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Le case popolari di Ostia le assegna davvero il clan Spada?

Il sospetto – senza tanti giri di parole – è che oltre agli altri racket, il clan Spada gestisca anche quello delle case popolari a Roma. A farlo balenare è un’equazione piuttosto semplice: se gli Spada comandano a Ostia e molti della famiglia vivono in case del Comune, allora è verosimile che i criteri di assegnazione degli alloggi popolari siano in qualche modo controllati dalla cosca.

La pensa così la Procura della Capitale che, oltre ad aver aperto un’indagine sui criteri di assegnazione di una casa del comune al boss Giuseppe Spada, ha deciso di vederci chiaro su tutte le altre allocazioni a favore di persone vicine al clan

Chi abita in quella casa?

Sotto la lente dei magistrati, riporta il Messaggero nella sua edizione cartacea, è finito di tutto: dalle richieste, alle pratiche in corso fino alle sanatorie. E proprio una sanatoria del 2008 è al centro di uno scontro tra la X circoscrizione, il Campidoglio e la Regione. Perché, come ormai consuetudine, tutti cadono dal pero e nessuno riconosce non tanto la responsabilità quanto anche solo la competenza per far luce su questa vicenda.

Si parte da Giuliana Di Pillo, eletta a novembre alla guida di uno dei municipi più complicati della Capitale, che dice di non poter sapere cosa sia accaduto nei due anni di commissariamento della circoscrizione e ancora meno nel periodo precedente. La Di Pillo ha scritto al Campidoglio per sapere perché abbia dovuto apprendere dai giornali che il 12 febbraio due dipendenti del Comune hanno dato parere favorevole alla assegnazione di un alloggio popolare a Giuseppe Spada.

L’automatismo che non c’è più (da 10 anni)

Il Comune di Roma, anche questo a guida grillina, ha spiegato di non aver fatto altro che seguire gli ‘automatismi’ stabiliti nel 2008 dalla Regione Lazio (oggi guidata da Nicola Zingaretti, del Pd). Ma la Regione ha a sua volta scaricato ogni responsabilità sottolineando che quegli ‘automatismi’ tutto erano tranne che automatici e che si trattava di una sanatoria che, iniziata appunto nel 2008, doveva concludersi nel 2010. E che quindi, otto anni più tardi, non doveva essere applicata all’ormai famigerato ‘caso Spada’.

Insomma in una storia piena di scaricabarile toccherà alla Procura stabilire qualche elemento chiave: quanti alloggi popolari siano nella disponibilità degli Spada; se il clan ne abbia in qualche modo pilotato l’assegnazione; se chi li abita ha i titoli per occuparli e chi ha omesso e perché di porsi qualche domanda sull’opportunità di distribuire case a pluripregiudicati.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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