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Le donne denunciano sempre più spesso i compagni violenti

Nei primi cinque mesi di quest’anno si sono registrati 29 casi di femminicidio, circa il 40% in meno dello stesso periodo dell’anno scorso. Lo ha reso noto il capo della Polizia, Franco Gabrielli, in audizione davanti alla Commissione di inchiesta sul femminicidio. La tendenza, meno marcata, al decremento del fenomeno si era avuta anche negli ultimi anni, con un calo dell’11% dai 124 casi del 2011 ai 111 dell’anno scorso. “Nel 2016, l’aggressore – ha ricordato il capo della Polizia – è il partner nel 53% dei casi, l’ex partner nel 15%”. Quanto al movente, “quello passionale incide oggi nel 28% dei casi, a fronte del 47% del 2011: oggi il movente più frequente (38%) degli omicidi di genere è da ricercarsi nelle liti e nei rancori personali”.

Vietato abbassare la guardia

Il calo statistico dei femminicidi non autorizza tuttavia ad indulgere a facili ottimismi. Spiega Gabrielli: “Non solo per l’ovvia considerazione che anche una sola vittima è una perdita inaccettabile ma perchè una lettura più approfondita dei dati dimostra come, in un periodo in cui gli omicidi nel complesso sono diminuiti, del 29% dal 2011, le uccisioni di donne continuano a costituire la maggioranza degli episodi commessi nell’ambito familiare e delle relazioni affettive”.

“La sequenza storica – ha aggiunto Gabrielli – documenta anzi che il femminicidio in ambito familiare ha un’incidenza sul totale degli omicidi che non scende al di sotto del 21%” dal 2012. E in ogni caso, se le uccisioni di donne “sono oggettivamente in calo, c’è tutta una zona grigia e sommersa nel campo dei maltrattamenti, delle percosse, dello stalkeraggio, che conserva una dimensione molto significativa, della quale va tenuto conto”.

L’aumento delle denunce è un dato positivo

Gabrielli ha ricordato come sia in crescita la tendenza alla denuncia degli atti persecutori: si è passati dai 9.027 episodi denunciati nel 2011 ai 12.675 dell’anno scorso. La percentuale di donne vittime di questa tipologia di reato resta elevata, pari al 75% nei primi cinque mesi di quest’anno. Dinamica analoga riguarda le denunce dei delitti di maltrattamento contro i familiari conviventi, “passate dai 9.294 casi del 2011 ad un picco di 13.913 casi del 2016, con un incremento del 33% . Le vittime donne negli ultimi anni sono state in media l’81%. In regresso, invece, gli episodi di percosse, scesi dagli oltre 15.200 del 2015, dato sostanzialmente stabile rispetto agli anni precedenti, ai 13.729 del 2016, il 10% in meno, con una quota di vittime donne comprese tra il 46 e il 48% nel tempo”.

Calano le violenze sessuali

In “graduale calo”, infine, le violenze sessuali denunciate: dai 4.617 episodi del 2011 ai 3.984 del 2016, secondo una linea di tendenza che, a parte il dato dissonante del 2012 (con 4.689 casi) è costante nel tempo e trova conferma anche nei dati dei primi cinque mesi di quest’anno, con 1.381 denunce a fronte delle 1.554 dello stesso periodo dell’anno scorso (oltre l’11% in meno).

Secondo il capo della Polizia, “gli strumenti messi a disposizione dal governo e dal Parlamento in questi anni hanno consentito di sviluppare un’azione più incisiva di prevenzione e contrasto della violenza di genere: gli ammonimenti emessi dal questore emessi in funzione di prevenzione delle condotte di stalking tra il 2011 e il 2016 sono stati complessivamente 6.405, una media circa mille l’anno, confermata in proiezione dai 386 emessi nei primi cinque mesi di quest’anno. Gli ammonimenti contro il partner violento, invece, dalla data di introduzione sono stati 1.476: si tratta di uno strumento – ha concluso Gabrielli – su cui le autorità di polizia puntano sempre di più per intercettare i prodromi di episodi di violenza più grave. Tanto che nei primi cinque mesi di quest’anno ne sono stati erogati già 246, il 20% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno passato”. 

“Impossibile l’arresto al primo stalkeraggio”

“Dire che non possiamo arrestare tutti gli stalker è un’ovvietà. Ma se la legge dovesse prevedere che al primo atto di stalkeraggio scatti l’arresto, noi lo faremmo. Ma poi servirebbe costruire altre carceri“. In audizione davanti alla Commissione d’inchiesta sul femminicidio, il capo della Polizia Franco Gabrielli torna sul caso della dottoressa uccisa davanti al suo ospedale nel teramano. “Se l’uomo che riprendeva la donna con una telecamera fosse stato arrestato in flagranza – ha spiegato Gabrielli -, un soggetto tra l’altro incensurato e 67enne, il giudice lo avrebbe rimesso in libertà il giorno dopo. Non perchè il giudice e cattivo o inefficiente, ma perchè è così. Avremmo solo differito l’uccisione”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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