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L’accoglienza “condizionata” della Chiesa di Bergoglio

Fabio Perroni 01/12/2016 –
Tratto da: Adista Documenti n° 43 del 10/12/2016 –

L’omosessualità, non nascondiamoci dietro un dito, divide. Divide ancora oggi gli Stati, le società, ma soprattutto le religioni e le Chiese cristiane. Divide.

L’elezione di Bergoglio aveva rappresentato per molti, omosessuali cattolici compresi, un segnale di discontinuità con i 40 anni precedenti di Wojtyla e Ratzinger. Si sperava e si tentava di respirare un vento differente. Credo purtroppo che la sostanza sia molto diversa. Oggi, ad oltre tre anni da quella elezione, possiamo confermare le attese di discontinuità, soprattutto nel campo dell’etica e della morale? Io dico proprio di no. Poco o nulla è cambiato ed esiste una continuità di fondo teologica, con piccolissime aperture più nel campo mediatico e comunicativo che nella dottrina della fede. Nulla o poco è cambiato nella pastorale.

Durante un colloquio con i giornalisti sul viaggio di ritorno dalla visita pastorale in Armenia, Francesco ha risposto in modo netto ad una domanda di una giornalista americana sulle persone Lgbt: «Ripeterò lo stesso che ho detto nel primo viaggio e anche ripeto quello che dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: che non vanno discriminati, che devono essere rispettati, accompagnati pastoralmente». «Se il problema è una persona che ha quella condizione, che ha buona volontà e che cerca Dio, chi siamo noi per giudicarla? Dobbiamo accompagnare bene, secondo quello che dice il Catechismo. È chiaro il Catechismo!». «Io credo che la Chiesa non solo debba chiedere scusa (…) a questa persona che è gay, che ha offeso, ma deve chiedere scusa ai poveri anche, alle donne e ai bambini sfruttati nel lavoro; deve chiedere scusa di aver benedetto tante armi».

Sottolinea e conferma come valida la formula del Catechismo della Chiesa Cattolica, edito nella sua forma definitiva nel 1997, summa del pensiero e del pontificato prima di Wojtyla e poi di Ratzinger. Nel paragrafo 2357 e ss, subito dopo (non a caso) “le offese alla castità”, si legge al riguardo: «Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati». Un macigno. E prosegue: «Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione. Le persone omosessuali sono chiamate alla castità».

Abbiamo qui tutto il programma sulle persone omosessuali tracciata da Bergoglio: accoglienza, non discriminazione, rispetto, delicatezza. In sintesi, il «chi sono io per giudicare». Tutto in perfetta continuità con i pontificati precedenti. La discontinuità vera è come tutto questo viene oggi comunicato. Sono i mass media l’amplificatore positivo di questa non-novità.

Scorrendo gli altri documenti, che l’ex Sant’Uffizio ha redatto nei decenni scorsi, nulla si discosta da questo quadro.

Molti in questi tre anni hanno riassunto la posizione teologica di Jorge Mario Bergoglio in due concetti: unità e incontro. Mi soffermo sull’incontro. Francesco è un uomo che incontra, che accoglie, che incontra i confini dell’essere umano, e che ricorda spesso che nell’incontro si placa quella sete di Dio. Ma questo incontro per essere vero, profondo, deve operare dei cambiamenti. Deve rivoluzionare le mie certezze. E ci vuole, per questo, il coraggio della fede. La continuità con il passato sta proprio in questo passaggio. Accogliere, non discriminare, ma senza sgretolare le certezze scritturistiche, filosofiche e antropologiche su cui si basa l’esclusione delle persone lgbt.

Non a caso, proprio il documento simbolo di questi tre anni, applaudito come il vero manifesto bergogliano per la famiglia di oggi, l’Amoris Laetitia, non presenta nessun punto di discontinuità rispetto al passato. Infatti troviamo: «Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare “ogni marchio di ingiusta discriminazione” e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza». «Nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che “circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”; ed è inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il matrimonio fra persone dello stesso sesso».

Ancora una volta tutto nella tradizione. Infatti tutto è sempre e solo centrato sulla persona. Le sue relazioni? I suoi amori? L’obbligo ad una vita casta asessuata? Come può una persona Lgbt essere fedele al proprio orientamento ed essere accolta da una Chiesa che segue il Vangelo di liberazione di Gesù?

