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Le 5 tappe che porteranno alle primarie del Pd

Archiviato il risultato dei congressi nei circoli, che ha conferito all’ex premier Renzi una maggioranza schiacciante, per il Partito Democratico si apre la seconda fase del congresso che culminerà il 30 aprile con le primarie per l’elezione del nuovo segretario. Prima di quella data, però, ci sono almeno altri due passaggi fondamentali: le convenzioni provinciali, il 5 aprile, e la convenzione nazionale, fissata dalla commissione di garanzia del congresso a domenica 9 aprile. 

  1. Le due fasi dell’elezione. Lo Statuto del Partito democratico prevede per l’elezione del segretario nazionale un congresso in due fasi: la prima riservata agli iscritti, con convenzioni che si svolgono nei circoli, e la seconda aperta a tutti gli elettori, le cosiddette “primarie”.
  2. Le convenzioni nei circoli. È la prima fase del congresso, che si è conclusa lo scorso fine settimana. E’ servita a eleggere i delegati alle convenzioni provinciali che, a loro volta, eleggono la convenzione nazionale. 
  3. Le convenzioni provinciali. Le convenzioni provinciali sono costituite dall’insieme dei delegati eletti dalle convenzioni o congressi dei circoli. Le convenzioni devono svolgersi il 5 aprile 2017. In quell’occasione, i delegati eletti nelle convenzioni dei circoli sono chiamati a scegliere i rappresentanti territoriali per la convenzione nazionale. 
  4. La convenzione nazionale. Quest’organismo si riunisce una sola volta per verificare i dati riportati nei circoli dai singoli candidati a segretario, per stabilire chi di loro è ammesso alle primarie, nel caso in cui i candidati siano più di tre. Stando al regolamento, per accedere alla seconda fase occorre aver riportato almeno il 15 per cento dei voti validi tra gli iscritti, oppure essersi classificato tra i primi tre, con almeno il 5 per cento. Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano sono tutti e tre in gara, dunque. Il presidente della Regione Puglia è passato con il 6,5%, appena un punto e mezzo oltre la soglia di ‘sbarramento’. 
  5. Le primarie. Le primarie sono il momento in cui tutti, iscritti e non iscritti al Pd, possono esprimere la loro preferenza per questo o quel candidato e per i loro programmi. Alla fine vince chi prende il 50 per cento più uno dei voti. Qualora nessun candidato dovesse raggiungere la maggioranza assoluta, il presidente dell’Assemblea nazionale indice il ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati collegati al maggior numero di componenti l’Assemblea e proclama eletto Segretario il candidato che ha ricevuto il maggior numero di voti validi.

Nel Pd è guerra di numeri dopo voto dei circoli

la vittoria al primo round per la segreteria dem è stata tanto schiacciante quanto infarcita di polemiche. Renzi si aggiudica il 68,22% con 141.245 preferenze; Andrea Orlando, il più accreditato degli sfidanti, raccoglie il 25,42%, 52.630 preferenze; Michele Emiliano si ferma al 6,36%, 13.168. Le cifre sulla carta, tuttavia, sono tanto eclatanti da far parlare i sostenitori di Emiliano di “pseudo dati” prodotti da un “Nazareno occupato dai renziani”. Dati “non convincenti” per Andrea Orlando, per il quale “la gara comincia adesso”. Dunque, uscita di scena la minoranza bersaniana, il Partito democratico appare niente affatto pacificato. Tanto che Matteo Renzi sente di dover passare al contrattacco: “Chiediamo a tutti di riconoscere la verità dei numeri che non possono essere oscurati da nessuna polemica. Quando si vince, si vince. Quando si perde, si ammette. Punto”, scrive l’ex segretario sulla consueta Enews. “Alla fine del primo round abbiamo ottenuto oltre i due terzi dei voti. Aspettiamo i dati ufficiali per dire la percentuale esatta ma la matematica non è un’opinione”, rimarca ancora. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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