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L'ambasciatore del futuro? "Si faccia due anni in un'impresa"

di Davide Sarsini Novak
Il diplomatico del futuro? “Renderei obbligatorio fare un apprendistato di uno o due anni in un’impresa prima del concorso”.  In questo suggerimento c’è tutto Francesco Paolo Fulci,  ambasciatore in pensione e presidente della Ferrero, un uomo che conosce meglio di ogni altro le trasformazioni della carriera diplomatica nel XXI secolo, di cui è stato protagonista prima di passare al colosso dolciario. L’Agi gli ha chiesto di spiegare come sta cambiando pelle questa carriera, sempre più al servizio della penetrazione del Sistema Italia in un mondo interconnesso e globalizzato. 
“Ci sono stati cambiamenti biblici, inimmaginabili quando ero a inizio carriera”, ha rievocato, “all’epoca il sogno erano gli Affari politici o un incarico a Washington o Parigi, ora meglio essere in prima linea all’Ue o in una piazza economica come Shanghai”.  “I Paesi anglosassoni lo fanno da decenni, noi abbiamo cominciato ad arrivarci in modo molto graduale, a partire dagli anni ‘80”.
“Oggi”, ha sottolineato Fulci, “il diplomatico deve essere al servizio del Sistema Italia e per questo renderei obbligatorio un apprendistato di uno o due anni in un’impresa prima del concorso diplomatico per capire quali sono le necessità”.  Fermo restando,  ha aggiunto, che “resta valido il mio suggerimento di fare sempre un’esperienza in consolato a inizio carriera per conoscere e capire meglio le nostre comunità all’estero, una grande risorsa per il Paese”.
 L’85enne ex diplomatico messinese, che è stato alla guida dei servizi segreti al Cesis e indimenticabile rappresentante permanente all’Onu  nella battaglia contro i nuovi seggi permanenti in Consiglio di sicurezza, aveva capito prima di altri il nuovo mantra della diplomazia: interdisciplinarità, rapidità, preparazione e comunicazione. Al Palazzo di Vetro si ricordano ancora di come conoscesse a memoria il nome di battesimo di ogni singolo diplomatico straniero, in modo da carpirne più facilmente la fiducia e la benevolenza alla causa italiana.
Guardando al futuro, Fulci traccia quattro regole, vecchie e nuove, per il buon ‘diplomatico 2.0’
 
1) SAPER COMUNICARE Nell’era di Internet e dei Social, “guai a chi non sa comunicare, chi non lo sa fare perde, vanifica tutto quello di buono che può aver fatto. Bisogna saper fare appello alla razionalità e soprattutto alle emozioni della gente”. 
 
2) CONOSCENZA DIRETTA “Fare esperienza sul campo di ciò di cui ci si occupa”, studiando i Paesi, le imprese, i media, le comunità all’estero.
 
3) SPIRITO DI SQUADRA “Nel mondo si vince se si hanno alleati, bisogna far prevalere sempre l’obiettivo comune  all’interno di un’ambasciata come in una coalizione. Se si riesce a creare un ‘dream team’ di gente che lavora per lo stesso obiettivo, il più è fatto”. 
 
4) OBIETTIVI CHIARI E PRECISI  “Vanno definite in modo chirurgico le  finalità da raggiungere e su quelle ci si deve concentrare come un raggio laser”.
 
5) SISTEMA- PAESE “E’ fondamentale in un mondo così competitivo, se c’è coesione tra istituzioni e mondo delle imprese i vantaggi sono enormi”. (AGI)
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