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L'antidepressivo per gli abitanti di Kabul sono le case colorate

Kabul combatte la tristezza lasciata da anni di guerra con il colore. Circa 2000 case sulla collina occidentale della città afghana sono state ridipinte con i colori dell’arcobaleno. Un modo per dare – si legge sull’Independent – un nuovo impulso alla zona e cercare di migliorare lo stato d’animo dei residenti. “Gli afghani sanno bene quanto può essere forte l’impatto del colore sulla vita”, dice Abdul Waheed, impiegato al parlamento afghano e residente proprio in una di quelle case di fango sulle montagne che circondano Kabul. La sua casa e quelle intorno sono ora dipinte con colori vivaci.

Come i colori possono trasformare una città

E’ stata l’amministrazione comunale a decidere di ridipingere le case di fango lungo le pendici della montagna. per arrivarci non c’è una vera e propria strada ma un sentiero a tratti difficile da percorrere. Ma ciò non spaventa né i bambini né gli uomini più anziani che ci abitano e ogni giorno lo percorrono anche più volte per portare l’acqua nelle loro case. Il colore da sempre fa parte della vita afghana e malgrado gli anni difficili della guerra questa predisposizione non è venuta meno nella cultura popolare. Non è difficile, se si attraversa la città, vedere decorazioni, porte colorate o vasi dipinti a mano fuori dalle abitazioni.

Il progetto delle case colorate è partito a maggio 2017 e giorno dopo giorno il paesaggio si è trasformato e tutto ciò che prima era marrone a poco a poco sta diventando allegro e colorato. Tra le tinte scelte per le case  predominano il blu, il rosa e il giallo. Il rosso e le tonalità che ad esso si avvicinano sono state rifiutate dai residenti, perché troppo vicine al colore del sangue. Lo psicologo Rohullah Amin pensa che il progetto abbia molti punti di forza: “Per anni Kabul è stata oppressa dalla tragedia di un conflitto e spesso anche i colori erano associati solo a cose tristi. Il dolore causato dalla guerra – racconta all’Independent – ha trasformato anche il modo di vestire degli afghani: le donne in nero e gli uomini in grigio. Tutto questa oscurità ha influenzato gli ambienti, la socialità del popolo e il modo di guardare al futuro. L’arrivo di tanti colori brillanti e vivaci non può che far bene sulla mente dei cittadini e migliorare anche i rapporti sociali. Naturalmente – conclude Rohullah Amin – tutto questo non fermerà altri spargimenti di sangue o tragedie, ma un ambiente allegro e piacevole cambia sicuramente il modo con cui si reagisce alle situazioni difficili. In un posto come Kabul, dove c’è ancora tanta incertezza, anche questo diventa importante”.

La prima parte di realizzazione del progetto di ripittura delle case è andata così bene che si pensa già di estenderlo ad altre zone della città e dipingere altre 4000 case. “L’obiettivo è quello di trasformare la città entro un anno”, afferma il portavoce dell’ufficio comunale di Kabul, Jalil Sultani.

La rinascita dopo la guerra

Dopo la caduta dei talebani nel 2001 Kabul si sta risollevando e sta crescendo rapidamente. La fine della guerra ha spinto molti afghani ad andare verso la capitale con la speranza di una vita migliore. L’economia sta crescendo, grazie anche al sostegno degli investimenti stranieri e molti rifugiati a causa della guerra sono ritornati a Kabul e hanno iniziato a costruire nuove case. I più poveri lo hanno fatto sulle pendici delle montagne che circondano la città e molte di queste fanno parte del progetto del colore. Fortemente sostenuto, oltre che dall’amministrazione comunale, dal governo e dallo stesso presidente Ashraf Ghani. L’iniziativa rientra in un progetto più ampio che prevede una serie di miglioramenti alle infrastrutture della città, tra cui la rete elettrica, idrica e la pavimentazione delle strade.

Iniziative simili in giro per il mondo

Progetti simili  a quello di Kabul sono stati già realizzati in diverse parti del mondo e tutti hanno contribuito non solo a cambiare l’architettura esterna della città, ma anche l’atmosfera e lo stato d’animo di chi ci abita. E’ successo già a Santa Marta, una delle favelas di Rio de Janeiro e nel villaggio Kampung Pelangi in Indonesia che è diventato un vero e proprio “raimbow village”. Stesso discorso per il quartiere Jalousie di Port-au-Prince, capitale di Haiti, distrutto dal terremoto del 2010.x

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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