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La vita ai limiti dello stremo delle KayaYei, le portatrici di merci sulla testa

In Ghana le chiamano KayaYei, sono le “portatrici” che nei mercati di tutta l’Africa sub-sahariana, trasportano merci sulla testa con appositi contenitori di metallo per pochi spiccioli al giorno. Sono tutte ragazze, appena poco più che bambine, fuggite dalle zone più aride e povere dei paesi in cui vivono. In questo caso emigrano dalle Regioni del Nord, dove il clima è quello pre-desertico della fascia del Sahel, per cercare fortuna in città. Ciò che trovano invece è sfruttamento del lavoro, violenza, stupri, povertà estrema. Le KayaYei, parola che deriva da una combinazione della lingua Hausa e Ga e che indica per Kaya, portare e per Yei, il femminile plurale, si possono incontrare in tutti i mercati cittadini. Ad Accra sono al Nima, al Makola e nella ampia e devastata area di Agbogbloshie, dove le abbiamo incontrate e dove sorge la più grande discarica di rifiuti elettronici di tutta l’Africa. Un vero inferno sulla terra. Qui le KayaYei lavorano per più di 10/12 ore al giorno, sotto al sole, senza acqua, cibo, in condizioni igieniche pessime guadagnando, quando la giornata è buona, circa 10 ghana cedi, pari a 1,8 euro. 

Nel caos dei mercati, si sente gridare “kayayo!” quando è richiesta l’assistenza di una di queste ragazze per portare le merci comprate, frutta, verdura e qualsiasi altro prodotto possa trovarsi sui banchi. Ad ogni grido arrivano decine di portatrici in forte competizione l’una con l’altra, per offrire il loro servizio di trasporto e da qui la riduzione del costo fino quasi a una cifra pari al nulla.

Senza l’accesso ai bagni, senza acqua potabile, le giovani, quasi tutte già madri o incinte pur avendo un’età spesso compresa fra i 12 e i 18 anni, sono costrette a spendere quasi tutto quello che guadagnano per comprare bustine di acqua e cibo dai banchetti per sfamare loro stesse e i loro figli. Hindu, la incontriamo ad Agbogbloshie, dice di avere 20 anni, ma ne dimostra 15 e confessa di avere una gran voglia di tornare sui bachi di scuola. Mariam, viene da Tamale, al Nord, ha 12 anni e non è mai andata a scuola. Alice è più matura, è ad Accra da 10 anni. Il suo viso è stanco e dimostra ben più dei suoi 25 anni. Alice dice di non poter ancora tornare nel suo villaggio perché non ha fatto abbastanza soldi per rientrare. Munira ha cinque bambini, uno le è morto, ma è felice di essere riuscita a mandarne due a scuola perché – afferma prima di salutarci – “quando mandi un bambino a scuola educhi un intero villaggio”.  

Come risultato di questa vita insana le KaYayei, oltre a essere soggette a gravidanze precoci e indesiderate e a violenza in quanto dormono per strada, soffrono di diarrea, infezioni alle vie respiratorie, malattie della pelle, dolori alle ossa e alla schiena a causa del peso sulla testa che portano costantemente. Alcune Organizzazioni non governative si occupano di loro in Ghana, come la Society for Women and Aids in Africa o la Marie Stopes International e l’Unfpa, ma c’è ancora moltissimo da fare per salvare queste ragazze dalla condizione di schiavitù e disperazione in cui vivono. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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