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La Virginia con il fiato sospeso nell'anniversario di Charlottesville

Il governatore della Virginia, Ralph Northam, ha dichiarato lo Stato d’emergenza in vista del primo anniversario delle marce neonaziste a Charlottesville che causarono la morte di una donna e di due poliziotti. Si temono nuove violenze nelle marce organizzate tra il 10 e il 12 agosto a Charlottesville e a Washington.

Le proteste a Charlottesville sono divenute un simbolo delle tensioni razziali negli Usa. Il 12 agosto di un anno fa suprematisti bianchi marciarono per protestare contro la rimozione della statua di Robert E. Lee, il generale che guidava le forze confederate e pro schiavitù nella guerra civile americana. Un manifestante neonazi si scagliò con la sua auto contro una contromarcia antirazzista, uccidendo una donna, Heather Heyer, e ferendo 19 persone. Due poliziotti morirono in un incidente di elicottero mentre intervenivano.

Nella piccola cittadina della Virginia sconvolta da quei tragici eventi sono in programma numerose manifestazioni di opposte fazioni tra venerdì e domenica della prossima settimana. 

L’eredità avvelenata del Generale Lee

Nella primavera del 2017 il consiglio comunale cittadino, seguendo l’esempio di altre istituzioni locali in tutti gli Stati Uniti. decise la rimozione della statua del generale razzista, e una nuova denominazione per il parco che fino ad allora l’aveva ospitata. A maggio le prime manifestazioni delle destre, senza conseguenze particolari.

Ma il fronte “Destra Unita” decise una nuova manifestazione, ancora più grande, per il 12 agosto successivo. Così la sera prima della data stabilita decine di migliaia di suprematisti bianchi iniziarono a radunarsi in città, sfilando alla luce delle fiaccole all’interno dell’università di Charlottesville, fondata da Thomas Jefferson.

La manifestazione era prevista per le 12 dell’indomani, ma fin dalle prime ore del giorno si registrarono i primi incidenti tra i suprematisti e le migliaia di persone che si erano date appuntamento per un raduno di segno opposto.  La situazione, immediatamente apparsa esplosiva, spinse il governatore a proclamare lo stato d’emergenza in corrispondenza con l’inizio della protesta razzista. Troppo tardi.

Esplode la violenza

Nemmeno due ore dopo un giovane legato all’estrema destra si lanciava alla guida della sua auto sulla folla. Un morto, 19 feriti, più due poliziotti deceduti nell’incidente del loro elicottero. Partecipavano alle operazioni di mantenimento dell’ordine. 

Trump gioca a golf

In quelle ore il Presidente Donald Trump si trovava in in compound, a giocare a golf. Raggiunto dalle notizie delle violenze, diramò una dichiarazione in cui si guardava bene dal condannare esplicitamente la destra oltranzista. “Condanniamo la violenza e l’intolleranza che proviene da molte parti, molte parti”, scrisse facendo esplodere la rabbia di buona parte dell’opinione pubblica. Solamente due giorni dopo apparve in televisione a dire che “Il razzismo è il male, e chi genera violenza nel nome del razzismo è un criminale, compresi il KKK, i neonazisti, i suprematisti e chi semina l’odio. Sono esseri ripugnanti che si pongono in antitesi con tutto ciò che è caro alla cultura americana”.

Non tutti credettero alla sincerità di quelle parole così tardive. Sua figlia Ivanka non aveva aspettato due giorni per puntare l’indice contro i neonazisti. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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