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Laicità e fede

Di Renato Piccini –

La laicità non vive certo il suo momento migliore.

Discorsi e interpretazioni di fonti diversissime fanno apparire la laicità come un “nemico” da combattere, un “ostacolo” da abbattere, un elemento di “disturbo” da disinnescare al più presto.

La religione/religiosità sembra occupare uno spazio sempre più ampio e non negli aspetti positivi, di valori etici di una fede, ma nei connotati più deleteri, facendone spesso un uso funzionale alla politica.

Certo, nulla di nuovo… e soprattutto in Italia, ma negli ultimi tempi si assiste a fatti sempre più lontani da una visione laica della società e dello Stato, che dovrebbe essere difesa come tradizione in molti paesi.

Ne è un esempio il giuramento di Salvini su rosario e Vangelo (senz’altro un’edizione “censurata” soprattutto da espressioni tipo «ero straniero e mi hai accolto», «siete tutti fratelli, figli dello stesso padre», «quanto avete fatto ad uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me», «ama il prossimo tuo come te stesso», ecc… ecc…).

Non proprio all’insegna della laicità (sembrava all’inizio un punto condiviso del suo movimento) appare il bacio di Di Maio della reliquia di San Gennaro… Niente di nuovo neppure qui… la propaganda politica, la corsa al potere richiedono ben altri “sacrifici” che questo!!!

In Spagna, all’onnipresenza di ministri e rappresentanti politici alle più svariate manifestazioni religiose cattoliche del periodo pasquale in nome – dicono – della tradizione, si aggiungono, dalle ore 14 del giovedì santo alle ore 00,01 della domenica di pasqua, le bandiere a mezz’asta in caserme, basi militari, sede centrale e delegazioni territoriali del ministero della difesa in commemorazione della morte di Gesù.

In Baviera tornano di nuovo i crocifissi all’ingresso di tutti gli edifici pubblici come «riconoscimento dell’identità e del carattere culturale cristiano-occidentale» bavaresi. Una decisione di chiaro segno politico, visto che Markus Söder, leader del governo locale, ha affermato che «la croce non è un simbolo religioso (sic!!!) e non viola l’esigenza di neutralità».

Su un altro fronte, ma non per questo meno sconcertante, è il Corso di esorcismo e preghiera di liberazione, a cui sono iscritte duecentocinquanta persone, offerto a Roma dall’università dei Legionari di Cristo, una delle congregazioni cattoliche più integraliste, come risposta ad una crescente “necessità” per soddisfare le sempre più numerose richieste in tutto il mondo: si parla di mezzo milione di esorcismi, il triplo di dieci anni fa.

L’ultimo “strappo” alla laicità dello Stato viene dalla Francia, là dove, fin dai tempi della rivoluzione, più netta è sempre stata la distinzione tra Stato e Chiesa.

L’appello di Macron a “riparare” il “rapporto deteriorato“ tra Chiesa e Stato è suonato, da destra e sinistra, come un attentato alla laicità dello Stato: è stata “oltrepassata la linea rossa” della storia francese.

«La politica ha bisogno della fede dei cattolici. […] Il paese ha bisogno della Chiesa. […] La Francia oggi ha bisogno della “linfa cattolica”. […] La Repubblica attende dai cattolici tre doni: saggezza, impegno, libertà».

«Sui migranti c’è chi ci accusa di non accogliere con sufficiente generosità e chi ci accusa di buonismo: cerchiamo di conciliare il diritto con l’umanità. Lo stesso papa Francesco ha invitato alla prudenza»[1].

«La laicità non ha la funzione di strappare dalle nostre società lo spirituale in nome del temporale, né di sradicare la parte sacra che alimenta tanti nostri concittadini».

E il ministro dell’Interno specifica che Macron intende dire che «l’uomo non è solo l’aspetto materiale, ma c’è una ricerca assoluta di spiritualità, di dar senso alla vita».

Da ciò si deduce che la laicità rappresenta un ostacolo per l’aspetto spirituale delle persone, ma «la spiritualità è un patrimonio della ragione»[2] non “riserva” di ambiti religiosi.

La fede in una qualche forma di trascendenza va oltre il campo della ragione in quanto appartiene ad orizzonti e proposte diverse… se vissuta negli aspetti più positivi e validi, se intesa “laicamente”, offre molte “ragioni” per un diritto di cittadinanza nel presente storico dove contribuisce ad inserire forti dinamiche morali ed etiche.

Ne troviamo esempi in tutto il mondo, in ogni storia e geografia, là dove i valori del vangelo sono vissuti come valori umani tout court e il loro sviluppo e difesa sono ritenuti responsabilità comune, qualunque sia la propria visione del mondo, la prassi e il pensiero che ci guidano.

Laicità e Fede

Sono arrivato alla laicità, o meglio a capire il valore della laicità, attraverso la fede, attraverso le contraddizioni della fede.

