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Le guerriere antiaborto

Planned Parenthood FederationDa Repubblica del 23.1.14:

“”NEW YORK – «Sembra di essere tornati agli Anni Settanta, anzi al Dopoguerra in quella società bigotta e moralista che inorridiva solo alla parola aborto, dove le donne timorate di Dio si facevano il segno della croce quando la sentivano.

Purtroppo scopriamo che nell’America di oggi, moderna ed evoluta, un bene fondamentale come questo è messo in pericolo »: Vanessa Cullins parla veloce attacca le parole, usa come intercalare: «Incredibile, incredibile ». È una delle leader della Planned Parenthood Federation, la principale organizzazione che si batte «per il diritto delle donne ad una scelta libera senza pressioni o vincoli», le sue parole raccontano «la più grande crociata anti-abortista da quarant’anni a questa parte» che sta scuotendo il paese.

Nel giorno dell’anniversario della sentenza della Corte Suprema che rese legale l’aborto il 22 gennaio del 1973 scendono in campo Barack Obama e papa Francesco. Il pontefice usa il suo account twitter per benedire la tradizionale Marcia per la vita, dove centinaia di manifestanti sfilano per le strade di Washington: «Prego per loro, dobbiamo imparare a rispettare ogni forma di esistenza, soprattutto quella dei più deboli: per la Chiesa è un valore sacro». Il presidente ribadisce in un discorso la sua linea: «Noi dobbiamo dare ad ogni donna la possibilità di prendere scelte consapevoli riguardo al suo corpo e alla sua salute. Per questo ci impegniamo ad abbassare ancora i conti della sanità per mettere tutte nelle stesse condizioni: questa deve essere la nostra battaglia».

NEW YORK
Negli ultimi mesi quasi venti Stati hanno rimesso mano alla legislazione, alla Camera dove i Repubblicani hanno la maggioranza è stata votata una norma che vieta l’interruzione di gravidanza dopo le 20 settimane, che non passerà mai al Senato dove invece comandano i Democratici, ma tanto è bastato per mettere in allerta la Casa Bianca che in più occasioni conferma: «Il presidente è pronto a mettere il suo veto». Lo scontro è culturale, la politica lo cavalca. Con la competizione del Midterm alle porte, l’ala dura del partito conservatore, il Tea Party è deciso a sventolare la bandiera antiabortista per prendere consensi in un elettorato sempre più smarrito e dunque smanioso di nuovi totem a cui aggrapparsi. I Democratici vanno ovviamente in direzione opposta e contraria: «Se pensano di farci tornare indietro nel tempo sono pazzi o degli illusi. Lotteremo con tutte le forze per impedirglielo», spiega alle tv la deputata liberal di New York Louise Slaughter, una delle protagoniste sulle barricate. «Siamo ad una svolta, non sono le solite scaramucce che ci sono sempre state. I prossimi mesi saranno decisivi per capire in quale Paese vivremo: se vincono i divieti, sarà un danno irrimediabile da cui sarà difficile riprendersi per molto tempo», spiega Suzanne Goldberg che guida il Center of Gender and Sexuality Law alla Columbia.

A Washington nonostante il sole tira un vento gelido, gli oratori provano a riscaldare la folla: gli slogan sono quelli di sempre, come i cartelli. Dietro il palco si muovono anche Lila Rose e Kristan Hawkins: loro non erano nemmeno nate nel 1973 ma il Washington Post le incorona come simboli del nuovo movimento anti abortista, che — contro ogni previsione — conquista sempre più giovani.
Lila, californiana, ha 25 anni, i capelli neri lunghi lisci, racconta di essere stata «folgorata dalla rivelazione » a 9 anni quando le capita tra le mani un libro contro l’interruzione di gravidanza. Decide in quel momento che quella sarebbe stata la sua missione: «Una bambino è sempre un regalo, la vita che Dio ci dona va sempre salvata» è il suo mantra. A 15 anni fonda la prima associazione “pro life”, James O’Keefe è il maestro e guida, la loro azione è ai confini del crimine (lui verrà spesso arrestato): si introducono nelle cliniche e filmano con telecamere nascoste quello che accade oppure i colloqui con medici e infermieri che, secondo l’accusa, invogliano le donne a farsi operare. Lei compie blitz a Los Angeles e Santa Monica, si finge incinta e interroga i dottori poi posta i video su YouTube dove diventano in breve virali. Carol Joffe, ha scritto un libro sulla «guerra dell’aborto», osserva preoccupato: «Sono comportamenti pericolosi. Gli specialisti non sono più tranquilli e faranno sempre più fatica a svolgere bene il loro lavoro per il terrore di finire alla berlina». La minaccia è tale che alcune cliniche mettono in piedi delle vere e proprie zone di sicurezza per tenere lontani i contestatori (e su questo si sta pronunciando la Corte Suprema).

