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Le studentesse americane raccontano i dettagli degli stupri. Ora la prova del dna

Filtrano nuovi particolari sulle due ragazze americane che hanno denunciato di essere state stuprate da due carabinieri nella notte del 7 settembre a Firenze. Ieri le ragazze, in Italia da due mesi per studiare arte e design, sono state sentite dalla polizia che indaga sulla vicenda su mandato della Procura e hanno raccontato agli inquirenti come si sono svolti i fatti. Particolari che sono in queste ore al vaglio degli investigatori (indaga anche la procura militare) che stanno cercando di trovare riscontri oggettivi. Il racconto comincia dall’uscita delle due ventenni dalla discoteca Flo di piazzale Michelangelo. Sono le 2,30 di notte e le ragazze hanno ammesso di aver bevuto troppo. fuori dal locale si sono messe subito in cerca di un taxi per tornare a casa, quando sono state avvicinate da un’auto dei carabinieri. 

“A un tratto vediamo lampeggiare qualcosa – leggiamo sul Corriere della Sera –  È una ‘gazzella’ dei carabinieri. Si avvicinano, sono due militari in divisa. Ci dicono che se vogliamo possono darci un passaggio”. È notte fonda e le due naturalmente accettano. “Sono gentili, ci accompagnano. Arriviamo a casa, i carabinieri parcheggiano l’auto (risulterà poi che i due militari hanno avvisato la centrale che stanno effettuando un controllo, ndr) e si offrono di accompagnarci sino a casa”. 

I racconti delle due violenze, in ascensore e sul pianerottolo

Continua il racconto sul Corriere: “Camminano a fatica, sono sorrette dai due carabinieri. Nella denuncia, che presenteranno poche ore dopo in questura, le due ragazze spiegano che una di loro, quella che ha bevuto di più, decide di prendere l’ascensore. È la parte più controversa del racconto, ma anche quella decisiva, se sarà confermata. ‘L’uomo in divisa entra con me e quando la porta si chiude mi violenta — ricorda la più giovane — Si avvicina, mi mette le mani addosso, è un rapporto completo, che subisco perché non ho la forza di reagire. Non riesco a gridare, non chiedo aiuto. Dura pochi minuti. Terribili'”.

Nella zona dove sono avvenuti i fatti esistono telecamere di sorveglianza e proprio queste immagini sono al vaglio della procura. L’auto dei militari resta ferma per 23 minuti e i due militari avrebbero detto di essersi fermati per un controllo

Il racconto del quotidiano continua con le dichiarazioni fornite dall’altra ragazza che “sale le scale sorretta dal secondo militare. Si muove a fatica e a un certo momento — continuano — sembra che si fermi esausta appoggiandosi al muro di un piano. ‘E lui mi stupra’, racconta in lacrime all’agente di polizia. Sulle scale e nell’ascensore restano tracce biologiche. Poi le due ragazze sarebbero entrate nell’appartamento. ‘Le nostre amiche capiscono subito il dramma. Ci chiedono spiegazioni. Le rispondiamo in lacrime che ci hanno violentato, sono stati i carabinieri’. Una delle inquiline chiama la polizia. Scatta il protocollo rosa contro le violenze. Visite in due ospedali, psicologi, residenza protetta dove ieri le ragazze sono state raggiunte dai familiari”.

Le ragazze hanno dichiarato di non aver gridato e chiesto aiuto perchè gli uomini erano armati e anche perché si sentivano stanche per la notte in discoteca, non hanno trovato la forza. La paura ha fatto il resto. L’auto dei militari è ripartita alle 3.13. I test a cui le due ragazze di 19 e 21 anni sono state sottoposte hanno confermato la violenza sessuale completa, mentre la polizia scientifica ha recuperato le tracce biologiche nell’ascensore, sul pianerottolo e sugli abiti delle ragazze. Si stanno cercando anche testimonianze, magari anche solo qualcuno, nel palazzo stesso o fuori, che abbia visto o sentito qualcosa.

Nessuno ha sentito e visto nulla?

Ma ci sono ancora tanti dubbi e tante domande che attendono una risposta. Leggiamo dalla Stampa di oggi: “I due militari – il capopattuglia ha 40 anni, una moglie e tre figli, il collega, 25 anni è single – sono indagati dalla Procura di Firenze guidata da Giuseppe Creazzo per violenza sessuale aggravata dalla minorata difesa. Ma soltanto l’esame del Dna chiarirà se sono davvero loro due i responsabili. Di violenza o di un rapporto consenziente? Sono usciti per la prima volta in pattuglia insieme proprio quella notte. Possibile che, pur non avendo mai lavorato in coppia, avessero tanta complicità per un’azione così intima e spregevole? Nessuno nel palazzo, e neppure nell’appartamento che le due ragazze condividono con altre connazionali, ha sentito nulla. Per adesso c’è solo la versione delle vittime, che alle 4 del mattino hanno telefonato al 113“.

Ancora dalla Stampa: “Durante l’interrogatorio del procuratore, dell’aggiunto Rodrigo Merlo e della pm Ornella Galeotti, hanno fornito dettagli sul presunto stupro ma senza riuscire a identificare i due uomini. Questi ultimi erano stati individuati dai magistrati, in collaborazione con la squadra mobile della questura e il comando provinciale dei carabinieri, proprio grazie alle immagini delle telecamere”. A questo punto sarà fondamentale la perizia sui reperti biologici che verrà effettuata dall’Istituto di genetica forense dell’ospedale Careggi di Firenze. Il riscontro del Dna potrà probabilmente mettere la parola fine sull’identità dei due presunti aggressori. Più difficile sarà invece stabilire se si è trattato di una violenza sessuale. 

“I due militari – leggiamo sul Secolo XIX – che ieri avevano il turno di riposo, potrebbero essere sospesi ancor prima di uno sviluppo giudiziario. Intanto del caso si occupa anche la procura militare di Roma. Il procuratore militare Marco De Paolis, precisa che ‘al momento di tratta di atti relativi al fatto’. Il dipartimento di Stato Usa stigmatizza: ‘Prendiamo queste cose molto seriamente’. Mentre il console generale Usa a Firenze, Benjamin Wohlauer, ieri mattina si è recato sia in questura sia al comando provinciale dei carabinieri. Qui è stato rassicurato sulla massima trasparenza, rigore e sforzo dell’Arma per arrivare alla verità”. 

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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