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«Atti truccati dai Salesiani»: Inchiesta su prelati e mediatori, Bertone sentito di nuovo

Card Bertonedi Fiorenza Sarzanini –
ROMA — La spartizione dei beni dei Salesiani è stata effettuata falsificando le autorizzazioni emesse dall’ordine ecclesiastico.

L’accordo che riconosce un indennizzo di ben 130 milioni di euro agli eredi del marchese Alessandro Gerini e ai loro mediatori è stato siglato grazie alla contraffazione dei documenti ufficiali.

La clamorosa denuncia arriva direttamente dal Vaticano. E ha convinto il Rettor Maggiore Pascual Chavez Villanueva, assistito dall’avvocato Michele Gentiloni Silveri, a rivolgersi alla procura di Roma, già titolare di un’inchiesta sulla vicenda, chiedendo nuovi accertamenti su alti prelati e faccendieri che hanno gestito la trattativa.

La Santa Sede ha già emesso il decreto di nullità dei «visti» con l’obiettivo di impedire la liquidazione della somma, soprattutto la vendita all’asta dei beni, compresa la sede generale della Congregazione fondata da don Giovanni Bosco. «A questo punto — sottolinea il legale — costituisce un obbligo morale che le somme destinate ai bisognosi, vengano sottratte a chi ha cercato di appropriarsene senza averne titolo».

È ormai una storia infinita quella che rischia di mettere finanziariamente in ginocchio i Salesiani. E il nuovo capitolo ruota intorno a una perizia effettuata sui sistemi informatici della Santa Sede e disposta dalle stesse gerarchie vaticane con l’avallo di papa Francesco. La relazione è stata già consegnata al procuratore Giuseppe Pignatone e al sostituto Paola Filippi che qualche settimana fa hanno interrogato per la seconda volta l’ex segretario di Stato, monsignor Tarcisio Bertone, e nei prossimi giorni decideranno le ulteriori mosse dell’inchiesta.

L’indagine già aperta riguarda i possibili illeciti compiuti dal mediatore Carlo Moisè Silvera e dall’avvocato Renato Zanfagna al momento di trattare per conto dei nipoti di Gerini un accordo sull’immenso patrimonio che il nobiluomo aveva lasciato ai Salesiani. La guerra giudiziaria andata avanti per 17 anni — il marchese morì il 5 giugno 1990 — era stata chiusa l’8 giugno 2007 con l’impegno a versare 25 milioni, oltre a 100 milioni da versare al legale come provvigione. I Salesiani hanno però deciso di non procedere alla consegna della cifra sostenendo di essere stati ingannati — anche grazie alla complicità di alcuni appartenenti alla Congregazione — e Silvera ha chiesto e ottenuto dal tribunale il sequestro di beni mobili e immobili dei religiosi. Adesso tutto potrebbe essere rimesso in discussione.

I responsabili degli enti ecclesiastici non possono firmare alcun accordo superiore al milione di euro senza l’autorizzazione della Santa Sede. Per questo l’economo dei Salesiani, don Giovan Battista Mazzali, aveva sollecitato per ben due volte il via libera. Durante l’ultimo interrogatorio Bertone ha ribadito di «essere stato ingannato» ma non ha potuto negare di essere stato lui a sollecitare i vertici della Fondazione a concedere l’approvazione. Ebbene, la perizia ha accertato che la lettera firmata il 19 maggio 2007 dal segretario generale dei Salesiani Marian Stempel per concedere il nulla osta all’accordo, è stata modificata in più punti. In particolare è stato aggiunto un paragrafo che chiama direttamente in causa la «Direzione generale Opere Don Bosco» coinvolgendola nell’obbligo di versamento dell’indennizzo. E questo renderebbe non valida l’intera transazione.

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