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L'Economist 'vota' No: “Dopo Renzi, governo tecnocratico”

Roma – L’Economist invita a votare “No” nel referendum costituzionale che si terrà il prossimo 4 dicembre e suggerisce la creazione di un “governo tecnocratico” dopo la “probabile” sconfitta di Matteo Renzi. In un editoriale durissimo pubblicato sul nuovo numero – accompagnato da un lungo articolo sulla situazione politica italiana in cui si afferma, tra l’altro, che “sembra probabile che Renzi perda” nel voto referendario – l’autorevole settimanale britannico che a suo tempo bollò come “unfit” al governo Silvio Berlusconi afferma che “il disegno di Mr. Renzi offende i principi democratici”.

Le motivazioni dell’Economist

“Il Senato (nella riforma, nr) non è eletto. I suoi membri, invece, sono scelti tra i parlamentari regionali e tra i sindaci, laddove le Regioni e i Comuni rappresentano le fette più corrotte di governo mentre ai senatori verrebbe garantita l’immunità da procedimenti giudiziari. Ciò farebbe del Senato una calamita per i politici italiani peggiori”, scrive l’Economist. 

I 16 scenari del post voto

“Al tempo stesso – sottolinea il settimanale – la legge elettorale che Renzi ha fatto approvare per la Camera conferisce un potere immenso a qualunque partito che consegua una maggioranza nella Camera bassa e, attraverso diversi meccanismi, garantisce che il più grande partito comanderà con il 54% dei seggi mentre il primo ministro avrebbe un mandato per i prossimi cinque anni”. Tutto ciò, aveva fatto notare l’Economist in un passaggio precedente a quest’ultimo, in “un paese che ha prodotto Benito Mussolini e Silvio Berlusconi, ed è vulnerabile in modo preoccupante al populismo“.

“Renzi ha sbagliato a mettere in gioco il governo”

Il settimanale rimprovera proprio al presidente del Consiglio di aver sbagliato “mettendo come posta in gioco il futuro del proprio governo in un test sbagliato”. “Gli italiani – aggiunge – non vanno ricattati” e “Renzi ha già perso due anni con questi rabberciamenti costituzionali”. “Sarebbe un disastro se il referendum venisse perduto?, si chiede retoricamente l’editoriale. “Le dimissioni di Mr. Renzi – è la risposta – potrebbero non rappresentare quella catastrofe che molti in Europa temono”.

L’ipotesi di un governo tecnocratico

“L’Italia potrebbe mettere insieme un governo tecnocratico, come molte volte è accaduto in passato. Se, tuttavia, la sconfitta referendaria dovesse scatenare la fine dell’euro, significa che la moneta unica era così fragile che una sua distruzione sarebbe stata solo questione di tempo”. (AGI)

Per approfondire:

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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