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«Contro gli jihadisti non c’è alternativa all’uso della forza»

«Contro gli jihadisti non c’è alternativa all’uso della forza»(©Lapresse) Il salvataggio di un crocifisso in una chiesa devastata dagli islamisti

Francesco Semprini
New York

«Temo che non ci siano alternative in questo momento a un’azione militare, la situazione è ormai fuori controllo, e da parte della comunità internazionale c’è la responsabilità di non aver fatto nulla per prevenire o fermare tutto questo». Non usa mezzi termini Bashar Matti Warda, l’arcivescovo di Erbil impegnato da giugno in prima linea nel rispondere alla crisi che sta mettendo in ginocchio l’Iraq del nord. «Questo è un dramma umanitario», ci dice quando lo raggiungiamo al telefono mentre si prepara ad accogliere nella chiesa di Saint Joseph, ad Ankawa, altri 500 sfollati giunti dalle zone martoriate.

Le cronache ci parlano di caos, violenza e distruzione, quali sono le testimonianza da lei raccolte?

«Gli jihadisti stanno distruggendo ogni simbolo, ogni luogo, ogni traccia della cristianità in questa parte dell’Iraq. Una cosa del genere non si era mai vista, è una vera persecuzione».

All’incirca quante sono le persone in fuga?

«Secondo i dati che abbiamo raccolto assieme all’Unicef e al governo curdo, si tratta di circa 200 mila persone, tentano di raggiungere il confine col Kurdistan che rimane una salvezza. Qui ad Ankawa e a Erbil abbiamo persone sistemate ovunque, nelle case, nelle chiese, nei centri di accoglienza, negli alberghi e nelle strade. E’ un giorno orribile per tutti i cristiani, e non solo per loro. Ci sono minoranze, come gli yazidi, bloccate sulle montagne intorno a Sinjar, dove rischiano di rimanere senza cibo, acqua e medicinali. E’ un vero disastro umanitario».

Gli Stati Uniti parlano di una possibile opzione militare, pensa che sia la cosa giusta da fare?

«Sarebbe ora che qualcuno si muovesse per fermare questa devastazione, questo odio, questa violenza. Me lo lasci dire, temo che, almeno in questa fase, non ci siano altre soluzioni, bisogna fermare il massacro e la persecuzione, e se l’unico modo è rispondere con la forza alla forza, mi sembra proprio il caso di farlo. Anche perché il governo iracheno non sembra in grado di fare molto».

Quindi è d’accordo con Barack Obama?

«Il mio timore è che al di là dei proclami legati ai gravi fatti accaduti in questi ultimi giorni, alla fine non si faccia nulla. Del resto così è stato sino ad oggi, non è stato fatto nulla per i cristiani dell’Iraq, e questo non solo da parte degli Usa, anche dell’Europa o di altri governi».

Che cosa chiede alla comunità internazionale?

«Chiedo che si agisca subito per aiutare i cristiani e le minoranze irachene, per fermare questa persecuzione, e che si lavori assieme per garantire un futuro di pace a questo Paese».

Fonte

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