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«Conti cifrati, i segreti vaticani di monsignor Scarano»

Mons. Scaranodi Paolo Soldini in “l’Unità” del 20 gennaio 2014 –
«Viaggi, crociere, alberghi a cinque stelle, massaggi»: il tutto pagato agli amici e agli amici degli amici con i soldi della Amministrazione Pontificia della Sede Apostolica, un’istituzione del Vaticano che parrebbe voler insidiare la pessima fama dello Ior.

Stando a quanto ha scritto ieri lo Spiegel on line, dagli interrogatori cui la Procura di Roma sta sottoponendo monsignor Nunzio Scarano, ex capocontabile dell’Apsa, emergerebbe un quadro di illegalità e di corruzione di prima grandezza.

Scarano, che fu arrestato nel giugno scorso dopo che era stato scoperto un tentativo di far rientrare in Italia, con la complicità di un agente dei servizi segreti, 20 milioni di euro riciclati in Svizzera, nei suoi colloqui con i pubblici ministeri Nello Rossi, Stefano Pesci e Stefano Fava starebbe sollevando accuse molto pesanti non solo sui suoi predecessori nell’amministrazione dell’ente, ma anche su alti prelati, pare addirittura dei cardinali, e laici che avrebbero approfittato largamente delle disponibilità di cassa.

SOLDI IN SVIZZERA
Secondo il monsignore, che attualmente si trova agli arresti domiciliari in una struttura sanitaria dopo aver trascorso qualche tempo in carcere, l’Aspa è stata utilizzata in passato come una vera e propria banca-ombra, che gestiva depositi ed erogava prestiti nella più assoluta discrezione e ricompensava gli investitori, oltre che con cospicui interessi, anche con munifici regali. Sempre, va da sé, a spese dell’amministrazione della Sede Apostolica che, sulla carta, dovrebbe occuparsi soltanto della gestione del patrimonio vaticano.
Secondo quanto riferisce lo Spiegel, Scarano avrebbe raccontato ai pm che uno dei suoi predecessori avrebbe inventato un vero e proprio sistema di conti cifrati, che sarebbero stati diverse centinaia prima di essere chiusi precipitosamente quando, con l’arresto del monsignore per l’affaire dei venti milioni fatti rientrare dalla Svizzera, le autorità giudiziarie italiane cominciarono ad indagare sull’Apsa.

PIANI ALTI
Tra i titolari dei conti segreti, stando alla confessione dell’ex capocontabile, figurerebbero «alcuni cardinali, manager dell’Apsa e i loro amici speciali».
Contando sulla segretezza dei conti, sarebbero state trasferite ingenti somme dall’Italia all’estero e tra l’altro molti soldi sarebbero finiti in una società svizzera che tratta affari immobiliari con la Santa Sede fin dagli anni ’20 del secolo scorso.
Negli interrogatori monsignor Scarano avrebbe sostenuto di non conoscere i dettagli di molte operazioni, che «sono sempre state affare dei piani alti». Lui si sarebbe però curato di informare l’amministrazione centrale del Vaticano sul carattere «particolare» delle iniziative dell’Apsa che ai suoi apparivano «tutt’altro che corrette».

I suoi dubbi – scrissero a suo tempo alcuni giornali italiani- Scarano li avrebbe espressi anche personalmente all’allora segretario di Stato Tarcisio Bertone. Gli sarebbe stato risposto di «non parlare della cosa con nessuno» e di «rimanere calmo» perché sarebbero state già prese «le necessarie contromisure». Allo Spiegel un portavoce del Vaticano ha chiarito che «alcuni affari (dell’Apsa) sono attualmente oggetto di una inchiesta interna» ma che per il momento sulle indiscrezioni in merito agli interrogatori dell’ex capocontabile non viene fornito alcun commento ufficiale. Viene ricordato però che proprio lo scandalo di cui nell’estate scorsa fu protagonista monsignor Scarano ha accelerato il processo avviato da Papa Francesco per moralizzare le finanze vaticane con la costituzione di un comitato di sicurezza finanziaria e la promulgazione di norme più severe per contrastare il riciclaggio.

http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201401/140120soldini.pdf

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