Kristan ha 28 anni, porta gli occhiali, ha il viso tondo, cresciuta in una famiglia molto religiosa della West Virginia si definisce aborto abolizionista e il riferimento è evidente: «Non c’è alcun differenza tra quelli che hanno lottato per liberare uomini e donne messi in catene per il colore della loro pelle e chi adesso lotta per salvare la vita dei bambini». La sua organizzazione è attiva nelle università americane e persino nella New York che ha appena eletto Bill de Blasio trova consensi. Jeannette ha 22 anni e studia alla Nyu, è in treno, di ritorno dalla marcia di Washington: «Non mi interessa se qualcuno dei miei amici mi prende in giro: io sono fiera del mio impegno». Lei passa almeno due pomeriggi alla settimana in giro per le cliniche e gli ambulatori della città cercando di parlare alle donne intenzionate ad abortire: «Spiego loro che ci sono altre strade, che questa scelta non è una libertà ma una condanna».

Il Texas è l’epicentro della lotta. Qui il governatore Rick Perry riesce a far passare senza molti problemi la legge che vieta l’interruzione di gravidanza dopo le 20 settimane, poi riduce la vendita di farmaci e con una serie di cavilli burocratici rende sempre più complesso il rapporto medico paziente e la sopravvivenza delle cliniche specializzate: «Molte stanno già chiudendo e nei prossimo mesi oltre un terzo delle strutture sarà in disarmo», spiega ancora Vanessa Cullins. Il clima è da caccia alle streghe, lungo le strade di Houston, Austin, San Antonio spuntano continuamente picchetti di militanti anti abortisti: “Pray to end abortion”, preghiamo per mettere fine all’aborto è la frase di rito che apre e chiude le manifestazioni: preghiamo. La democratica Wendy Davis che provò con un ostruzionismo di oltre 11 ore a fermare la legge viene dileggiata su siti e tv: «Ha mentito sulla sua storia», la accusano adesso.

La creatività dei legislatori è sconfinata, tanto che la battaglia con i vari tribunali a suon di sentenze contradditorie è pressoché costante. In Ohio vengono tolti fondi agli ospedali e dirottati su programmi di educazione sessuale dove l’astinenza è la regola base, i medici hanno l’obbligo di illustrare la possibilità delle adozioni alle donne che vanno da loro. In Wisconsin la paziente si deve sottoporre ad un’ecografia perché così vede il feto, in North Carolina, Pennsylvannia e altri Stati la copertura assicurativa non funziona per l’interruzione di gravidanza, in Kansas i dottori che praticano l’aborto non possono insegnare nelle scuole.
Nicole Stewart ha 34 anni e fa l’attrice, il Dallas News racconta la sua storia. Lei e il marito vogliono un figlio, esultano alla gravidanza, lei pensa già ad un monologo dove racconterà la sua gioia. Ma la vita non sempre prevede lieto fine e applausi, l’ecografia rivela malformazioni cerebrali devastanti sul feto e lei decide di abortire dopo la 22esima settimana. Nel suo spettacolo non ci sono sorrisi e urla di neonati, ma solo il suo sguardo impietrito nel vuoto, la voce che si inceppa, le unghie conficcate nel leggio: «Ho deciso di rendere pubblica la mia esperienza quando ho sentito alla radio le parole di militanti integralisti. Io sono stata fortunata, ho avuto assistenza, i medici e gli psicologici mi hanno sostenuto, ma cosa succederà adesso alle altre ragazze? Chi le aiuterà?». Poi conclude: «Io non sono contro la vita, ho amato con tutto il cuore mio figlio ogni attimo che l’ho avuto dentro di me. Proprio per questo, anche se è straziante, rifarei quello che ho fatto: per lui, per il diritto ad una vita felice».””

