appurato che i due partiti di maggioranza non intendevano fare passi indietro su Savona, Mattarella ha compiuto un estremo tentativo con il premier incaricato, proponendo a Conte di assumere l’interim del Mef. Ma Conte avrebbe risposto che, al di là delle competenze, non c’era su questo un via libero da Lega e M5s. Nessuno, invece, aveva messo sulla scrivania dello Studio alla Vetrata l’ipotesi di spacchettamento del ministero dell’Economia né l’ipotesi di un riequilibrio europeista attraverso i nomi dei viceministri.

I numeri di Cottarelli

Ma questa ormai è storia dei giorni passati. Domenica sera verso le 21 Mattarella ha telefonato a Cottarelli. Nella sua lista dei ministri alcuni nomi erano già stati sondati quando il capo dello Stato aveva proposto il governo di tregua. Che in effetti ricalca nelle modalità (pochi mesi di attività e la non candidatura al voto) illustrate da Cottarelli. Ora il problema principale, assodato che il governo non avrà i numeri in Parlamento, sarà arrivare a una durata minima per votare dopo l’estate. Per il Quirinale sarà una decisione che dovranno assumere il Parlamento, il governo e il ministero dell’Interno. Ma se la data del voto fosse in autunno, si dovrebbero sciogliere le Camere a metà luglio e servirebbe un orientamento del Parlamento per rinviare a quella data la fine della legislatura. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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