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Le sanzioni contro noi russi? Le pagherete voi

Le sanzioni contro noi russi? Le pagherete voi«Con le sanzioni voi italiani avete già perso tanto, ma rischiate di rimetterci molto di più. Qualcuno dei vostri politici se n’è accorto e attende l’arrivo del nostro presidente (Vladimir Putin sarà a Milano il 16 ottobre, ndr ) per fare retromarcia. Ma potrebbe essere troppo tardi. Non abbiamo rapporti solo con l’Italia. Abbiamo rapporti con l’Asia, con l’America Latina e i paesi africani. E tutti questi rapporti stanno andando avanti nonostante voi europei. Magari tenterete di ricucire, ma alla fine ci avrete comunque rimesso tantissimo».

Quando gli chiedi dei rapporti con l’Italia il vice presidente della Commissione esteri del Parlamento Russo Andrei Klimov non ci gira troppo attorno. La sua trasferta italiana precede di una settimana l’arrivo a Milano del presidente Vladimir Putin e Klimov non tralascia di far che capire quella potrebbe essere l’ultima occasione per evitare guai seri. In questo colloquio con Il Giornale e con un paio di altri giornalisti italiani e russi all’ambasciata di Mosca a Roma Klimov invita il nostro governo «a pensare all’interesse dello stato italiano e dei suoi cittadini» anziché a quelli degli Stati Uniti.

Dal suo punto di vista tutta la questione Ucraina risponde a non ad interessi europei, ma americani. «Fateci caso il più grande sostenitore dell’accordo di partenariato tra Kiev e Bruxelles non è stata l’Europa, ma l’America. Nel 2012 il sottosegretario agli esteri Hillary Clinton disse chiaramente di voler opporsi con tutti i mezzi all’inserimento dell’Ucraina nel progetto di integrazione eurasiatico portato avanti dalla Russia. E difficile non pensare che quanto avvenuto a Kiev non rientri in quel progetto.

Gli americani hanno investito 4 miliardi di dollari per alimentare proteste e sollevazioni in Ucraina. Quei soldi non sono serviti a costruire scuole, fabbriche o infrastrutture, ma per creare nuove forze politiche d’opposizione e rafforzare quelle esistenti. Del resto un sottosegretario americano ha anche detto che l’Europa poteva andarsene a quel paese se non appoggiava i piani americani su Kiev».

Nello scenario da guerra fredda descritto da Klimov le pressioni Usa su Bruxelles, e soprattutto sul cancelliere Angela Merkel vero «dominus» europeo travalicano di gran lunga l’ambito politico. «Angela Merkel è in una posizione molto difficile con gli Stati Uniti. Le voci sui suoi rapporti con Washington sono tante, ma di certo ogni qualvolta sembra aver raggiunto un accordo con il nostro presidente quello americano riesce immancabilmente a trovare gli argomenti giusti per farle cambiare opinione. Non sappiamo cosa le dica, ma probabilmente Obama sa molte cose di lei. Cose che noi non conosciamo».

Klimov non si limita ad alludere alle possibili intercettazioni ai danni del Cancelliere attribuite a suo tempo dall’intelligence americana. «In Europa i due paesi con basi militari, armi nucleari e soldati americani sul proprio territorio siete voi e i tedeschi. E sull’Ucraina state entrambi stranamente esercitando una politica contraria ai vostri interessi nazionali. In Germania oltre alla presenza militare, conta molto la presenza di strutture d’intelligence che permettono di creare dossier sui politici tedeschi».

Nelle parole del deputato russo la conseguenza più grave per l’Europa e per l’Italia, al di la delle perdite commerciali derivanti dal gioco di sanzioni e contro sanzioni, rischia di essere quello di una nuova ondata migratoria. «L’Ucraina negli ultimi vent’anni è sopravvissuta grazie a 120 miliardi di aiuti ricevuti da Mosca. Questi aiuti non potranno più venir erogati perché l’accordo di partenariato prevede rapporti esclusivi con l’Europa. Nel bilancio della Ue da qui al 2020 non vi sono però fondi per l’Ucraina. Per questo mi chiedo come Kiev farà fronte alla gravissima situazione sociale. Il loro presidente Poroshenko in campagna elettorale prometteva l’eliminazione dei visti per l’Europa entro il 2015. Quindi dall’inizio del prossimo anno milioni di ucraini incominceranno a sognare quel visto e una fuga in Europa. E molti verranno sicuramente qui in Italia dove sono già un bel po’».

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