Leggi l’articolo “Protesta su Twitter in Francia “Il mio corpo, il mio diritto””

PARIGI – «Il mio corpo, il mio diritto ». Migliaia di fotografie con uno slogan antico, improvvisamente tornato d’attualità. È la protesta virale delle ragazze francesi per appoggiare la riforma del governo che rende più semplice l’interruzione di gravidanza. Gli autoscatti hanno invaso Twitter, con il popolare hashtag #Ivg-moncorpsmondroit proprio durante la discussione in parlamento di una nuova riforma del diritto all’aborto. Mentre la Spagna ha da poco ristretto la normativa, la Francia ha deciso di cancellare dalla storica legge del 1975, che porta il nome di Simone Veil, all’epoca ministra della Sanità, la condizione per cui una donna debba essere in stato di «estremo disagio» per ricorrere all’aborto. Una menzione giudicata ormai “obsoleta” dalla ministra socialista delle Pari opportunità, Najat Vallaud-Belkacem.
La riforma della legge solleva un nuovo dibattito sociale in Francia, dopo quello sul matrimonio gay. Domenica una “marcia per la vita” ha portato nelle strade di Parigi migliaia di persone per dire no all’aborto. Un corteo che Papa Francesco ha appoggiato apertamente, invitando i manifestanti a «mantenere viva l’attenzione su un tema così importante». Proprio domani François Hollande incontrerà per la prima volta il Pontefice. Ma la riforma francese, hanno assicurato dall’Eliseo, non sarà discusso.

Era da tempo che in Francia non ripartiva una mobilitazione per il diritto all’aborto. La prima a postare la sua foto su Twitter è stata, lunedì, l’attrice Frédérique Bel. Un nudo integrale con una bocca al posto del pube. Una foto che è rimbalzata in poche ore sulla rete, fino ad essere censurata da Twitter perché considerata oscena. Ieri invece la protesta è ricomparsa sul social network con il popolare hashtag inventato da una giornalista del magazine Elle, Laurent Bastide. Il suo scatto è meno spinto di quello di Bel. Bastide è vestita e tiene un cartello in cui è scritto: “I love mon droit all’Ivg”, l’abbreviazione per l’interruzione volontaria di gravidanza. Molte altre donne seguono, facendo autoscatti con lo stesso cartello. Altre scrivono sulla pancia, su una mano, sulla guancia. Il concetto è quello delle femministe negli Anni ‘70: «Il corpo è mio». C’è preoccupazione sull’ondata internazionale che rimette in discussione l’aborto, dalla Spagna agli Stati Uniti. «Non possiamo essere tornate a questo punto» commentano alcune ragazze su Twitter. «Simone, svegliati », dice un’altra ragazza a proposito di Simone Veil. Al movimento online aderiscono alcuni uomini. «È la loro scelta, il loro diritto» dicono. Molte citano il manifesto delle 343 “salopes”, sgualdrine, che apparse sul Nouvel Observateur negli Anni ‘70. Allora, le femministe autodenunciarono il loro aborto, sfidando il divieto dello Stato. Oggi la situazione è diversa. In Francia più di 220.000 gravidanze vengono interrotte volontariamente ogni anno. Circa una donna su 3 ha fatto ricorso all’aborto almeno una volta nella sua vita.

Il progetto di legge francese segue un percorso inverso rispetto a quello spagnolo, che intende restringere il diritto all’aborto, limitandone la legalità ai soli casi di stupro e di rischio reale per la salute della donna. Una legge che secondo la ministra francese della Sanità, Marisol Touraine, rappresenta «un ritorno all’età della pietra ». In Francia, invece, l’emendamento alla legge Veil renderà più semplice interrompere la gravidanza. Il nuovo testo prevede che una donna possa abortire perché «non intende portare a termine la gravidanza» e non più perché, come vuole il testo originale, «si trova in una situazione di estremo disagio ». Contro la riforma si è schierata una parte della destra che teme la “banalizzazione” dell’aborto. L’Ump ha presentato a sua volta un emendamento contro il rimborso delle spese di aborto da parte dell’assistenza sanitaria.””

Fonte

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