Normalmente si concepisce la laicità come l’opposto della fede, anzi, all’opposizione della fede, sia a livello razionale che di coscienza, ma in questo contrasto v’è un enorme equivoco, anzi la somma di diversi equivoci.

È bene chiarire il concetto di laicità e di fede per cogliere i loro specifici, e comuni, valori e per creare un dialogo tra coscienza e razionalità.

La laicità pone al centro il valore supremo della ragione e della coscienza, la fede propone alla libera scelta di coscienza alcuni valori che vanno oltre la capacità razionale senza tuttavia cancellare e oscurare il giudizio della ragione.

Una fede è frutto di una libera scelta della coscienza, alla cui sfera appartiene, la laicità invece si colloca al livello della ragione. Aristotele assimila, “confonde”, ragione e coscienza, ma è pur certo che i valori della ragione e della coscienza sono in dialogo, seppur spesso in profonda contraddizione.

È evidente che sia da parte della ragione che della fede non vi possono essere dettami assoluti, ma un libero cammino di ricerca della verità.

Ecco perché il credente deve integrare alla fede una “coscienza” frutto di un profondo cammino dei suoi “valori laici” che costituiscono il patrimonio di ogni singola persona come dell’intera storia umana.

La fede, religiosa o politica, deve essere sottoposta alla critica della pura ragione, e ciò a livello sia di una coscienza personale che comunitaria.

Uso il termine “comunitario” in senso di “continuità storica”, perché ciò coinvolge tutto il percorso della storia umana.

S’impone, allora, un interrogativo fondamentale: la fede “religiosa” è solo un’espressione della singola persona o può essere manifestazione di una coscienza comunitaria?

La risposta non è univoca, dipende sia dall’espressione reale della singola fede che dai suoi stessi contenuti; in ogni modo a fondamento devono esservi i valori essenziali della persona umana, gli stessi condivisi da una coscienza laica.

Diventa, quindi, necessario distinguere la fede come “valore” dalla “fede dottrinale”, che pone le sue radici in principi espressione di una particolare dottrina.

Qui si pone la radice del contenzioso tra fede e ragione.

La dottrina ha una sua dimensione che si può definire “filosofica”, ma proprio per questo è sottoposta alla critica razionale e in tal senso può non essere accettata come “dono di fede”, ma nei giusti limiti razionali che ne definiscono la stessa credibilità.

Ne abbiamo una chiara dimostrazione, tra tante altre, nel vasto pensiero della Summa teologica di Tommaso d’Aquino, uno sforzo per dare alla fede una logica che dia alla ragione la “legittimità filosofica” del credere, togliendo ogni dubbio razionale.

La fede non deve mai negare né oltrepassare i diritti della ragione, non può dimenticare gli infiniti “perché” della ragione, ma giustificare, nell’infinito mondo del possibile, valori preziosi che possono creare uno strumento essenziale per illuminare le scelte libere della stessa coscienza.

Una fede, pur preziosa e profonda che sia, non può dimenticare i fondamentali “perché” della coscienza storica.

Anzi, non solo non cancella ogni dubbio ma pone alla coscienza, intesa come centro critico del pensiero, interrogativi più profondi, a volte drammatici.

L’uomo, la mente umana, hanno un bisogno vitale della verità… ma la verità resta il valore più indefinibile dalla coscienza, e proprio nel momento in cui “sembra possederla”, sorgono nuovi dubbi, interrogativi e nasce una nuova zona di oscurità.

Si afferma pure che la fede appartiene alla sfera della contemplazione… c’è in questo una verità parziale perché riduce la fede ad un valore puramente intimo, con poco valore e senza esito, anzi, diventa un tormento solo interiore e inutile, che porta, “all’inutilità di Dio”.

Dio diventa la risposta obbligata al limite della nostra conoscenza: dove si ferma la conoscenza dell’uomo, lì nasce e trova spazio l’idea di Dio. Dio diventa, finisce per diventare, il frutto della nostra ignoranza.

Solo una fede che si “sporca” con il cammino della storia propria e collettiva è un valore prezioso razionale-culturale e concreto delle personali e comuni scelte.

La fede può andare oltre la ragione, ma non contro la ragione.

Una fede che ha le radici nell’oscurità della ragione “genera mostri”, come avviene se e quando i “credenti” delle più diverse religioni possono essere convinti, in nome del dio che viene loro annunciato (o forse imposto!), a escludere, giudicare e condannare chiunque non “creda” come loro, chiunque non si lascia “convertire” all’unico dio, chiusi in “torri d’avorio”, in una specie di “apartheid della fede”[3], per non parlare del sospetto, e spesso condanna, verso le moderne conquiste della scienza[4]; un’ulteriore conferma sono le “lotte di religione” di ieri e di oggi…

Si assiste ad una spirale di sospetto, rifiuto e violenza che giunge sino all’omicidio, ai massacri, al disprezzo assoluto per la vita dei cosiddetti “infedeli” [5].

