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L’amore è civile

Luca De Risi

Quanto tempo è stato necessario? Da quando è in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana, sessantotto anni. L’approvazione della nuova Legge sulla Unioni Civili al Senato, ci offre l’occasione di andarci a rileggere gli articoli 2 e 3 della nostra Carta Costituzionale. Si scopre, allora, il ‘ritardo’ con cui si è tentato di dare piena attuazione a quella ‘solidarietà’ e a quella ‘pari uguaglianza’ così chiaramente stabilite dai nostri padri costituenti, sin dal 1948. Ecco cosa recitano i due articoli:

Articolo 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”

Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

Mi chiedo, allora, in questi sessantotto anni quante persone sono state discriminate per le loro relazioni sentimentali? E il loro dolore, la loro frustrazione, la loro disperazione quali ‘nodi’ hanno prodotto nella vita del Paese? Sono convinto, infatti, che  nessuno soffra senza portarne il segno. Ed è anche quel segno che  ciascuno di noi – uomo o donna –  porterà con sé nella vita di tutti i giorni. Ed è anche quel segno che lascerà in eredità ad un figlio, ad una famiglia, ad una comunità, alla Nazione. Del resto, l’amore negato produce – sempre – anche il dolore di chi lo nega. E’ una lezione che conoscono bene scrittori e drammaturghi: non ricordo un tiranno d’amore felice, da Enrico VIII a Don Rodrigo, da Emma Bovary a Psiche. L’amore negato – o non riconosciuto – è un amore che ammala e la sua ‘malattia’ non si limita all’individuo o alla coppia coinvolta, si propaga nell’ambito familiare e poi in quello sociale.

Al di là della filantropia, la psicologia dei padri costituenti poggia su una verità implicita che vuole ‘solida’ e ‘prospera’ una Repubblica di uomini e donne felici e realizzati. La libertà di unirsi, separarsi, trovarsi, perdersi, amarsi è parte indissolubile di questa ‘Libertà’

Una società come la nostra che sino all’avvento del ‘divorzio’ negava – nei fatti –  l’amore ‘al femminile’ ha prodotto la legge contro l’adulterio che portava le donne in galera, o il delitto d’onore che vedeva assolti i mariti assassini delle loro consorti. Insomma, un modo di pensare e di stare al mondo era sorretto da un Codice Penale molto più arretrato della nostra Costituzione, espressione di una grave regressione culturale, di grandi fasce del Paese.

Oggi, le cose sono cambiate ed , anzi, a giudicare dalle numerose sentenze dei tribunali, la giurisprudenza sembra stare al passo della reale sensibilità della società civile, a dispetto della classe politica e dirigente del Paese.

Siamo contenti per l’approvazione delle ‘Unioni Civili’ che ci vedono – ultimi arrivati – garantire i diritti alle ‘coppie di fatto’, al pari di tutte le altri nazioni europee. Siamo consapevoli del risultato, niente affatto scontato, di riconoscere, anche in Italia, l’unione tra persone dello stesso sesso e il diritto di godere della reciproca assistenza sanitaria, della reversibilità della pensione, dell’eredità di beni e del subentro alla locazione. Arrivo, addirittura,  a compiacermi della cancellazione dal testo del vincolo alla ‘fedeltà’, che i difensori del ‘matrimonio’ hanno voluto sparisse dal disegno di legge. Mi domando quanti se ne rattristino e se, piuttosto, questa forma non sancisca un reale avanzamento della sensibilità del legislatore, invidiata da più di un contraente regolare ‘matrimonio’.

Resta, pesantissima, la discriminazione sulla stepchild adoption negata alle coppie omosessuali. L’istituto che legittima la possibilità di adottare il figlio del partner è in vigore  – per le coppie eterosessuali – dal 1983. Anche qui la stessa domanda: in trentatre anni quante coppie omosessuali hanno pagato il prezzo della loro ‘differenza’? E siamo certi che lo abbiano pagato solo loro? In attesa di un nuovo intervento della ‘politica’, non ci resta che affidarci ai ‘tribunali’ che anche su questo punto hanno dimostrato una capacità che manca ai nostri rappresentanti in Parlamento.

http://www.stampacritica.it/Primo_Piano/Voci/2016/2/29_Lamore_e_civile.html

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