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La vita non è un valore supremo o assoluto

GabbianoSu Italia Laica del 25 marzo è apparso un articolo intitolato “Disponibilità e indisponibilità della vita”,  la cui conclusione è la seguente: “La nostra cultura è arrivata ad affermare che la vita umana è un valore indisponibile come principio e dobbiamo pensare che è la cultura che ci ha permesso di civilizzarci. Quindi…  dobbiamo sempre più investire in cultura unico vero contrappeso ad un uso stupido della tecnologia”.

La cultura di chi? Della Chiesa cattolica? La “cultura” di Gesù era diversa, tanto per fare un esempio. Stando al Vangelo, la vita, quella terrena, possiamo anche perderla (cfr Mt 10,39); rimettercela per gli amici (Gv 15,13); necessario è non sprecarla. Per chi la possiede, la vita in questo mondo non ha valore assoluto (cfr Gv 12,25).

La cultura di Jeanne Hersch, tanto per fare un altro esempio, pure è diversa: “Se l’essere umano, fra tutti i viventi, può esigere il rispetto di diritti particolari perché è capace di un impegno libero e incondizionato, e perché la violazione di questi diritti può portarlo a preferire la morte, è evidente che la vita, condizione di tutto il resto, non è per lui il valore supremo o assoluto” (I diritti umani da un punto di vista filosofico, Bruno Mondadori Editore, pag. 90).
Renato Pierri
 
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