TwitterFacebookGoogle+

Le signore dei numeri

Articolo di Piergiorgio Odifreddi (Repubblica 14.8.14)

“”Qualcuno disse una volta a David Hilbert, uno dei massimi matematici della storia, che c’erano state almeno due grandi matematiche donne: la russa Sofia Kovalevskaya e la tedesca Emmy Noether. E lui rispose, da bravo maschilista, che la prima non era una grande matematica, e la seconda non era una donna. Se oggi Hilbert fosse ancora vivo, dovrebbe rimangiarsi la sua boutade. La graziosa iraniana Maryam Mirzakhani è infatti appena stata insignita a Seoul, in occasione del Congresso Internazionale di Matematica, della Medaglia Fields. Cioè, del premio più agognato dai matematici di tutto il mondo, equivalente al premio Nobel.
Nonostante la leggenda metropolitana che Alfred Nobel avesse escluso la matematica dalla lista dei suoi premi per una rivalità con un matematico su una questione di donne, la prosaica verità è che l’inventore della dinamite era interessato alle scienze applicate, e la matematica non era tra le sue priorità. Oggi la Regina delle Scienze si è comunque ampiamente rifatta, e da quest’anno è stata inserita nella lista dei premi Breakthrough, che valgono monetariamente il triplo dei premi Nobel: ben tre milioni di dollari!
La Medaglia Fields, al contrario, è gloria pura: il suo assegno è soltanto di diecimila euro, ma il prestigio che conferisce è enorme. Finora non era mai successo che venisse assegnata a una donna. E, tra parentesi, neppure a un latinoamericano come il brasiliano Artur Avila, che è un altro dei vincitori di quest’anno. Le medaglie vengono infatti assegnate ogni quattro anni, a un massimo di quattro persone sotto i quarant’anni: a conferma che, come disse una volta Godfrey Hardy, «la matematica è uno sport da giovani». La stessa cosa vale per gli scacchi, che insieme alla matematica sono considerati, da un lato, l’attività più razionale, e dall’altro, un campo in cui eccellonoquasi soltanto gli uomini. E la vexata quaestio è se si tratti solo di una contingenza storico-sociologica, o invece di una necessità biologica. Ovviamente, esistono argomenti e prese di posizione su entrambi i fronti.
I politically correct , ad esempio, storcono il naso di fronte al determinismo sessuale, tacciandolo di sessismo, e preferiscono ricordare l’innegabile unilateralità dell’educazione femminile, che fino a non molto tempo fa spingeva le donne a diventare “mogli e madri”. Rita Levi Montalcini amava ricordare come avesse appunto dovuto ribellarsi a questa pretesa nella sua propria famiglia. E come ai congressi ai quali partecipava da giovane i relatori aprissero le loro conferenze con un Lady and gentlemen , “Signora e signori”, a conferma della generalità della situazione.
A sostegno di questa interpretazione sembra andare anche la statistica. In Italia, ad esempio, tra i professori associati di matematica le donne sono una maggioranza, ma diventano una netta minoranza tra i professori ordinari, lasciando sospettare che i figli finiscano per interferire con il proseguimento delle loro carriere, in una disciplina che richiede una concentrazione e una dedizione costante ed esclusiva.
Sia l’educazione che la famiglia dovrebbero però permettere abbondanti fluttuazioni statistiche, mentre invece le eccezioni costituite dalle matematiche al top mondiale tendono a far sospettare qualcosa di più profondo. D’altronde, gli stessi fattori non hanno impedito a scienziate come Marie Curie di eccellere in proporzione ben maggiore delle matematiche.
Non è certo un caso che, alla richiesta di un nome di grande matematica, la risposta sia quasi universalmente Ipazia di Alessandria. Della quale sarebbe però difficile ricordare un teorema, invece che le gloriose vicende della sua vita da “libera pensatrice”, e quelle tragiche della sua morte per mano dei fondamentalisti cristiani istigati dall’arcivescovo Cirillo alla fine del quarto secolo. Non a caso, il recente film Agora su di lei le attribuisce risultati sulle coniche che sono invece dovuti ad Apollonio, più di mezzo millennio prima.
Una possibile spiegazione della strana situazione delle donne nella matematica è stata proposta dal più famoso scienziato vivente: James Watson, scopritore della doppia elica, e noto anticonformista. Secondo lui, il quoziente intellettivo medio delle donne è più alto di quello degli uomini, ma le donne hanno meno varianza degli uomini. Cioè, le donne sono più intelligenti in media degli uomini, ma hanno meno punte: nella genialità, da un lato, e nell’autismo e nella schizofrenia, dall’altro.
Watson sa di cosa parla, visto che nella sua stessa famiglia si trovano entrambe le punte: suo figlio è infatti schizofrenico, e lui ha spesso organizzato convegni su questa malattia, per cercare di comprenderla meglio. Se poi abbia ragione in generale, rimane da vedere. Per ora, Maryam Mirzakhani segna un punto a favore delle donne, e il futuro ci dirà se si tratta di un’eccezione isolata o dell’inizio di un nuovo trend.””

Original Article >>

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.