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«È iniziata una nuova stagione della geopolitica vaticana»

«È iniziata una nuova stagione della geopolitica vaticana»(©LaPresse) «È iniziata una nuova stagione della geopolitica vaticana»

GIACOMO GALEAZZI
CITTà DEL VATICANO

 

“Dal Medio Oriente alla Corea, è in corso il ritorno della Chiesa nei grandi conflitti internazionali”, afferma a “Vatican Insider” il politologo dell’università di Trieste, Paolo Feltrin, che parla esplicitamente di “nuova stagione della geopolitica cattolica” e analizza le cause e gli obiettivi del ritrovato attivismo della Santa Sede sulla scena mondiale. “Dall’Africa all’Asia basta dare un’occhiata allo scacchiere internazionale per accorgersi di quanto le situazioni conflittuali e di tensione riguardino direttamente i cattolici- spiega il professor Feltrin.La Chiesa è tornata a sentirsi coinvolta e ha intrapreso un percorso molto difficile e faticoso per uscire dall’atteggiamento isolazionista che aveva avuto negli ultimi anni. La Santa Sede ha compreso che non può più rifiutare i temi imposti alla sua attenzione dai conflitti mondiali”.

Perciò si cominciano a vedere i risultati di questa nuova consapevolezza. «La svolta geopolitica e il nuovo dinamismo diplomatico rappresentano una presa d’atto dei problemi che oggi interrogano la Chiesa in ogni angolo del pianeta- osserva Feltrin-.Per anni la Chiesa si è ripiegata sui suoi problemi interni, come se per favorire la pace nel mondo fossero sufficienti la buona volontà,le prediche e la teologia». Secondo il costituzionalista Stefano Ceccanti, ex presidente degli universitari cattolici «si incrociano un elemento oggettivo e uno soggettivo». Quello oggettivo è «la moltiplicazione dei focolai di tensione e in particolare di quelli che hanno per vittime i crstiani». Quello soggettivo è «la nomina come segretario di Stato di monsignor Pietro Parolin che ridà centralità alla diplomazia vaticana».

Gli obiettivi, evidenzia a “Vatican Insider” l’ex leader della Fuci, sono “la difesa delle popolazioni minacciate, cristiani ma non solo, senza però cadere nello scontro di civiltà”. I cristiani “vengono difesi non solo e non tanto per soldarietà legata alla comunanza di religione ma perché rientrano tra gli aggrediti”. Inoltre, «quella parte dell’Islam che aggredisce è duramente criticata perché perseguita e senza identificarla con tutti i credenti musulmani, alcuni dei quali sono anch’essi vittime».

La linea diplomatica vaticana è “ben calibrata”. Aggiunge Ceccanti: “Ingerenza umanitaria, responsabilità di proteggere con primato alla diplomazia e ricorso alla forza solo in ultima istanza su mandato Onu e in modo proporzionato, senza cadere nello scontro di civiltà”. E L’attivismo della Santa Sede risulta essere maggiore perché  “i focolai sono maggiori”.

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