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Le unioni civili compiono un anno. Una rivoluzione rimasta a meta’

Articolo di Flavia Amabile (Stampa 24.4.17)

In quasi un anno di unioni civili sono state oltre mille le coppie omosessuali che hanno deciso di sposarsi. Matrimoni un po’ ovunque in Italia, al Nord come al Sud, con picchi a Roma e Milano, e cifre abbastanza omogenee nel resto d’Italia. A unirsi sono soprattutto persone non giovanissime e tante ancora ne arriveranno, c’è una lista d’attesa di oltre 100 coppie. Questi sono i dati disponibili, le cifre dettagliate verranno rese note l’11 maggio – data di approvazione della legge – durante una conferenza stampa da Monica Cirinnà. La senatrice è prima firmataria del ddl che ha rappresentato la base del testo poi approvato con alcune modifiche e, soprattutto, alcune cancellazioni.
La «stepchild adoption», ad esempio, vale a dire l’adozione del figlio, naturale o adottivo, del partner. Ancora di più, dopo un anno di unioni, è la grande assente e il profondo rimpianto. Da un punto di vista legale i figli del partner restano dei perfetti estranei, privi di tutele e riconoscimenti. Ivan Scalfarotto, deputato del Pd e uno dei protagonisti della battaglia per far approvare la legge anche nella sua versione monca procurandosi feroci critiche da parte di una porzione consistente della comunità Lgbt: «Forse a chi è fuori dal Parlamento sfugge che per approvare le leggi sono necessari i voti. Non li avevamo. Il movimento 5Stelle ci ha abbandonati all’improvviso. Di fronte a noi avevamo solo due possibilità: fare l’unica legge possibile oppure nulla. Abbiamo preferito approvare l’unica legge possibile sapendo che anche in altri Paesi ci sono state diverse fasi prima di arrivare a un’eguaglianza dei diritti».
Un’eguaglianza che oggi non esiste soprattutto per le coppie con figli. Marilena Grassadonia, presidente dell’associazione Famiglie Arcobaleno, matrimonio con Laura Terrasi celebrato a Barcellona nel 2009 e ufficializzato in Italia nel 2014 con la cerimonia delle trascrizioni voluta dal sindaco dell’epoca, Ignazio Marino. Hanno tre figli, di cui sono entrambe ufficialmente mamme grazie a una sentenza che ha riconosciuto l’adozione ad aprile dello scorso anno. La legge sulle unioni civili non era ancora stata approvata, già si sapeva che la stepchild adoption ne sarebbe stata esclusa e Marilena e la compagna erano già molto più avanti da un punto di vista legale. Il provvedimento dell’11 maggio è nato non solo monco, ma anche vecchio. «In questi mesi le persone si sono unite per senso di responsabilità ma è una ferita che brucerà finché non si riuscirà a conquistare il diritto dei figli di essere riconosciuti dal genitore non biologico che non ha nulla di diverso dal legame che si crea con il padre. È un diritto che stanno riconoscendo i giudici di tutt’Italia. Finora ci sono state 8 sentenze positive e 2 negative. E ce ne sono decine che aspettano giudizio. Non è giusto che si crei un’ulteriore discriminazione. Chiediamo che la politica si assuma le sue responsabilità e legiferi in modo finalmente chiaro», spiega Marilena Grassadonia.
C’è chi sostiene che le cifre non siano incoraggianti. Durante il Gay Wedding Italia, la prima fiera dedicate alle unioni civili a Roma – si favoleggiava di un’attesa di 10 mila unioni civili per il primo anno, dieci volte di più di quelle effettive. «Ci vuole tempo. Che cosa avremmo dovuto fare, costringere le coppie a sposarsi?», risponde Monica Cirinnà a chi le parla di un insuccesso. Ma le aspettative non sono altro che pensieri. I numeri effettivi mostrano un interesse concreto: 4 mila visitatori durante tre giorni di fiera, 5-600 coppie impegnate a organizzare. «Conta lo sdoganamento sociale più delle cifre, contano le situazioni che creano normalità, abitudine e consapevolezza che si tratta di una famiglia identica alle altre e che non rappresentano alcun pericolo per la società», spiega Ivan Scalfarotto. E il futuro? «Dipenderà dalla prossima legislatura e dalla maggioranza che si creerà in Parlamento», risponde, pragmatico.””

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