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Le 13 volte in cui Saviano ha attaccato Renzi, dal 2014 a oggi 

7 giugno 2013. Roberto Saviano riceve la cittadinanza onoraria di Firenze. A concederliela l’allora sindaco, Matteo Renzi. Renzi indossava ancora la coccarda tricolore con il Giglio, ma da lì a sei mesi sarebbe diventato premier, mettendo fine al governo Letta. Un Saviano molto emozionato lo ringraziava per l’onorificenza: “Da oggi sono fiorentino. Questo dimostra che la cittadinanza può essere anche conquistata, vorrei condividerla con il milione di figli di immigrati nati in Italia”. Un riferimento allo ius soli, che poi sarebbe diventata una bandiera del Pd di Renzi, e ai temi dell’immigrazione che però diventeranno il terreno di scontro di queste oredisegnando una parabola perfetta del rapporto tra i due.

 

1. “L’abile battutista”

Settembre 2014. E’ forse la prima volta che si registra un attacco dello scrittore a Renzi, nominato da meno di un anno presidente del Consiglio. Lo fa dalla sua rubrica su L’Espresso, l’Antitaliano, quella ereditata da Giorgio Bocca che l’ha tenuta fino al 2011, anno della sua scomparsa. “Si pensava che con l’uscita di scena di Silvio Berlusconi, quell’eterno rinvio ai tipici personaggi della commedia all’italiana fosse esaurito”, scriveva Saviano. “Si sperava che il pagliaccio e l’abile battutista con responsabilità di governo avessero lasciato il terreno a una generazione di persone serie, in grado di cogliere la gravità delle situazioni e dunque capace di lavorare con discrezione a soluzioni anche dolorose, ma di largo respiro. E invece questa speranza, questo sogno, rischia di essersi già infranto”. Saviano critica Renzi sull’incapacità del governo di immaginare il futuro del Paese ripartendo dai cervelli in fuga all’estero. “Se il giorno in cui si è ufficializzata la deflazione che ha portato l’economia italiana al 1959 il nostro Premier ha teatralmente mangiato il gelato, forse a breve sarà costretto a presentarsi al Paese in ginocchio e con la testa bassa, in un vuoto di parole, finalmente rappresentativo del disastro”. E’ solo il primo di una serie di giudizi, spesso durissimi, che porteranno all’ultimo, quello di sabato 8 giugno in cui critica la svolta ‘salviniana’ di Renzi sui migranti. 

2. “Antimafia non è priorità di governo”

Maggio 2015. In un’intervista a L’Huffington Post concessa ad Alessandro De Angelis accusa Renzi di non avere più la lotta alla mafia come priorità di governo, tema che giustificò due anni prima la cittadinanza onoraria di Firenze allo scrittore. Il motivo per Saviano era candidatura a presidente della Campania di Vincenzo De Luca, sulla quale si concentrava il sospetto che nelle sue liste ci fossero uomini vicini al clan dei Casalesi. “Le liste di De Luca non sono affatto liste con nomi nuovi e in nessun caso trasformano il modo di fare politica in Campania. Direi che ricalcano le solite vecchie logiche di clientele. E non c’è niente da fare. E’ sempre stato questo e questo sarà”. “Il Pd non sta facendo la battaglia promessa. Ha creduto che utilizzare le figure di Grasso o di Cantone fosse la garanzia di un’immagine diversa. Ed è questo che Renzi vuole: un’immagine diversa”. “Ma davvero non c’è stata una mossa vera per contrastare il riciclaggio, per contrastare la presenza endemica della mafia nelle banche o negli appalti. Questo Pd non ha un’anima che sente come una priorità l’antimafia”. 

3. “Renzi si è chisuo alla società civile”

Qualche giorno dopo al Wired Next Fest ha rincarato la dose: “Renzi si è chiuso alla società civile dopo la vittoria alle europee, parlando solo ai suoi: così non si cresce”. E tre giorni dopo, il 28 maggio, si ripete sul voto campano: scegliendo De Luca, sostiene lo scrittore,“Renzi vuole vincere in Campania, è diverso, non cambiare. Mi dispiace molto questo. Pur di vincere non ha fatto il cambiamento che aveva promesso”.

4. “Il piagnisteo del Meridione”

Nelle settimane successive si scatena un acceso dibattito tra Saviano e Renzi. Spesso a colpi di tweet. Come quello del 3 agosto quando Saviano scrive rispondendo all’allora premier, che aveva invitato tutti a smetterla con in piagnistei sul Mezzogiorno: “Parlare dei problemi del Sud non significa fare “piagnisteo”. E poi più lungamente su Facebook: “”Mi addolora molto che sia definito ‘piagnisteo’ ricordare che al Sud il numero degli occupati è al livello più basso dal 1977, la natalità ai minimi storici dai tempi dell’unità d’italia. I meridionali fuggono al Nord e all’estero, i migranti stranieri che arrivano sulle nostre coste mirano a trasferirsi in altri paesi. Il tutto nella totale assenza di progetti e investimenti. Questo è un urlo di dolore, non un piagnisteo che sembra invece somigliare di più alla cantilena del ‘va tutto bene'”.