La religione, con la pretesa di aprire nuovi orizzonti alla coscienza ed al cammino storico dell’umanità, nasconde e a volte seppellisce la libera coscienza critica della stessa ragione.

E quando avviene questo “funerale”, l’uomo-donna non è più se stesso e perde l’essenza stessa della sua esistenza.

Ecco perché bisogna temere più le “ideologie” delle armi, soprattutto se distruggono la coscienza critica e la stessa ragione, come ogni ideologia che ha per fondamento e forza un’“ideologia religiosa”.

E qui nasce la difficoltà di far coincidere l’assoluto rispetto e salvaguardia della ragione di fronte ai dogmi della fede, di ogni fede.

La laicità pensata come veicolo di libero pensiero è essenziale per creare una coscienza libera.

La libertà di coscienza, o meglio frutto di una libera coscienza, è essenziale alla ricerca della verità che, per essere il valore supremo della ragione, è fondamentale alla stessa dignità della persona.

Più si aprono le porte al dialogo non solo di compromessi politici, ma a livello di coscienza, culturale… meglio è per tutta la società, laici, credenti e non credenti.

Ecco una distinzione non facile da capire: la distinzione tra laici e credenti.

Ed allora proviamo a fare uno sforzo culturale, di coscienza culturale.

La laicità pone al centro l’uomo – le sue esigenze, le sue realtà -, la persona umana come valore supremo e riferimento unico per l’edificazione della società civile.

Per laicità s’intende, quindi, la completa “autonomia dell’uomo” che gli permette di vivere un rapporto critico e creativo con il proprio patrimonio ideologico.

Laicità non equivale a rinuncia della propria matrice culturale, ma è il metodo critico e storico con cui principi e idee sono assunti e vissuti nell’esperienza storica, collettiva e individuale, e tradotti in valori.

Laicità intesa non come apoliticità, ma come pieno coinvolgimento di tutta la problematica umana, ponendosi al servizio totale e disinteressato delle diverse necessità emergenti.

Laicità è ricercare le origini stesse dell’umanità, la sua coscienza di “essere presente” lungo il cammino storico dell’esistenza, sia personale che comunitaria, è ridare alla ragione il suo posto essenziale nel percorso storico, la coscienza del proprio essere e del proprio sapere, una presa di coscienza della sua umanità, della sua ricchezza razionale.

La ragione non può avere alcun limite nella sua essenza ed esistenza, nell’esperienza e nell’espressione storica.

La ragione non è contraria, non si oppone ad un’esperienza che può essere fuori dalla sua “competenza razionale”, purché non neghi i presupposti e i contenuti di una razionalità totalmente libera.

Questa libertà, che ha le sue radici nell’esistenza ed essenza della stessa ragione, non è illimitata perché è condizionata alla verità, anzi dalla ricerca della verità.

La ricerca della verità è spesso un cammino lungo, oscuro, difficile, ma è la ragione dell’esistere e dell’essere della stessa ragione.

Qui allora si pone un interrogativo secolare: quid est veritas?

1 Vedi Renato Piccini, La prudenza di Papa Francesco, settembre 2017 www.fondazionegpiccini.org

2 Renato Piccini-Paola Ginesi, “Spiritualità, un patrimonio della ragione”, in Una lettura del nostro tempo tra denuncia e utopia, QFGP 010 volume II, Fondazione Guido Piccini 2018

«C’è una sostanziale differenza fra religiosità e spiritualità. La religiosità è l’aderenza a norme e dogmi di una qualsiasi religione che indica le regole della vita. La spiritualità qualifica ogni essere vivente e si manifesta, in primo luogo, come “consapevolezza di sé”, non condizionata da alcuna adesione morale ed etica. La strada della spiritualità è la coscientizzazione personale e sociale che sviluppa il meglio dell’essere umano, supera le paure e suscita speranza, è strumento di progresso, di trasformazione e mobilitazione sociale in vista di cambiamenti profondi che suppongano più giustizia, equità, libertà, dignità… per tutti».

3 È recente la notizia della nascita a Cracovia del primo quartiere residenziale, «affidato nelle mani di Dio», solo per cattolici, destinato a chi «sogna una casa al cui centro vi sono uomini felici che contano su Dio e in lui trovano ispirazione, sostegno, sicurezza».

4 Possono bastare come esempio la condanna dell’evoluzionismo e il tentativo di imporre (come di fatto avviene in alcuni luoghi, soprattutto negli USA) l’insegnamento basato sul “creazionismo” o la condanna della contraccezione, che potrebbe contrastare l’epidemia di AIDS in Africa (e non solo), gli ostacoli posti alla bioetica…

5 Sintomatici gli episodi in cui aderenti al Movimento per la vita (sic!), soprattutto negli USA, uccidevano i medici che, legalmente, praticavano l’aborto.

http://www.italialaica.it/news/articoli/58534

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