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Le contraddizioni tra Lega e M5s stanno per venire a galla, dice Stefano Parisi

Stefano Parisi è il fondatore e segretario di un partito, Energie per l’Italia, che propone di rilanciare un centrodestra di tradizione liberale e popolare, in contrapposizione rispetto al prevalere dell’estremismo del leader della Lega Matteo Salvini, ma al tempo stesso rifiuta l’etichetta di moderato. “L’elettorato moderato è scomparso –  spiega in un’intervista all’Agi –  Non c’è più domanda di moderazione ma di soluzioni. Oggi c’è la necessità di drastici cambiamenti, ma non nella direzione che dicono i 5 Stelle. Bisogna drasticamente cambiare la pubblica amministrazione per fare rapidamente le opere pubbliche, drasticamente cambiare la logica con cui gestiamo la pubblica amministrazione  per tagliare costi e tasse, drasticamente riformare la giustizia, drasticamente ridurre le tasse per stimolare la crescita”. 

Parisi, 61 anni, consigliere comunale a Milano dove due anni fa è stato battuto da Giuseppe Sala, e consigliere regionale del Lazio, dove nel marzo scorso  è stato battuto da Luca Zingaretti, ha deciso di partecipare attivamente a entrambe le istituzioni: “Sono romano ma la mia azienda è qui”. E poi è proprio a Milano che ha cominciato la sua carriera di amministratore pubblico, come “city manager” dell’allora sindaco Gabriele Albertini, nel 1997. Se negli ultimi 20 anni Milano si è trasformata diventando la città internazionale e alla moda che conosciamo, rivendica, “non è  certo grazie a Sala, né a Pisapia, ma grazie a Gabriele Albertini. È la verità: tutto quello che è successo a Milano è stato grazie a scelte fatte allora”. Gli attuali amministratori, aggiunge, “fanno i pranzi con gli immigrati  ma di sviluppo dell’urbanistica e di futuro della città non hanno un’idea. Noi abbiamo fatto una grandissima trasformazione urbana”. 

Al di là  dei grattacieli che oggi caratterizzano il panorama cittadino, perché  a Milano i partiti che sono ora al governo non hanno preso molti voti?

“Milano è un po’ un’isola rispetto ai terremoti della società italiana: anche due anni fa alle comunali i 5 Stelle presero il 10%. Insomma, è una città che reagisce in modo diverso all’antipolitica. Un po’ perché ha avuto, sia nel governo della Regione  che della città una qualità nella politica: se uno pensa ai sindaci che ci sono stati storicamente, Milano non ha mai avuto una Raggi o un Marino. Quando la politica sia di centrodestra  che di centrosinistra offre la qualità dell’amministrazione e offre soluzioni, l’antipolitica non prende piede”.

Qual è la sua analisi dell’attuale situazione politica?

“I due pilastri del centrodestra e del centrosinistra,  Forza Italia e Pd, per motivi diversi uno dall’altro, non sono stati in grado di capire cosa stava succedendo nel paese e quindi hanno perso la loro base elettorale. I loro elettori arrabbiati hanno votato per partiti più radicali o antisistema come i 5 stelle o la Lega che è voto mirato sulla questione immigrazione. Non si sono accorti  che il tema dell’immigrazione non poteva essere trattato con armi normali, addirittura il Pd si è vergognato di Minniti, non si è neanche speso in campagna elettorale quello che ha fatto per la riduzione dei flussi: questo fa capire che il Pd ha perso completamente il rapporto con la società. I due pilastri della democrazia sono libertà e sicurezza e mentre la società chiedeva più sicurezza, il Pd parlava di coppie di fatto, liberalizzazione di cannabis, di libertà peraltro che interessano a pochi: se uno ha paura di uscire di casa o non ha il lavoro se ne frega di questi temi, e infatti il Pd ha perso milioni di voti. Quanto a Forza Italia, non ha avuto la forza di rinnovarsi; personalmente l’ho proposto due anni fa  e sono stato bloccato perché  distinguevo in modo netto l’area popolare liberale dalla proposta di Salvini. Sono stato tacciato di non essere in grado di tenere unito il centro destra, ma la realtà è che se il centro destra fosse stato più chiaro nei messaggi forse l’equilibrio ora non sarebbe così a favore di Salvini. Una coalizione funziona se la leadership è moderata. Se la leadership diventa radicale, la coalizione non regge e lo stesso Salvini lasciato solo nel trattare con i 5 stelle ha accettato cose che non avrebbe mai accettato se la trattativa fosse stata all’interno del centrodestra. Parlo di tutte le politiche di estrema sinistra sul lavoro, estremiste sui temi della giustizia, della corruzione o delle libertà individuali”.  

Come vede il futuro di questa alleanza di governo?

