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“L'aiuto di Trump poteva costarmi l'ergastolo”

​In qualche modo il suo nome resterà per sempre legato a quello di Meredith Kercher, la ragazza inglese uccisa a Perugia nel 2007, ma Amanda Knox, scagionata nel 2015 da tutte le accuse di omicidio dopo 4 anni trascorsi dietro le sbarre, prova a essere una donna nuova: collabora costantemente con il quotidiano West Seattle Herald e, archiviata per sempre la storia con Raffaele Sollecito, convive con il fidanzato. Ci prova, perché scrollarsi di dosso del tutto un passato così pesante è impossibile. Lo ha raccontato lei stessa nel libro “Waiting to be heard” pubblicato nel 2013 e torna a ribadirlo ancora in una nuova intervista a Rolling Stone durante la quale si mette a nudo e ne approfitta per togliersi qualche sassolino nella scarpa. Il bersaglio? La giustizia italiana. E anche Trump, che a quel tempo sposò la sua causa. 

Hai fatto causa all’Italia per violazione dei diritti umani durante il processo. A che punto è il dossier? 

La Corte europea per i diritti umani ha accolto il ricorso (presentato nel maggio del 2016, ndr). Ma sono ancora in attesa di conoscere il verdetto. Ho denunciato, in particolare, il fatto di avermi negato il diritto di avere un avvocato, di avermi colpita durante gli interrogatori – un metodo illegale – e per il fatto che tutto ciò che è accaduto si ripercuote sulla mia intera vita. Spero che il Tribunale lo capisca. Non c’è alcuna garanzia che l’Italia riconosca che quello che ha fatto è sbagliato, ma almeno sarei felice se venisse stabilito che ciò che è accaduto in quella stanza non era legale. 

Cosa accadde?

Mi interrogarono per oltre 53 ore in cinque giorni. Il risultato fu che l’interrogatorio finì nel modo sbagliato che tutti abbiamo visto. Non mi lasciavano uscire senza che affermassi qualcosa che includesse il nome di qualcuno. Questa cosa insana di estorcere false confessioni è molto comune. Non c’è alcun bisogno di colpire le persone o di molestarle verbalmente e psicologicamente. C’è un motivo se tutto ciò è definito illegale. Ero una ragazza di 20 anni senza precedenti con la giustizia e con un livello di italiano pari a quello di un bambino di 10 anni.

Lo scorso anno a Rudy Guede – condannato a 16 anni per l’omicidio di Meredith – sono state concesse 36 ore da uomo libero. Cosa gli avresti detto se lo avessi incontrato? 

Non so. Mi spaventerebbe. Qualcuno mi ha detto qualche giorno fa: “come sarebbe che non hai mai conosciuto un malvagio? E allora la persona che ha ucciso Meredith?”. Non voglio incontrare mai più quella persona, quello che ha fatto è stato terribile, ma so che chiamandolo “cattivo” non capirò mai perché lo ha fatto. Ho compreso il pubblico ministero, Giuliano Mignini: per quanto le sue idee fossero folli, almeno ho capito da dove venissero fuori. Ho capito che aveva motivi nobili e che in fondo ha a cuore le persone. Ho capito perché e come de-umanizza le persone e come lo ha fatto con me. Ma non ho ancora capito Guede. Non ce l’ho con lui, ma mi spaventa. 

Alcune persone che hanno visto il documentario di Netflix “Amanda Knox” ti credono colpevole. Cosa ne pensi?

Credo che abbiano avuto qualche brutta esperienza che ha lasciato loro delle paure che ora stanno proiettando su di me. Sembra un’interpretazione clinica, ma quello che intendo è semplicemente che tutti noi osserviamo il mondo attraverso le lenti dei nostri desideri e delle nostre paure. Alcuni mi vogliono vedere come una femme fatale, altri come un’assassina. Non posso fare nulla per far cambiare loro idea. E non è nemmeno compito mio. E’ stato già abbastanza assurdo dover provare la mia innocenza la prima volta. 

All’epoca Donald Trump si è speso per la tua causa e ha sollecitato altri su Twitter a boicottare l’Italia fino alla tua liberazione. Secondo il New York Times, il presidente era molto arrabbiato per il fatto che hai sostenuto Hillary Clinton alle ultime elezioni. Hai mai parlato direttamente con Trump?

Mai. Sono venuta a conoscenza della sua opinione attraverso i social media, come chiunque altro. Lo ringrazio per avermi aiutata, ma il modo in cui il gesto è stato interpretato nei tribunali italiani avrebbe potuto danneggiarmi moltissimo. Non è sembrata una difesa ma una sorta di bullismo, di arroganza da parte degli americani nei confronti degli italiani. Come se gli americani si sentissero in diritto di dire agli italiani cosa fare. Avrei preferito che Trump avesse agito con maggiore prudenza. 

Cosa pensi del suo governo?

Sono molto preoccupata. Credo che il cambiamento climatico sia un problema mondiale e che non stiamo offrendo un buon servizio chiamandoci fuori dalla partita dell’energia pulita, che rappresenta il futuro. E’ sconcertante sapere che siamo tornati all’era del carbone. Senza parlare dei passi indietro che stiamo facendo sulla discriminazione. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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