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L'autunno tiepido degli studenti italiani

Gli studenti italiani delle scuole superiori e anche qualche universitario, scendono in strada, protestato in aula e occupano gli istituti. Si sciopera soprattutto contro l’alternanza scuola-lavoro introdotta dalla Buona Scuola di Matteo Renzi, che prevede che tutti gli studenti degli ultimi 3 anni di scuola superiore siano coinvolti nei tirocini formativi in azienda. Il punto, sostengono gli studenti, è che in molti casi le attività del programma non costituiscono una qualificata esperienza di formazione per gli alunni ma solo un’occasione per i datori di lavoro di avere personale gratis. Si urla anche contro i tagli ai finanziamenti per scuola e università. Mentre gli universitari della Bicocca hanno fatto un blitz nell’aula che in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico ospitava la ministra Valeria Fedeli per protestare contro la titolare del dicastero dell’Istruzione. E accanto a ragioni politiche e etiche, si protesta anche per gli edifici inadeguati che non rispettano gli standard di sicurezza o senza un impianto di riscaldamento funzionante. 

La stagione dei picchetti è tramontata da un po’

Ma non lasciatevi impressionare delle notizie di cronaca che si accavallano e le lezioni che saltano: l’autunno delle proteste studentesche, tradizionalmente rovente, è più tiepido che mai. Ed è così ormai da qualche anno. Lo assicurano direttamente i collettivi secondo cui la stagione dei picchetti, delle notti in sacco a pelo a scuola, delle migliaia di studenti in piazza per bloccare la città, è tramontata da un po’. “L’anno scorso la stagione si è chiusa con due scuole occupate e al liceo Tenca è finita con una ventina di ragazzi sospesi. Anche i cortei sono meno partecipati. È così è già da qualche anno”, hanno raccontato al Corriere della Sera alcuni studenti dei collettivi delle scuole milanesi.

Proteste in calo a Milano e Roma

Il risultato è che dall’inizio dell’anno scolastico Milano è ferma a due cortei: uno contro l’alternanza scuola lavoro e l’altro sul tema dello ius soli. E gli studenti che sono scesi in strada sono poco meno di un migliaio.

A Roma la situazione non è troppo diversa. “Non abbiamo dei numeri precisi ma la percezione (dopo anni di presenza dietro le cattedre) è la stessa: le manifestazioni, così come le occupazioni sono in netto calo rispetto agli anni passati”, spiega all’Agi Mario Rusconi, vicepresidente Associazione nazionale presidi. “Basti pensare che a Roma e provincia sono stati occupati solo il Socrate, il Virgilio e due licei di Monterotondo, e la situazione sta rientrando”. Quanto alle ragioni delle proteste Rusconi non ha dubbi: “Gli studenti che scendono in piazza per dire no allo sfruttamento o non hanno capito o sono manovrati. Perché l’alternanza scuola-lavoro negli istituti tecnici e professionali esiste già da 10 anni e con ottimi risultati. Ora è stata estesa anche ai licei con un tetto di 400 ore. E infatti sono sempre i liceali che protestano. Ma l’alternanza non è pensata come un avviamento al lavoro, ma per dare agli studenti le coordinate dell’organizzazione al lavoro”. “Si tratta di una metodologia europea – continua Rusconi – e in Germania funziona con ottimi risultati”. Resta il fatto che “quando si verificano delle disfunzioni vanno denunciate e risolte. Ma è inammissibile eliminare una metodologia per una disfunzione”.

Regole più severe e pagellino a dicembre, tra i motivi della scarsa adesione

Tornando alle proteste, se gli studenti aderiscono in meno e sentono, denunciano, è che “Non facciamo più i numeri di anni fa” perché oggi è “più difficile coinvolgere i ragazzi. E così “il movimento studentesco va a ondate”. La ‘colpa’ se così si può dire, è anche dei regolamenti: “Se occupi adesso rischi. I presidi chiamano le forze dell’ordine. E scatta la sospensione”, dicono gli studenti ricordando che nel 2011 al liceo linguistico Agnesi 150 studenti furono sospesi in massa per un’assemblea non autorizzata. Le riforme della scuola “hanno portato oltre i tagli anche nuove norme sulla disciplina, impensabile oggi occupare per dieci giorni come facevamo fino a qualche anno fa. Rischi il cinque in condotta e la bocciatura”, spiega Elena, ex liceale del Parini ora universitaria e ancora portavoce degli studenti, al centro sociale Cantiere. Gli stessi siti specializzati sul mondo della scuola, forniscono un vademecum all’occupazione, spiegando come avviarla e cosa fare, ma non senza aver prima ricordato che “occupare un edificio pubblico è un delitto previsto e punito dall’art. 633 del codice penale”. E così “quando i collettivi lanciano uno sciopero e si arriva all’assemblea per votarlo gli studenti sono divisi e quasi sempre la maggioranza torna in classe a seguire le lezioni”. Lo stesso vale per le giornate di “autogestione”  (non concordate, come il blocco delle lezioni) che “sono diventate di “cogestione”, organizzate con i professori e con il via libera dei presidi che le presentano come “didattica alternativa”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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