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Lacrime e speranza, l'abbraccio dell'Italia alle vittime

Ascoli Piceno – E’ il giorno del lutto e del dolore. E’ il vescovo di Ascoli Piceno a dare voce al dolore e alla commozione di un Paese intero durante le esequie solenni per le vittime del versante marchigian in una palestra del capoluogo piceno. “Il terremoto può togliere tutto, tutto, ma non il coraggio della fede”, ricorda monsignor Giovanni D’Ercole durante l’omelia nell’impianto sportivo dove sono allineate 35 bare. Fra queste, i due feretri bianchi delle piccole Giulia, 9 anni, e Marisol, 18 mesi. 

 

Nel frattempo le ricerche dei soccorritori procedono senza sosta e il bilancio delle vittime si aggrava: il ritrovamento di sette cadaveri ad Amatrice  fa salire il numero totale dei morti a 291.

 

Presenti, alla cerimonia, le alte cariche dello Stato: Sergio Mattarella, che in mattinata ha visitato Amatrice e Accumoli, i due centri del reatino maggiormente colpiti dal sisma , e Matteo Renzi, accompagnato dalla consorte Agnese che – durante la funzione – non riesce a trattenere le lacrime. Ci sono pure  i presidenti del Senato Pietro Grasso, della Camera Laura Boldrini, e il vice presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente all’arrivo abraccia cerca il collega di Arquata del Tronto Leandro Petrucci.

 

 Fa caldo nell’impiantogremito di parenti e amici, rappresentanti istituzionali, sindaci e gonfaloni. Qualcuno si fa aria con ventagli e mani, qualcuno si sente male e deve uscir.
 
Per i funerali solenni delle vittime marchigiane del terremoto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella arriva dopo aver visitato Amatrice e Accumoli. Tra i banchi ci sono anche il premier Matteo Renzi con la moglie Agnese Landini,

“Questa notte ho rivolto questa domanda a Dio: e adesso che si fa’? Queste persone che hanno perso tutto, strappati dalla loro famiglia, che cosa faranno? Il terremoto ha accomunato paesi fratelli, da Pescara del Tronto ad Amatrice”, sototlinea monsignor D’Ercole durante l’omelia. “Guardando appena oltre le lacrime possiamo vedere qualcosa di piu’ profondo. Il coraggio della fede, la nostra scialuppa di salvataggio”, aggiunge. “Il terremoto toglie tutto con la sua violenza ma il non il coraggio della fede”, assicura il vescovo, che cita una frase di Don Camillo nel celebre libro di Guareschi, dopo un alluvione. “Chi non perde la fede sara’ ancora ricco”. 

Terremoto, il giorno del lutto – FOTO

“Quando penso al terremoto – prosegue – mi viene in mente l’aratro che spacca la terra, dissoda ma sotto il solco che lascia rinasce la vita. Ecco sotto le macerie c’e’ qualcosa che dice a noi che le nostre campane torneranno a suonare”. 

Ci siamo e ci saremo”: e’ la rassicurazione data dal premier, Matteo Renzi, ad alcuni sindaci presenti ai funerali. Accanto la moglie Agnese Landini cede alla commozione e si lascia andare alle lacrime dopo che la familiare di una vittima si e’ avvicinata al premier dicendo poche parole. Renzi cinge per un istante la moglie con il braccio sinistro, come a darle sostegno.

Mattarella ai soccorritori: “grazie per ciò che fate, è straordinario” 

Prima di arrivare nelle Marche, il capo dello Stato visita Amatrice, raggiungendo a piedi la zona rossa. Accompagnato dal sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, che anche oggi indossa una felpa bianca con la scritta in rosso ‘Amatrice’, e dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, Mattarella saluta alcuni volontari e vigili del fuoco, ringraziandoli “per tutto cio’ che state facendo, uno sforzo straordinario”. Poi il presidente vola ad Accumoli, epicentro del sisma, per giungere infine ad Ascoli, accolto dall’applauso delle persone presenti.

Intanto, la terra continua a tremare. Nella notte sono state registrate diverse scosse, la piu’ forte alle 4:50 di magnitudo 4.0 in provincia di Ascoli Piceno. Quanto alla zona di Accumoli, secondo un’analisi di Cnr e Ingv, il suolo si è abbassato di 20 centimetri. Solo nelle ultime 12 ore le scosse sono state 220, di cui 10 con magnitudo compresa tra 3 e 4.
 

Lacrime alle esequie, il grande abbraccio alle vittime nella palestra di Ascoli

 

 

Il bilancio delle vittime – Sale a 290 il numero delle vittime del terremoto. Altri sei corpi privi di vita sono stati recuperati ad Amatrice, dove complessivamente le vittime sono finora 230, mentre restano ferme a 49 quelle di Arquata del Tronto e di 11 quelle ad Accumoli. Il dato e’ ufficiale, confermato dal Dipartimento della Protezione civile. I feriti in ospedale sono invece 388, mentre continuano le ricerche dei soccorritori nel Reatino che, nonostante le speranze di trovare ancora in vita persone sotto le macerie siano sempre piu’ sottili, quasi nulle, continuano a scavare. Non ci sono piu’ dispersi, invece, nell’area marchigiana, come riferito dai vigili del fuoco. 

 

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L’allarme della Commissione Grandi Rischi – La Commissione nazionale Grandi Rischi ha lanciato l’allarme sulla possibilità di nuovi terremoti di “elevata magnitudo” nella zona già colpita dal sisma: ci sono tre aree contigue alla faglia responsabile della sismicita’ in corso che non hanno registrato terremoti recenti di grandi dimensioni e “hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo”, tra 6 e 7, quindi di intensita’ pari ed oltre quella registrata nella notte tra martedi’ e mercoledi’ nel Reatino e nell’Ascolano: queste aree “identificano possibili futuri terremoti nella regione gia’ colpita dagli eventi degli ultimi anni”, ha sottolineato la Commissione nazionale Grandi Rischi.

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E’ salito a 2100, a fronte di una disponilita’ di 3500 posti letto, il numero di persone che hanno trovato alloggio nelle tende allestite dalla Protezione civile e dai volontari nelle zone terremotate di Lazio e Marche. Vanno poi aggiunte le 600 persone che hanno trovato riparo nelle tende allestite in Umbria, in particolare nella zona di Norcia dove il terremoto non ha causato vittime.

Si scava ancora, ma “speranze flebili” – Si cerca ancora, si scava ancora tra le macerie, specie nella zona di Amatrice e nelle sue frazioni, perche’ la speranza c’e’ fino all’ultimo, si crede ancora in un miracolo, “ma con il trascorrere delle ore questa speranza si fa sempre piu’ flebile”, ha spiegato il prefetto Bruno Frattasi, capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

 

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 (AGI)

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