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L’Africa tra timide aperture e oscurantismo

Essere gay oggi nel continente neroafricagay

Elena Romanello

La Spagna ha festeggiato con una grande festa al Pride i dieci anni di matrimonio gay, un qualcosa che nemmeno i governi conservatori post Zapatero hanno provato a toccare anche perché garantisce un bell’indotto economico ogni anno, la cattolicissima Irlanda ha deciso con un referendum che tutti e tutte, gay e lesbiche compresi, devono potersi sposare, la Corte suprema degli Stati Uniti ha legalizzato il matrimonio su tutto il territorio.

Realtà molto diverse dall’Italia, certo, ma anche e soprattutto dai molti Paesi in cui essere omosessuali è ancora problematico e pericoloso.

In Africa solo il Sud Africa ha legalizzato le nozze gay, non riuscendo ad eliminare omofobia e violenza, a cominciare dai cosiddetti stupri correttivi ai danni di donne lesbiche, problema strisciante anche in Occidente ma lì più grave.

Nel resto del Continente la situazione è spesso molto critica, a causa di leggi tra l’altro che risalgono quasi sempre al periodo del colonialismo, e che erano ricalcate sulle norme restrittive di alcuni Paesi, Gran Bretagna in testa. Norme che sono state abolite in madrepatria, ma non nelle ex colonie, dove prima dell’avvento dei bianchi l’omosessualità era un comportamento accettato e praticato a vari livelli.

Uno dei Paesi africani messi peggio è l’Uganda, dove è stata approvata una legge che proibisce ogni attività omosessuale con gravi sanzioni, anche se mitigate dalla Corte Suprema: nonostante questo, nel 2014 c’è stato il primo Pride, a rischio, e c’è un movimento in rete che chiede di supportare le associazioni locali, come la Freedom and Roam Uganda (FARUG) e la Sexual Minorities Uganda (SMUG), ma anche di stare attenti a quale confessione evangelica si danno soldi, visto che sono molte a fiancheggiare il governo nella sua politica di odio.

Una Chiesa locale che si sta muovendo in direzione dei diritti GLBT è la Saint Paul’s Voice Center (SPAVOC), fondata dal reverendo Patrick Leuben, lui stesso omosessuale dichiarato.

Il Mozambico, paradiso tropicale per vacanze da super ricchi, ha recentemente depenalizzato l’omosessualità, cancellando la norma che era stata introdotta ai tempi della colonizzazione portoghese, che puniva ogni “devianza sessuale” con anni di lavoro forzato. In realtà gli omosessuali e le lesbiche erano raramente puniti nel Paese, ma da secoli sono discriminati e messi ai margini della società, e ora la sfida è riconoscere loro lo status di pieni cittadini, contro la discriminazione soprattutto nell’ambito medico e giuridico.

Una strada ancora molto lunga, ma che pian piano forse si potrà percorrere, per cercare di cambiare e magari per dare un segnale al resto del mondo a Sud dell’equatore, culla del genere umano e non solo.

http://www.articolotre.com/2015/07/lafrica-tra-timide-aperture-e-oscurantismo/

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