5. “Il conflitto enorme della Boschi”

Il 12 dicembre 2015 punta il caso Banca Etruria e la gestione della faccenda da parte di Maria Elena Boschi, allora ministro dei Rapporti con il Parlamento. Lo fa con un articolo scritto per Il Post “Il conflitto di interessi del Ministro Boschi è un problema politico enorme, dal quale un esponente di primissimo piano del governo del cambiamento non può sfuggire. In epoca passata abbiamo assistito a crociate sui media per molto meno, contro esponenti di terza fila del sottobosco politico di centrodestra: oggi invece pare che di certe cose non si debba o addirittura non si possa parlare.”

6. “Politica sostenuta da mafia a sua insaputa”

Nuovo capitolo il 28 aprile 2016. Il tema è ancora una volta il sud. “La politica viene sostenuta dalle mafie a sua insaputa. E’ tollerabile? E’ credibile?”, si chiedeva Saviano contestando la propensione nei palazzi della politica a “Sminuire la portata delle vicende giudiziarie che arrivano, dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere” e ancora prima da Mafia Capitale. La procura campana aveva messo sotto indagine Stefano Graziano, consigliere Pd, con l’accusa di aver favorito il clan Zagaria in cambio di appoggi elettorali alla camorra. A febbraio però tutte le accuse a carico di Graziano vennero archiviate.  

7. “Renzi mi ha trattato come mi trattava Berlusconi”

5 maggio 2016. Gomorra compie 10 anni e Saviano rilascia una lunga intervista a L’Espresso in cui dice: “Renzi mi ha generato dolore quando in Campania ha detto: ‘Non lasciamo che il racconto di questa terra sia solo il set di Gomorra’. Ma quando io faccio questo racconto sto cercando di salvare quella terra. Renzi ripete che si può parlare male di lui ma non dell’Italia: è una frase pericolosa, con echi inevitabilmente autoritari. Se io racconto una cosa che non va, sto facendo male all’Italia o bene? Il Paese coincide con il suo governo? Renzi mi ha trattato come faceva Berlusconi. Far passare i critici per disfattisti è gravissimo”. 

8. “Il rottamatore mancato”

A ottobre 2016 Renzi per Saviano diventa “Il rottamatore mancato”. L’accusa arriva ancora una volta da un post su Facebook dove scrive, nell’ordine:  “Minoranza Pd inconcludente”, “D’Alema assente come il personaggio di Nanni Moretti in Ecce Bombo” e Renzi “quel gran rottamatore che non è stato”. 

9. “Immaturità politica palesata nel Referendum”

Mentre qualche giorno dopo, il 12, attacca ancora via Facebook i quesiti sul referendum costituzionale: “Un quesito mal posto perché piegato ad esigenze chiaramente politiche, più che istituzionali. E per questa ragione assomiglia molto a una domanda plebiscitaria dove SÌ e NO non riguardano Senato, CNEL e Regioni, ma le sorti del Governo e della legislatura“. Non solo: “L’immaturità politica palesata in questo passaggio da Renzi è imperdonabile e apre una voragine sul piano della valutazione della sua capacità di guidare il Paese in una fase di crisi tanto acuta”.

10. “Il tempo degli spot è finito”

A gennaio 2017, dopo la visita a Napoli del segretario del Partito democratico, Saviano accusa Renzi di aver visitato il capoluogo campano solo per uno spot: “Renzi è stato per 1000 giorni presidente del consiglio, avrebbe dovuto dare attenzione a quella parte del Sud molto prima e con ascolto sincero, invece al tempo era De Luca il suo referente in Campania e i voti dovevano essere procacciati a suon di insulti e fritture di pesce” scrive su Facebook. “Ora il Segretario del PD si dice colpito dal “coraggio dell’anticamorra”, come se fosse appena sbarcato da Marte: sono trent’anni che si lotta, sono trent’anni che si muore” E ancora: “Il tempo degli spot è finito”.

11. “Pd fa leggi di destra”

Il 28 maggio 2017 concede un’intervista a Il Fatto Quotidiano in cui accusa Renzi e il suo Pd di fare leggi di destra: “La questione non è che il Pd tratta con Berlusconi, il problema è che il Pd ha prodotto un provvedimento di destra come il decreto Minniti-Orlando”, riferendosi alla legge sulla legittima difesa

12. “Saviano leader? Sinistra al 16%”

Il 7 giugno 2017 un sondaggio Ipr Marketing racconta che la sinistra unita (a sinistra del Pd) con Saviano premier raccoglierebbe il 16% dei voti. Saviano commenta subito di non essere interessato alla Politica, che non è il suo mestiere, che è tutto inventato, ma l’autore di Gomorra raccoglierebbe, secondo il sondaggio, il 72% dei gradimenti tra gli elettori di sinistra. Più di Pisapia, Landini e Boldrini. 

13. “Ipocrita dire aiutiamoli a casa loro”

L’8 luglio è l’ultimo atto della lunga scia di attacchi a Renzi, quello a proposito del post su Facebook in cui il Partito democratico condivide il pensiero del suo segretario (‘Aiutiamoli a casa loro’) per poi cancellarlo, causando così una lunga scia di polemiche. “Per Renzi dunque l’Italia non ha il dovere morale di accogliere, ma di aiutare a casa loro. Eppure Renzi sa perfettamente che l’Italia realizza l’esatto contrario perché aiuta sì chi decide di lasciare il proprio Paese, ma ad ammazzarsi a casa propria. La prova? Le esportazioni di armi italiane” scrive ancora su Facebook Saviano. E non sarà l’ultima, c’è da scommetterci. 

 
 
 
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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