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Le 7 ragioni dei medici italiani che oggi scioperano

Medici, dirigenti sanitari e veterinari incrociano, oggi, le braccia per 24 ore, per protestare contro una situazione divenuta insostenibile a causa del “blocco dei contratti,”, di un “organico ridotto all’osso” e dei continui “tagli alla spesa”. E così, non certo a cuor leggero – sottolineano -, il 70% dei camici bianchi italiani (115 mila medici più circa 20mila dirigenti sanitari) ha deciso di scioperare per fare sentire la propria voce.  

I disagi: 40 mila interventi saltati

I disagi in quello che è stato ribattezzato il “Sanità day” ci saranno: non se ne accorgeranno i casi urgenti per i quali tutto funzionerà come al solito, ma tutti gli altri sì. Secondo l’Anaao, il principale sindacato degli ospedalieri, verranno sospesi “40.000 interventi chirurgici, centinaia di migliaia di visite specialistiche e prestazioni diagnostiche, il blocco di tutta l’attività veterinaria connessa al controllo degli alimenti”. Ma è un sacrificio necessario, spiegano i medici la cui posizione si racchiude tutta nello slogan che hanno scelto: “La sanità chiude un giorno per non chiudere per sempre”.

Le iniziative

L’adesione è la più alta mai registrata negli ultimi anni e diverse sono le manifestazioni in programma. La principale è quella di Roma, dove i medici si ritroveranno dalle ore 11 davanti al Ministero dell’Economia in Via XX Settembre. Ma contemporaneamente andranno in scena proteste in ogni capoluogo di Regione. In tutto saranno oltre 50 le iniziative collaterali organizzate a livello locale, tra sit-in negli ospedali maggiori e davanti ai palazzi delle istituzioni. Perché la partecipazione è più forte.

Le questioni aperte

Il definanziamento del sistema sanitario. “L’aumento del fondo nazionale di un miliardo l’anno, quindi già piuttosto basso – sostiene Carlo Palermo di Anaao – è azzerato da una serie di misure previste in questa manovra e attese pure per il 2018. Per questo chiediamo che vengano approvati gli emendamenti alla Finanziaria che danno un po’ di soldi alle casse della sanità”.

Cure fuori-Regione e lunghe attese: “La diminuzione del perimetro della tutela pubblica sta provocando tra i cittadini attese più lunghe, maggiori diseguaglianze territoriali, crescita del divario tra chi può curarsi pagando e chi no. Ormai si declina il diritto alla salute in base alla residenza e la distanza tra Bolzano e Napoli si può esprimere in 700 km o in 4 anni di aspettativa di vita. E la situazione, che la legge di bilancio 2018 nemmeno prende in considerazione persa come è dietro bonus di ogni genere, è avviata a peggiorare”.

 

Il mancato rinnovo del contratto: I medici attendono da 8 anni il rinnovo del contratto collettivo di lavoro (che è triennale) e denunciano il largo utilizzo del precariato per supplire alle carenze di organico.

Scarso numero di contratti di specializzazione: “Sono troppo pochi rispetto alla necessità di dottori da parte del sistema sanitario. Il tutto – denunciano i sindacati – rischia di mettere a rischio il servizio pubblico”.

Il precariato giovanile: Un’intera generazione di giovani è relegata dopo 11-12 anni di formazione in contratti di lavoro precari e atipici. “Nonostante ciò, dopo 8 anni di blocco, non si sente ancora il segnale di inizio per la discussione del contratto di lavoro”

Il quotidiano gestito con i sacrifici: Oggi negli ospedali si registra un “mancato rispetto delle pause e dei riposi, milioni di ore di lavoro non retribuite e non recuperabili, ferie non godute, turni notturni ad una età alla quale tutte le categorie, pubbliche e private, sono esonerate, reperibilità oltre il dettato contrattuale su più ospedali contemporaneamente, aumento dei carichi di lavoro festivi e notturni, progressioni di carriere rarefatte, livelli retributivi inchiodati al 2010 con perdite calcolate fino ai 50mila euro per i giovani e i livelli apicali. Una stangata senza eguali”.

Un lavoro usurante non riconosciuto tale: “Nonostante l’evidente costante peggioramento delle condizioni di lavoro dei medici – continua Anaao Assomed – il Governo non ritiene che la professione medica sia da considerare `lavoro usurante´: se non si prendono provvedimenti i cittadini rischieranno di essere curati da medici e dirigenti sanitari ultra-sessantacinquenni, demotivati che dovranno svolgere attività stressanti come se fossero a inizio carriera, magari in pronto soccorso o in sala operatoria”.  

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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