“Al suo interno ci sono moltissime contraddizioni. La prima emergerà quando Salvini dovrà spiegare ai suoi elettori del nord che con le loro tasse si dovrà pagare il reddito di cittadinanza dei disoccupati al sud e dovrà spiegare che vuole reintrodurre le causali per il contratto a termine, abolite a Milano da Albertini 20 anni fa.  Dovrà anche spiegare alle aziende del nord che si toglie la prescrizione, si aumenta l’uso delle intercettazioni e che le procure di tutta Italia continueranno a uccidere aziende con provvedimenti cautelari senza mai arrivare alla soluzione dei problemi. Allora scoppieranno le contraddizioni. Può succedere subito o fra anni: ora sembra che il ministro dell’Interno voglia forzare la mano con annunci quotidiani, e anche i ministri annunciano continuamente, invece di studiare. Il rischio è che voglia massimizzare il consenso elettorale sull’immigrazione per votare prima possibile, prendere molti voti e fare il governo Salvini. L’alternativa è  che trovino un equilibrio ma è complicato: ho paura che l’elettorato che ha votato centrodestra quando vedrà i risultati di questo governo guarderà altrove”.

Ma Lega e 5 Stelle hanno concordato un patto di governo con impegni reciproci, che ne pensa?

“I contenuti di quel contratto di governo sono la negazione del pensiero politico democratico che ha portato l’Italia a essere quello che è. Attorno a quel tavolo c’era gente che ignorava le radici politiche culturali e religiose della nostra civiltà: non c’erano dei pensatori”. 

Come deve essere l’opposizione a questo governo? 

“Ogni volta che leggo Repubblica mi viene voglia di votare Salvini: non penso che accusarli di essere fascisti, nazisti pericolosi sia la strada giusta: bisogna fare opposizione seriamente, sui temi.  L’Italia riparte se si libera dal peso della burocrazia e della spesa pubblica. Il contratto del governo è tutto pubblico, Stato-stato-stato: sanità pubblica, scuola pubblica, asili pubblici, ma il sistema non ce la fa e questo blocca il paese”. 

Che giudizio dà della politica di Salvini sull’immigrazione?

“Al di là dei toni eccessivi, ci sono oggi analisi sui giornali italiani che un anno fa non erano pensabili. Non si parlava delle prospettive del fenomeno nei prossimi 50 anni, ora sì. Oggi si comincia a vedere veramente com’è la questione. Oggi è più chiaro il ruolo delle ong. Oggi è più chiara la debolezza e come l’Italia è stata lasciata sola, lo dice la stessa cancelliera Merkel. Sono sbagliati i toni aggressivi che ha Salvini ma credo che  dietro a questo ci sia la possibilità di aiutare ad elaborare una politica dell’immigrazione che abbia un senso. Il pranzo di migliaia di immigrati con Sala al parco Sempione è la reazione sbagliata,  prende il consenso di chi gli immigrati non li vede, di chi ce li ha lontano da casa, dell’elite milanese. Fra il buonismo del centrosinistra e l’antimmigrazione del centro destra bisogna fare invece delle distinzioni, perché il paese ha bisogno di immigrazione regolare. Dicendo queste cose, in Lazio ho raccolto un milione di voti in 20 giorni”.

Come avrebbe governato il Lazio?

“Purtroppo non abbiamo vinto per un pelo ma siamo ancora testardamente convinti che il vero cambiamento è quello che proponiamo noi, non il governo del cambiamento che davanti allo sciopero dei benzinai ha pensato di prorogare la fatturazione elettronica: esattamente quello che ha fatto per 40 anni questo paese davanti ai problemi, prorogare. Se avessimo vinto avremmo potuto sperimentare in una regione importante come il Lazio il nostro  programma di governo, completamente diverso da centrodestra e centrosinistra degli ultimi vent’anni in Italia. Il paese è fermo, servono infrastrutture. Questo è  un paese straordinario che non ha una classe dirigente all’altezza”

Come vede la situazione economica? 

“L’Italia corre un rischio enorme. Il quantitative easing sta per finire e al governo pensano di poter finanziare tutto a deficit , ma noi non possiamo permetterci di fare altro debito e quelli che loro chiamano i mercati sono i creditori, quelli che hanno titoli del debito pubblico italiano in mano: se hanno paura che l’Italia non li ripaghi, se si entra nel loop di sfiducia, chi ne paga le conseguenze non sono Salvini e Di Maio, ma sono i pensionati e chi ha una casa, perché dovranno massacrare di tasse i nostri patrimoni, sono quegli italiani che non sarebbero oggi in grado di sopportare un peggioramento drammatico della spesa per i tassi di interesse. Temo che i nostri risparmi, i nostri patrimoni, che rappresentano la nostra libertà e il frutto del nostro lavoro, ma anche il lavoro, perché le imprese chiuderebbero, siano messi a rischio.  Però abbiamo una cosa buona: il ministro Tria, una persona molto seria, moderata  e responsabile, che rispetto a questi temi ha sempre detto parole che andavano nella direzione giusta. Speriamo che riesca a reggere”. 

Che cosa dovrebbe fare il governo per scongiurare il rischio?

“Si dovrebbe fare l’esatto contrario di quello che stanno pensando di fare: lasciare le pensioni come stanno, cominciare a tagliare la spesa pubblica attraverso una grande azione di trasformazione digitale dell’amministrazione pubblica, dovrebbero immediatamente cambiare il codice degli appalti e abrogare l’Anac, rimettere in moto un processo di investimenti. E poi andare a Bruxelles e trattare una diversa politica per il Mezzogiorno, facendo in modo che chiunque investe nel mezzogiorno non paga le tasse”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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