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Le grandi scimmie possono davvero usare il linguaggio nello stesso modo degli uomini?

PAOLO MAGLIOCCO –

Il 20 giugno la Gorilla Foundation ha annunciato la morte della gorilla Koko , diventata famosa in tutto il mondo per la sua capacità di usare il linguaggio americano dei segni per le persone sordomute per parlare con gli uomini.

Koko, che aveva 46 anni, era stata seguita dalla dottoressa Penny Pattersondall’età di un anno e aveva imparato a usare mille segni, combinandoli anche tra loro, ed era in grado di comprendere circa duemila parole. Per due volte era stata protagonista della copertina del National Geographic.

Non è stata l’unico grande primate capace di utilizzare il linguaggio dei segni e di comunicare in questo modo con esseri umani. L’idea che i primati possano essere in grado di esprimersi e di intendersi con gli uomini era stata teorizzata nel 1925 dallo psicologo statunitense Robert Yerkes, che nel 1930 fondò un laboratorio per il loro lo studio, ma ha origini molto più antiche.

Negli anni sono state condotte ricerche con gorilla, scimpanzé, bonobo e orango, ovvero tutte le specie che fanno parte della famiglia delle grandi scimmie (chiamate anche ominidi) alla quale apparteniamo anche noi homo sapiens. L’apparato vocale delle scimmie non gli permette di articolare i suoni nello stesso modo degli uomini e perciò i tentativi di insegnare alle scimmie a parlare sono stati abbandonati.

Washoe, una scimpanzé nata nel 1965, fu la prima protagonista di esperimenti di comunicazione con primati basati sull’uso del linguaggio dei segni. Washoe, che imparò a usare circa 350 segni, fu anche in grado di trasmettere l’uso di alcuni di essi almeno a un altro esemplare della stessa specie.

Un orango di nome Chantek, morto lo scorso anno, aveva partecipato a un progetto di ricerca cominciato nel 1978. Chantek aveva imparato 150 segni corrispondenti ad altrettante parole e aveva mostrato la capacità in alcuni casi di combinarli tra loro per formare nuove espressioni. Inoltre i ricercatori pensano che fosse in grado di usare le parole anche per mentire.

Il bonobo Kanzi è invece al centro di una ricerca che utilizza una tastiera con simboli corrispondenti a parole. Kanzi avrebbe imparato a usarne alcune centinaia, combinandoli tra loro in quella che gli studiosi che lo seguono hanno definito una proto-grammatica e comprenderebbe migliaia di parole.

L’interesse per queste ricerche sembra essersi affievolito negli anni. Non tutti gli scienziati pensano che le scimmie coinvolte siano state davvero capaci di imparare a esprimersi attraverso l’uso dei segni o di altri sistemi. Si tratterebbe di semplici comportamenti condizionati, basati sull’imitazione delle azioni dell’istruttore e sul tentativo di compiacere gli esseri umani.

Una ricerca pubblicata nel 2014 ritiene di avere individuato un linguaggio gestuale negli scimpanzé: i gruppi di animali utilizzerebbero una serie di gesti sempre con lo stesso significato per comunicare tra di loro con una precisa intenzione.

http://www.lastampa.it/2018/06/25/societa/le-grandi-scimmie-possono-davvero-usare-il-linguaggio-nello-stesso-modo-degli-uomini-Mcreayg0YhhZUUdA5UfUVL/pagina.html

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