Non posso, per problemi di spazio, addentrarmi nell’analisi di questa condanna degli atti omosessuali e nel problema della confessione. Lancio solo una provocazione: si pensi ad una coppia stabile che si ama, che si completa nella vita insieme, nel dono di sé, nel vivere profondamente quegli atti omosessuali condannati dal Magistero. Dovrebbe confessarsi. Ma confessare cosa? Il loro amore! Confessare il loro volersi bene, il rispettarsi, l’amarsi. La loro complementarità, il sentirsi famiglia!

Poco o nulla cambia in questa visione. Non cambia la struttura, la prassi di accoglienza dei figli delle famiglie arcobaleno. I figli vanno sempre accolti e battezzati. Ma i genitori?

Tralasciamo il no alle ordinazioni ministeriali delle persone omosessuali, voluta da Giovanni Paolo II e mai annullata né da papa Benedetto XVI né tantomeno da Francesco. Allontanati perché, in fondo, incapaci di raggiungere una maturità affettiva, secondo il Magistero. Anche se, nella prassi, continuano le ammissioni agli ordini e nei vari istituti religiosi di persone Lgbt.

Ma leggiamo dall’Istruzione della Congregazione per l’Educazione Cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri: «Dal Concilio Vaticano II ad oggi, diversi documenti del Magistero – e specialmente il Catechismo della Chiesa Cattolica – hanno confermato l’insegnamento della Chiesa sull’omosessualità. Il Catechismo distingue fra gli atti omosessuali e le tendenze omosessuali. Riguardo agli atti, insegna che, nella Sacra Scrittura, essi vengono presentati come peccati gravi. La Tradizione li ha costantemente considerati come intrinsecamente immorali e contrari alla legge naturale. Essi, di conseguenza, non possono essere approvati in nessun caso. Per quanto concerne le tendenze omosessuali profondamente radicate, che si riscontrano in un certo numero di uomini e donne, sono anch’esse oggettivamente disordinate e sovente costituiscono, anche per loro, una prova. Tali persone devono essere accolte con rispetto e delicatezza; a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Esse sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare. (…) Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate».

In tutti i documenti si sottolinea che l’accoglienza delle persone Lgbt debba essere fatta con tenerezza. Sono lontani i tempi in cui l’accoglienza era compiuta con il fuoco delle pire. La vera accoglienza con tenerezza è il nodo, nodo che segnerebbe la discontinuità con il passato: riscrivere, finalmente, il piano di Dio riguardo l’amore degli uomini e delle donne. La vera sfida teologica, ecclesiale e pastorale di questi nostri anni. Educare all’amore vero, pieno, accogliente solo questo è il campo su cui si gioca la credibilità del messaggio di Cristo.

La vera discontinuità si gioca sull’ascolto delle persone, delle loro vite, delle ferite inflitte nei secoli, dei loro amori profondi. Amori che sono parte del piano di Dio per il creato. È accogliere senza se e senza ma, chi ama ed è amato. Anche se è fuori dagli schemi millenari della Chiesa cattolica romana e di una Scrittura decontestualizzata. Accogliere le coppie negli stessi termini di “rispetto, compassione, delicatezza”. E di accoglienza vera e piena.

La Chiesa disegnata in questi anni da Bergoglio è la Chiesa della “misericordia” per tutte e tutti. Nessuno escluso. Ma alle sue regole. Bergoglio parla e amplia quel colonnato del Bernini verso una accoglienza per tutti, senza modificare nessun documento di “ingresso” in quell’abbraccio. Mentre la vera discontinuità sarebbe una Chiesa dell’inclusività, dove non regna l’anarchia del tutti dentro a qualsiasi condizione, ma “dello stare dentro” perché figli e figlie di Dio, creati a sua immagine, creature amate e che amano. Con tutte le responsabilità e le conseguenze di questi amori.

Solo riscrivendo l’etica dell’amore per eterosessuali ed omosessuali insieme, potrà esserci accoglienza vera e inclusività. Il differente sarà un valore valorizzato.

Solo quando l’amore, espresso nelle sue molteplici forme, come sinfonia, troverà accoglienza, solo in quel momento le persone Lgbt saranno veramente incluse nella comunità ecclesiale. E alla fine la profezia di don Franco Barbero «fate l’amore sotto il sorriso di Dio» diventerà realtà.

Fabio Perroni è impegnato sulla questione “fede e omosessualità”, in una visione ecumenica contro i recinti confessionali. È stato responsabile del gruppo romano di Noi siamo Chiesa e animatore di alcuni gruppi di aiuto e ricerca sul tema a Roma. Cura il blog www.insolitieimprobabili.it

* Foto di Alfredo Borba, tratta dal sito Wikimedia Commons, licenza e immagine originale. La foto è stata ritagliata. Le utilizzazioni in difformità dalla licenza potranno essere perseguite

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