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Leader atei, gay e pseudo rivoluzionari: quando il personale è politico

nualamcallisterSe in una città come Belfast, capoluogo di quell’Ulster che per decenni è stato martoriato dal conflitto religioso/politico tra due opposte fazioni cristiane, una donna atea dichiarata viene eletta sindaca, allora di due cose bisogna prendere atto: la prima è che si è davanti a una svolta epocale, la seconda che sarebbe ingenuo pensare che non ci saranno delle ripercussioni. Nuala Mc Allister, la diretta interessata, lo aveva sempre saputo. Sapeva che ogni sua azione o decisione sarebbe stata guardata non solo dal punto di vista squisitamente politico, ma anche attraverso le lenti del tradizionalismo. Per questo, sapeva anche che quell’usanza belfastiana vecchia di un quarto di secolo, che vuole il neo sindaco invitare tutti a pregare prima della cena di presentazione, sarebbe stata per lei motivo di critica a prescindere da quello che avrebbe deciso di fare.

Avrebbe potuto conformarsi alla tradizione e chiedere a un religioso di condurre la preghiera, ma sarebbe stata certamente tacciata di incoerenza. Avrebbe potuto esordire dicendo che, essendo lei un’atea, non ci sarebbe stata nessuna preghiera di ringraziamento a Dio, e chiaramente sarebbe stata accusata di voler ostentare il suo pensiero discriminando così i credenti. Lei invece ha scelto di non prendere iniziative né in un senso né nell’altro; chi voleva pregare era pur sempre libero di farlo per conto suo, anche se in qualche tavolo ci sono state delle preghiere collettive condotte da religiosi non molto rispettosi dei commensali poco propensi a partecipare. Naturalmente, Mc Allister è stata criticata lo stesso. Come già sapeva.

È una questione di rispetto dei diritti di tutti. Chi si propone per guidare una società non dovrebbe mai essere esclusivo, mai affermare in qualche modo il primato della sua personale convinzione ma, al contrario, dovrebbe invece sempre rivendicare la laicità quale necessità e l’inclusione quale obiettivo. È quello che ha fatto anche Ana Brnabić, premier lesbica della Serbia, partecipando al blindatissimo Gay Pride di Belgrado. La stessa Brnabić aveva dichiarato dopo la sua elezione di non voler comunque fare una bandiera della sua omosessualità e di non volersi concentrare in particolare sui diritti Lgbt, perché ritiene che una società più libera e con meno problemi economici sia naturalmente incline alla tolleranza. Non ha probabilmente torto.

Chi invece ha scelto di andare in tutt’altra direzione è un aspirante leader nostrano: Luigi Di Maio, fresco di investitura politica, che ha deciso di andare ad assistere, per la prima volta come lui stesso dichiarerà poi, alla messa per la festa patronale di Napoli e di baciare la teca contenente quella famosa sostanza rossa che cambia di stato. Si dirà che era suo diritto farlo e si avrebbe ragione. Si dirà che si è trattato di un fatto privato e si avrebbe torto, perché come abbiamo visto il concetto di “privato” assume tutt’altra valenza quando appli­cato a un perso­naggio pubblico e soprattutto politico. Non è un caso che la vicenda abbia suscitato generale ilarità, tra cui spicca il “caffè” particolarmente pungente di Gramellini.

Ma Di Maio non si è semplicemente limitato alla manifestazione di fede, è andato anche oltre. In risposta proprio a Gramellini si è fatto portavoce addirittura dell’intero (intero!) popolo napoletano rivendicandone una presunta identità gennarina, che nulla avrebbe a che fare con la fede o con la superstizione. Allo stesso tempo ha però affermato che il messaggio di quella festa sarebbe che “i miracoli possono succedere”, e a questo punto è lecito chiedersi cosa sarebbe secondo Di Maio la superstizione. Chiedersi cosa intende con questa definizione.

Qual è stato il vero miracolo, invece, se lo sono chiesto in tanti fornendo anche la risposta. Diciamo semplicemente che da un aspirante premier, sostenuto da un movimento che si è sempre proposto come antagonista dei poteri forti e sostenitore delle masse popolari, ci si aspetterebbe un atteggiamento diverso dal facile e scontato bacio della pila. Ci si aspetterebbe una maggiore apertura verso tutti, maggioranze e minoranze di qualunque genere. Ci si aspetterebbe che non si limiti a dire di essere diverso dagli altri, ma che dimostri di esserlo veramente. Come Mc Allister e Brnabić insegnano.

Massimo Maiurana

 

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