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Le parole scandalose di Alessandro Di Battista e le mie lettere non scandalose

Alessandro Di Battista ha dichiarato: “Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana”; e che  il terrorismo resta “la sola arma violenta rimasta a chi si ribella”. E tutti hanno gridato allo scandalo.

Quella che segue è una delle mie diverse lettere sull’argomento, pubblicate tranquillamente da noti quotidiani. Questa la pubblicò Il Tempo proprio in questi giorni del mese di agosto del 2006.
 Il Tempo 25 agosto 2006
Terrorismo e minacce. Le colpe di tutti
Gentile direttore, su Vanity Fair (n.23 del 24 agosto), Enrico Mentana scrive: “L’ho già detto altre volte: cosa c’è di più diverso da noi di gente disposta a morire per ucciderci, pronta a farla finita pur di far male ad altri che hanno l’unica «colpa» di abitare in un’altra parte del mondo, e di abbracciare altre fedi religiose?”.
Ora, poiché Mentana esprime un chiaro giudizio morale sugli atti terroristici islamici, vorrei fare alcune osservazioni, ovviamente sempre di ordine etico. Innanzi tutto nel dare un giudizio su un’azione cattiva, bisogna distinguere l’aspetto soggettivo dall’aspetto oggettivo. Mi spiego: se per caso noi occidentali decidessimo di sganciare bombe su una città (Dio ce ne guardi!), oppure di sperimentare nuove armi, sapendo con matematica certezza di fare vittime innocenti, l’azione sarebbe da condannare per entrambi gli aspetti, giacché noi occidentali siamo persuasi che uccidere innocenti è sempre cosa immorale (considerare esseri umani una sorta di cavie è ancora più grave). Se per caso i kamikaze fossero persuasi che uccidere innocenti per una causa da loro ritenuta giusta sia cosa giusta, l’azione è oggettivamente un male, ma non lo è soggettivamente; nel senso che l’individuo che compie l’atto terroristico non sa di fare il male, anzi è persuaso di fare il bene. Dunque, in questo caso la differenza andrebbe a vantaggio degli islamici. Secondo: qualora, sganciando sempre le ipotetiche bombe, noi occidentali fossimo quasi certi di non rimetterci la vita, pure la differenza andrebbe a vantaggio di chi è disposto al sacrificio della propria persona. Oppure, al più, la differenza non ci sarebbe.
Terzo: resta da stabilire se la causa all’origine dell’atto terroristico (far saltare in aria innocenti, o sganciare bombe su innocenti), sia oggettivamente giusta o sbagliata; giacché non si può fare a meno di considerare in modo diverso chi compie un atto terroristico per una causa giusta (libertà, sopravvivenza, ecc.), e chi compie lo stesso atto per una causa ingiusta (potere, interesse, odio religioso, ecc.).
Infine: è sicuro Mentana, che l’unica «colpa» di noi occidentali anime candide, sia quella di cui lui parla? Che ce ne stiamo sempre tranquilli a casetta nostra, a coltivare il nostro orticello?
Renato pierri
 
Ed ecco cosa scrivevo su Il Manifesto del 13 ottobre 2004: “Coloro che non possiedono eserciti potenti per lottare contro il nemico, ricorreranno sempre all’unica arma in loro possesso: l’azione terroristica”.

 

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