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L’ateismo apostata dei nostri “grandi vecchi”

Di Piergiorgio Odifreddi –

L’ultima lettera di Marco Pannella a papa Francesco e le dichiarazioni di padre Lombardi, portavoce dello stesso papa, gettano una triste ombra sull’ateismo del leader radicale, e retrospettivamente anche sul suo anticlericalismo. La lettera, riferendosi all’azione di papa Francesco, dice infatti: “questo è il Vangelo che io amo e che voglio continuare a vivere”, e si conclude con un patetico: “ti voglio bene davvero”, in lettere maiuscole. Padre Lombardi riferisce invece che “l’onorevole Pannella diverse volte ha voluto incontrarmi proprio per testimoniare personalmente con molto entusiasmo la sua grandissima ammirazione per il Papa Francesco”.

In questo Pannella non è stato diverso da altri “grandi vecchi” della cultura italiana, da Dario Fo a Eugenio Scalfari (e, seppure di una generazione più giovane, Corrado Augias),che dopo una lunga e onorata vita di ateismo e anticlericalismo apparenti e dichiarati, si ritrovano ad abiurare le proprie posizioni laiche con due motivazioni complementari.

La prima è l’ingenua fascinazione per un papa che riesce evidentemente a irretire non soltanto il popolino sprovvisto di mezzi intellettuali, ma anche coloro che si poteva immaginare fossero intellettualmente più attrezzati a discernere il grano dal loglio nelle azioni che un gesuita compie dietro suggerimento di uno spin doctor (una combinazione, quella tra il gesuita e lo spin doctor, evidentemente vincente in un mondo mediatico: soprattutto fra i giornalisti, i politici e i commedianti).

La seconda motivazione è l’altrettanto ingenua fascinazione per il Vangelo e i suoi supposti ideali, in precedenza considerati disattesi e accantonati dalla Chiesa ufficiale, e oggi ritenuti in sintonia con l’operato e l’ideologia del nuovo papa. Questa seconda motivazione è ancora più grave della prima, perché mostra in fondo la debolezza intellettuale di quelli che, da filosofi o teologi dilettanti, evidentemente non sono mai arrivati a mettere in dubbio la supposta storicità della figura di Cristo, la supposta veridicità dei racconti evangelici e la supposta profondità dell’etica cristiana. Come se l’intera ricerca critica sul supposto Gesù storico, da Strauss a Schweitzer, e la decostruzione filosofica dei suoi supposti insegnamenti, da Schopenhauer a Russell, non fossero mai esistite.

In realtà questi “grandi vecchi” dimostrano, con le loro esternazioni recenti (non si può neppure dire “senili”, visto che risultano tutti perfettamente lucidi in altri campi),di non essere mai stati veramente atei, e in fondo nemmeno anticlericali. Perché immaginare una supposta diversità di intenti e di azioni tra i papi, al di là delle loro inevitabili e superficiali differenze caratteriali, rivela un’ingenuità imperdonabile in persone che per decenni hanno ricoperto ruoli politici e culturali di tutto rispetto, dai seggi in Parlamento ai premi Nobel (sia pure per la letteratura).

“Sventurato il paese che ha bisogno di eroi”, diceva Brecht in Vita di Galileo. Ma ancora più sfortunato il paese che si ritrova sempre ad avere, da Galileo ai nostri “grandi vecchi”, gente disposta a inginocchiarsi e ad abiurare di fronte al potere ecclesiastico. Chi perché ha paura delle macchine di tortura che l’Inquisizione gli mostra. E chi perché è disposto a svendersi per un piatto di lenticchie, nella forma di una lettera, una telefonata o un incontro con il papa.

http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2016/05/22/1777/

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