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Lecce, avvocatessa in chemioterapia chiede rinvio udienza: permesso negato

La donna ha 44 anni e aveva presentato regolare certificato medico. E’ il secondo caso in pochi mesi. Il presidente della Corte d’appello: “Pronto a dimettermi”.

di CHIARA SPAGNOLO –
16 luglio 2015 –

Da mesi si sottopone a cicli di chemioterapia per curare una grave malattia, ma per ben due volte non è riuscita a far rinviare i processi che avrebbe dovuto discutere. Protagonista di una storia che ha sollevato polemiche è un’avvocatessa leccese di 44 anni, Simona Blago, costretta in ospedale da qualche giorno e impossibilitata a partecipare a un’udienza davanti alla Corte civile d’appello di Lecce.

Inutile il tentativo di far rinviare la causa effettuato da un suo collaboratore esibendo una certificazione risalente ai primi giorni di luglio, che dava atto dell’avvio della terapia: l’avvocato di controparte avrebbe deciso di discutere ugualmente e il presidente Marcello Dell’Anna ne ha preso atto. E se per il giudice alla base del caso c’è in realtà un grosso equivoco, determinato dalla poca chiarezza con cui è stato posto in aula il problema, parole indignate sono state veicolate – nei corridoi del palazzo di giustizia e sui social network – dai colleghi del legale. Tanto che è lo stesso presidente della Corte civile d’appello a tornare sui suoi passi, parlando di un malinteso e dicendosi pronto a dimettersi: “Forse ho fatto uno sbaglio – dice Dell’Anna – ma se dovessi essere in qualche modo sfiduciato dagli avvocati sono pronto a lasciare il mio posto”.

A partire dalla coordinatrice regionale dell’Aiga, Tania Rizzo, che ha stigmatizzato duramente il mancato rinvio e il comportamento del giudice, nonché dell’avvocato di controparte “che avrebbe dovuto lui stesso chiedere un rinvio, di fronte ad una situazione così grave”. “Si tratta di una questione di etica – ha aggiunto – ci sono paletti di rispetto umano e professionale oltre i quali non si può e deve andare”.

Limiti umani ma anche disciplinari, sui quali si concentrerà nel prossimo futuro l’attenzione del Consiglio giudiziario e del Consiglio dell’ordine degli avvocati, che ieri ha valutato sommariamente la questione in base alle notizie circolate ma, come ha chiarito il presidente Raffaele Fatano, “si riserva di approfondire l’argomento con i diretti interessati, sia con il presidente della Corte d’appello sia appena sarà possibile con la collega, quando le sue condizioni di salute lo consentiranno”.

Al momento, infatti, l’Ordine non assume una posizione precisa non avendo acquisito i verbali dell’udienza e non essendo del tutto chiara la dinamica dell’accaduto. Di certo – ha aggiunto Tania Rizzo – la situazione ha creato “grande dispiacere alla collega che per la seconda volta nel giro di pochi mesi si è sentita rifiutare una richiesta di rinvio legata a un motivo drammatico”. Già a giugno, infatti, la certificazione medica relativa a un ciclo chemioterapico effettuato dalla Blago era stata giudicata “non attuale” da un magistrato penale, poiché si riferiva a cure che si prolungano nel tempo e non riguardavano le ore immediatamente precedenti al processo.

Un cavillo burocratico che nulla ha a che vedere con la storia umana di una donna che sta combattendo una battaglia ben più difficile diquella che ogni giorno porta avanti nelle aule di Tribunale. E che per la seconda volta in poco tempo non è riuscita a ottenere la giusta considerazione per la sua malattia a causa di una norma che prevede “l’attualità dell’impedimento a presentarsi in udienza” e non tiene in considerazione la tipologia di terapia a cui i professionisti si sottopongono né gli effetti devastanti che può avere nel tempo. Come è accaduto appunto in questo caso.

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