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Le menzogne della diocesi di Milano sul caso che coinvolge monsignor Mario Delpini

Teste Mario Delpini.

DOMANDA: conosce don Mauro Galli ?

RISPOSTA: si lo conosco, appena nominato fu mandato a Rozzano (MI) presso la parrocchia di Sant’Ambrogio in qualità di diacono, non ricordo esattamente le date … mi sembra di ricordare gli anni 2010/2011, ricordo poi che verso il periodo di Natale 2011/2012 venne trasferito a Legnano presso la parrocchia di San Pietro dove ci rimase alcuni mesi, dopodiché fu ordinato presso l’ospedale Niguarda.

IL TRASFERIMENTO DA ROZZANO A LEGNANO FU DECISO DA ME IN PERSONA a seguito di una segnalazione da parte del parroco di Rozzano – Don Carlo Mantegazza – che mi aveva riferito di un ragazzo – di nome “Fausto” (nome di fantasia) – che aveva trascorso una notte a casa di don Mauro Galli ”. ndr

Questo è quanto dichiarato sotto giuramento il  24 ottobre 2014 dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini interrogato presso gli uffici della Questura di Milano, una dichiarazione piuttosto discordante con le gravi inesattezze riportate ieri sul sito della Chiesa di Milano e poi riprese Avvenire.

Gli articoli precisano che il termine “Abuso” a quell’epoca era ben lontano da essere ipotizzato, “non si è mai usata tale parola fino al 2014 quando viene data una versione diversa…”

Delpini ancora una volta ci viene in soccorso offrendo la verità autentica che lo riguarda chiarendoci ogni dubbio interpretativo e riferisce sempre alla polizia: ”…Don Carlo Mantegazza in quella circostanza mi disse al telefono che “Fausto” (nome di fantasia) aveva poi segnalato presunti abusi sessuali compiuti da Don Mauro durante la notte. io sono quindi andato a Rozzano, ho convocato Don Mauro…” (ndr)

Dunque una persona AUTOREVOLE come il PARROCO parla subito nel 2011 a Delpini e il Vescovo immediatamente va a Rozzano, nel 2011 non nel 2014 come erroneamente riportato sul sito della Chiesa di Milano e su Avvenire.

Delpini precisa cosa gli riferisce direttamente don Mauro (l’imputato): “…lui mi disse che aveva solamente voluto ospitare un ragazzo con difficoltà familiari perché non voleva dormire quella notte a casa dei genitori…” “Ha per altro ammesso di aver dormito con il ragazzo quella notte…” che è bene ricordare che all’epoca dei fatti aveva 15 anni.

L’articolo precisa giustamente che don Galli aveva chiesto preventivamente il consenso dei genitori, omettendo tuttavia che agli stessi non era stato specificato che sarebbe stato l’unico ragazzo a dormire in parrocchia tra tutti gli adolescenti che avevano le confessioni quella sera. Il consenso è stato accordato ben due giorni prima. Come poteva dunque il Galli immaginare che proprio due giorni dopo il ragazzo avrebbe manifestato l’intenzione di non tornare a casa a dormire? Inoltre, come mai don Mauro non si è preoccupato di predisporre la sistemazione nella stanza degli ospiti, presente nel suo appartamento, ma ha portato il ragazzo nel proprio letto matrimoniale?

Ancora una volta Delpini afferma sotto giuramento: “…Ho deciso quindi di trasferire Don Mauro ad altro incarico, disponendo il suo trasferimento nella parrocchia di Legnano…”
La polizia gli pone questa precisa domanda: “Monsignore, Lei era consapevole che Don Mauro GALLI nella parrocchia di Legnano si occupava di Pastorale Giovanile?” 

Risposta: “si certo, ne ero a conoscenza…” (ndr)

Milano, 25 marzo 2017.
Papa Francesco visita la diocesi di Milano.
Mons. Mario Delpini e il card. Angelo Scola

Quindi il parroco parla a Delpini che decide il trasferimento senza avviare nessuna indagine canonica come viceversa descritto dalle linee guida della CEI per questi specifici casi.

Il motivo per cui la denuncia all’autorità civile sia stata fatta solamente il 29 luglio 2014 è riconducibile al fatto che la presunta vittima e i familiari, nel 2011, da buoni cattolici si sono rivolti con fiducia alla diocesi anziché alla polizia, diocesi che dopo aver promesso rigore, li ha di fatto presi in giro spostando ben due volte il sacerdote, prima a Legnano, poi al Niguarda e successivamente a Roma, o almeno, questo è quanto la diocesi ha fatto credere alla presunta vittima, perché nei fatti, in quel periodo don Mauro Galli si scoprì non essere a Roma, ma bensì sempre a Milano dove la notte del 25 luglio 2014 salvò un neonato abbandonato nella cappella dell’ospedale San Giuseppe (dove don Mauro esercitava al momento) salendo all’onore della cronaca .

Solo a questo punto, tre giorni dopo l’ennesima presa in giro, la presunta vittima e familiari data la poca serietà dimostrata fino a questo punto dalla diocesi, hanno deciso di affidarsi alla giustizia civile e così il 29 luglio 2014 sporgono formale querela.

Certo, a questo punto sarebbe utile anche motivare il perché prima dell’inizio del procedimento penale a carico di don Mauro Galli, come emerso nell’udienza del 12 c.m. qualcuno abbia proposto – al fine di far ritirare alla presunta vittima e ai familiari la costituzione di parte civile che chiedeva si ravvisassero anche le responsabilità della diocesi e della parrocchia di Rozzano – un indennizzo alla presunta vittima.

Forse un gesto caritatevole? Personalmente ho dei dubbi.

Resta a questo punto superfluo commentare quanto è agli atti del processo anche se sorge una domanda: chi sta mentendo?

Forse l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, (che se così fosse avrebbe dichiarato il falso anche sotto giuramento), oppure le inesattezze vanno accreditate ad una disonestà intellettuale che ha come unico fine quello di giustificare il comportamento “da manuale e sistematico” che la chiesa vuol far credere di aver abbandonato?

Comunicato congiunto con i nostri assistiti.

Francesco Zanardi

Presidente – Rete L’ABUSO

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